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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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lunedì, 03 novembre 2008

Blob Rosa: Melchisedec

...sarà che ho visto Montalbano in tivù, che seguo più per riempirmi gli occhi di sole, perché io vedo più che altro nebbia e cielo grigio su ( cielo grigio su...i più "giovani" ricorderanno...:-))), che per la fiction vera e propria, perché leggo Camilleri e conosco tutto quanto dallo scrittore prodotto, ma il racconto che segue ha la sensualità del colore e della luce del Sud. Leggendolo mi ha ricordato le atmosfere di Brancati, poi scopro, casualmente, che l'autore ...siculo è. Ebbene, dedico come "premio" :

Premioamicizia

 questo racconto de le Letteriadi, 

di grande sensualità e linguaggio forbito, a un po' di  ragazzi  del web :-)

 Lo rivolgo  a :      alfio squillaci della Rivista Letteraria La Frusta,      Masso,     degiorgioblog ,   sevensisters,      scantini,       luigi,         vince ,    giuseppe valerio.

La glassa colpisce ancora:glassa rosa

Ricordo che l'incipit era fisso ed il racconto doveva "stare" nelle 5000 battute.

Satura

 

Degli altri quattro sensi non c'era traccia. Tutto ciò che riuscivo a sentire era uno stucchevole sapore di glassa alla fragola. I denti ne ricercavano la consistenza, ma il filtraggio delle mani pasticcere e la magia dello zucchero con l’acqua avevano ridotto il carnoso frutto a semiliquido.

Una tazza di caffè ne avrebbe ammansito la melensaggine.

Così, mentre Lia si allontanava dalla terrazza a preparare una due tazze, da birichina qual ero, non avevo resistito alla poltiglia tremolante accucciata sulle altre coppette di vetro, pure col piede e con la bandierina. Avevo allungato la mano e tormentato col cucchiaino la glassa. In modo furbo ne allisciavo la massa collaginosa senza scalfirne però la superficie.

Questo era un assaggio col tatto e la vista, perché, si sa, la curiosità fanciullesca s’annida sempre in una nicchia del cuore.

Avevo preso atto che far parte della famiglia Sutera significava sperimentare tutte le scale dei sensi.

 

Anche quella mattina in cui, dalla fessura del portoncino di ferro della terrazza, due occhi mi avevano esplorato il seno e messo in subbuglio il cuore.

Quella mattina, mentre il sole  faceva il diavolo a quattro e l’aria densa di afa toglieva il respiro, armeggiavo coi pomodori nel lavabo, incurante del conciliabolo di persone che ronzavano attorno al giovane contadino che d’estate intasca soldi vendendo pomodori.

Ché qui o ti dai da fare o sei morto.

L’aria era satura di profumi.

L’acre del pomodoro.

I gigli di Sant’Antonio olezzavano veementi, togliendomi l’aria, e si mescolavano alla potenza delle erbe mediterranee.

Due occhi e poi due mani si erano sporti all’interno della terrazza attratti dallo sciabordio dell’acqua nel lavabo a chiedere di lavare una pesca, che Dio solo sa quanta peluria la ricopriva.

Occhi mai visti di un blu intenso si inchiodarono sui miei e dita rugose sfiorarono mani gonfie d’acqua, arrossite dalla freddura dell’acqua di sorgente.

In pochi istanti, ebbi modo di appropriarmi con la vista delle braccia poderose del giovane contadino attaccate da un artista alle spalle larghe di un gigante, un gigante dei sensi.

E poi fu il blu a mescolarsi al castano dei miei.

Né sorrisi, né ammiccamenti, ché quando scorgi quello giusto il sangue si raggruma nei sensi e il grigio pensante del cranio annerisce i suoi moti.

Sfregai con energia la pesca sotto l’acqua scrosciante, che sgocciolò ovunque.

E gliela consegnai insieme ai sensi destati.

Tra l’acqua e il frutto, le mani e gli occhi non si posero parole, se non quelle del silenzio complice che ricama ghirigori di piacere nel cinema dell’immaginario.

 

Il profumo della due tazze e il biascicare delle pianelle annunciavano il ritorno goffo di Lia Sutera, assopendo il pullulare dei sensi al ricordo di quella mattina.

E la smisi di tormentare la glassa.

 

 


postato da: flaviablog alle ore 23:33 | link | commenti (20)
categorie: recensioni, vita, racconto, amicizia, uomini, camilleri, brancati
giovedì, 11 settembre 2008

Preferisco l'uva passa

Mr Tamburino non ho voglia di scherzare
rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare
siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.
Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare
quei programmi demenziali con tribune elettorali
e avete voglia di mettervi profumi e deodoranti
siete come sabbie mobili tirate giù uh uh.
C'è chi si mette degli occhiali da sole
per avere più carisma e sintomatico mistero
uh com'è difficile restare padre quando i figli crescono e le mamme imbiancano.
Quante squallide figure che attraversano il paese
com'è misera la vita negli abusi di potere.

Sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca.

A Beethoven e Sinatra preferisco l' insalata
a Vivaldi l' uva passa che mi dà più calorie
uh! com'è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore
in quest'epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell'orrore.
Ho sentito degli spari in una via del centro
quante stupide galline che si azzuffano per niente
minima immoralia
minima immoralia
e sommersi soprattutto da immondizie musicali.

Sul ponte ecc.

 

Chi se la ricorda? Rimettiamoci la maglia, i tempi stanno per cambiare, faceva.

Sono già cambiati. Figure squallide attraversano i Paesi. La maglia non basta.

Pensavo all'arte cosiddetta commerciale. A Battisti tacciato di non essere impegnato. A De Chirico considerato un rimbambito quando gli venne voglia di cavalli e autoritratti.

Ebbene, se penso a due autori amati da intellettuali e no, mi sovviene di Andrea Camilleri e Piero Chiara, a cui non si possono neppure riconoscere radici culturali identiche. L'uno scaldato dalla Sicilia assolata, l'altro nato tra le nebbie di Luino. Per completare e trasformare il duo in trio aggiungerei Flaiano. Ai citati affibbierei un amaro sorriso. Mi dicevo, appunto, tra me e me, che io ho spesso voglia di storie semplici, di autori che raccontino la realtà senza finzioni, che non siano indulgenti, ma che non vadano per forza alla ricerca degli aspetti morbosi dell'esistenza, come se non fosse una cosa tragica di per sé. Non illudetevi, la vita è un'opera grottesca.

Per cui capisco che a forza di manichini metafisici venga voglia di dipingere spuma di mare, così come a me piace leggere roba semplice, concreta od onirica, ma tangibile e di chiara lettura. Non banale, ma schietta e normale. Che non sia l'elegia dell'anormalità. Che non si presenti come il buco nero che è pronto ad inghiottirci se ci lasciamo andare da una vita perbenista qualsiasi. Che non sia la pedanteria del linguaggio ( scritto, orale, grafico/pittorico, musicale...). Che non sia neppure il disimpegno totale, che senza messaggio tutto è senza sale. Il sale della civiltà.

Anche di blog in blog. Sostanzialmente chi mi attira di più è chi dice pane al pane e vino al vino, ognuno con i suoi mezzi e nelle sue corde, senza troppe evoluzioni di pensiero. E se le stesse ci sono, è perché sono filosoficamente necessarie. Tra l'eccelso e irrangiugibile e l'immondizia ( non soltanto musicale), c'è l'uva passa. C'è la bontà di ciò che riesce ad essere buona e/ma popolare.

Tra i pregiudizi più diffusi, due mi fanno andare in bestia:

di chi evita accuratamente ciò che è qualitativamente impegnato, perché lo giudica noioso a priori;

di chi evita altrettanto attentamente ciò che è commerciale, come se fosse una caduta di qualità del gusto.

Ebbene, la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca, che sia film/libro/musica/dipinto/cucina/capo di vestiario/originale teoria su come si alleva dai bambini ai bachi da seta.

Non solo, a volte mi va di ammirare quadrati, triangoli " righe per teraa", per parafrasare un'antica pubblicità televisiva, altre mi piace una marina in cui ci sia il mare. Un paesaggio con tutto quello che si vede al suo posto e bello com'è. Mi rinfranca lo spirito.

Dovrei far qualcosa che si ispiri a paesaggio e  natura, di visivo.

Ebbene, mi piacerebbe creare un perfettissimo paesaggio, magari ad olio, all'aperto o copiando una fotografia. Invece penso che tirererò fuori quadrati, triangoli e magari anche qualche macchia informe. Più facile. Ma sembra più intelligente. E' una corazzata Potemkin rispetto ad un film di Totò, facile, ma non stupido. Sempre che poi un film di Totò sia facile come sembra ( basti pensare a quanti comici siano riusciti successivamente a produrre qualità in quantità, dopo. Mi limiterei a Tognazzi, forse).

Insomma: si può anche vedere una volta, due, "la corazzata" ( la conoscenza è d'obbligo, per parlarne), *mai* copiarla, passare ad altro.

P8280048

Da questa passeggiata si vede il mare. Un caseggiato, una torre di vedetta...

Su quel cavalletto potrà crescere una crosta, ma anche qualcosa da guardare per minuti, tranquilli, in poltrona, alla fine di una giornata.


martedì, 17 giugno 2008

Il tailleur

Ho terminato di leggere il libro che mi è stato gentilmente prestato al ristorante da un tizio quasi sconosciuto, "Il tailleur grigio" di Andrea Camilleri. Un Camilleri in cui Montalbano s'è preso le ferie, ma ,sappiamo, era in crisi di mezz'età. Che poi la cura sarebbe Livia, ma non la vuol capire.

Camilleri ci porta tra le braccia d'una donna sensuale e algida nel contempo, bionda, flessuosa e moglie d'un uomo maturo. Entrambi vedovi, ma con trent'anni di differenza, si conoscono per questioni patrimoniali. Lei perfetta, in tailleur grigio, guarda caso macchiato del sangue del primo marito.

Con il secondo la vita scorre tra gli agi, ma non si creda alla cacciatrice di dote, è ricca di suo. Colta, elegante ed è l'amante d'un giovane cugino che ospita in casa, marito non consenziente, ma silenziosamente rassegnato.

Nel passato una violenza che al presente si replica, la vendetta d'un oggetto del desiderio, che diventa un passivo soggetto e mi si scusi il bisticcio.

La fine che arriva e lei che indossa nuovamente *quel* tailleur.

Grigio.

Camilleri

Si tratta d'un romanzo sapiente. Popolare quanto basta, ma se a leggerlo fossi stata uomo...avrei sentito perlomeno un doloretto alla prostata.

Un romanzo scorrevole, elegante, impietoso e simpaticamente dialettale. Montalbano a parte, Camilleri ci ha preso gusto.

Mi chiedo come una donna possa essere così sessualmente attiva ( tratta da un immaginario maschile e neanche troppo raffinato, diciamo persino un tantino volgare e scontato) e nel contempo fredda, ma può essere comprensibile soltanto se il sentimento è distorto e deturpato dalle realtà profonde del vissuto. Forse, capita. A me sembra inverosimile. Nelle donne s'accende spesso una pietà liquida che avvolge se stesse e l'oggetto amoroso. Può essere tuttavia che io non tenga conto di chi l'amore non vuole (ri)conoscere. Assolutamente.


postato da: flaviablog alle ore 14:34 | link | commenti (12)
categorie: recensioni, libri, lettura, romanzo, camilleri, mondadori
giovedì, 05 giugno 2008

Appunti

Ho terminato : " Il tailleur grigio", Camilleri; " Come fare un matrimonio felice (che dura tutta la vita)", Giacobbe.

Sto leggendo, contemporaneamente: " Gli alunni intonano canti alpini nell'ora di disegno",( il peggio della scuola italiana), J. Beer

"Lupo mangia cane" di Cruz Smith, l'autore di Gorky Park

In attesa: " Il piccolo libraio di Archangelsk", Simenon e "Il cervello delle donne" di Brizendine

                                    


domenica, 25 maggio 2008

Senza Montalbano

Camilleri fa degli esperimenti, a volte riuscitissimi, altre meno. Per fortuna è estremamente prolifico, per cui da una delusione ci si riprende spesso con l'opera successiva, godibilissima e sapiente. Se in Montalbano Camilleri non perde l'occasione per l'ironia sonnacchiosa ma composta, per un discorso sociale ( a questo proposito, un buon romanzo è "Un giro di boa"); infila il dialetto per descrivere il contesto e dargli corpo e mette in bocca al più semplice un italiano mediocre e divertente, che fa del personaggio una macchietta. Si rivela un buon giallista, un uomo sapido e capace di umorismo ( tipico delle menti eccellenti), una persona moralmente schierata pur senza moralismi, che non gli appartengono.

In altri romanzi si cimenta a lasciar in vario modo Montalbano da parte e un po', sinceramente, lo fa rimpiangere.

In una seduta dalla pettinatrice per tinta/contrasti e sforbiciata di frangia ( son bionda, sì, ma non ammetto di avere anche un solo capello bianco, per cui non ho dato tempo di vedermene neppure uno, per cui resto alla vana rincorsa del color dell'oro nella tonalità che avevo di mio) mi son letta: "Il colore del sole", un diario romanzato di Caravaggio, che ho trovato forzato e noiosissimo. Avrei quasi preferito una rivista, anche di quelle stupidissime, quelle con divi in copertina, che cercano di sembrare intelligenti.Restano tuttavia testimonianze reali, di vita più o meno fasulla e patinata, ma che si configura come modello di riferimento per la stupidità ( e non ) odierna. Utile in qualche modo a restare in questo tristo mondo.

 L'autore risulta rapito, caricato in auto bendato e messo al corrente in modalità mafiose d'un diario caravaggesco, che è una sorta di commento alle proprie opere d'arte, attraverso il vissuto. Si parla di sole nero, d'un sortilegio, d'un collirio maligno.

No, il sole è del colore di cui vorrei portare un segno sulla testa, pur non essendo persona solare. Il buio è semplicemente ciò che serve a rendere la luce più vivida e solenne. La luce in Caravaggio è un fendente. Il sole è la sostanza che il buio nega e per renderlo bisogna essere Maestri del Buio, oltre che della Luce.

Insomma: non tiene. Caravaggio è un personaggio controverso, ma un abile pittore. Il RE della LUCE. Non sopporto che ne parli  chi non sia uno storico dell'arte con conoscenze profondissime e un amore smisurato per la pittura.

Dell'uomo poco m'importa. Visse. Tanto, troppo ,tempo fa. Se non lasciò scritti significativi, buon per noi, forse. Non è l'arte della scrittura in Caravaggio che c'interessa. Non a noi che c'imbeviamo di luce e di buio, magistralmente resi dall'artista.

Bocciato, ma non da Patty ( l'angolo della - mia - pattumiera). Da scaffale, con un po' di mestizia triste.


martedì, 20 maggio 2008

Caso vuole...

...vada a mangiare nel solito ristorantino. Porto spesso con me la rivista tolta dalla cassetta delle poste, o il quotidiano, o il libro che sbocconcello quando posso. Oggi ero al ristorante, senza lettura alcuna in corso, scambio due parole sul tempo con il vicino di tavolino e figlia e lui, prima di uscire, mentre io ero tra un piatto e l'altro ( due antipastini, macedonia e caffè), mi passa accanto e mi fa : vuoi qualcosa da leggere? E prende da una borsa di acquisti *nuovi*, un romanzo ( proprio ieri sera mi dicevo: ho letto due saggi, vorrei un romanzo...).

Aggiunge: intanto ci si vede, qui. Quando lo hai finito me lo ridai.

E' "Il tailleur grigio", di Camilleri, nuovo di pacca.

Sono commossa.

Mai successo: un atto di fraternità elegante e nel contempo minimalista.

O forse era un modo di dirmi: vestiti in modo meno appariscente. Avevo gonna e maglia nera, un po' pizzo/balzanti. Scarpe oro con fiocchetto, borsa bianca e oro con ciarpame di pietruzze sopra ( Marta Marzotto) e una giacca rosa. Ecco, forse l'eccesso è questa giacca di tessuto rigato ( a guardar bene c'è del bianco, del panna, del lilla, del grigio chiarissimo, del rosa pallido e del rosa intenso...eppure l'effetto impatto è un rosa gelato alla fragola che sfida il maltempo). E prima di uscire mi fa: piove, continua a piovere. E ti dirò che è un tempo che non mi dispiace neanche. Certo che con quei colori hai sfidato il meteo.

Così che oggi, prima di andare in riunione ,mi metto in tailleur. Nero, con un trench sopra e indosso nere scarpe e borsa. Sotto il tailleur però ci metto...una maglia arancione con una scritta di strass a caratteri cubitali. Oh, è maggio! Io adoro maggio, di solito. Ho cominciato a imparare a vivere, di maggio.


postato da: flaviablog alle ore 15:33 | link | commenti (4)
categorie: libri, amicizia, uomini, lettura, romanzo, camilleri, mondadori
sabato, 28 luglio 2007

Montalbano svacca

Un Salvo sudato bestia, che non si occupa di niente se non a fatica del suo lavoro ( dei suoi vestiti zuppi di sudore si occupano altri, i pranzi abbondanti son sempre preparati da fantesche o ristoratori alla buona). Viene alle mani con un ragazzo arrogante, sfacciato ,che gli dà del vecchio e se le prende. Viene coinvolto in una fallita vacanza a quattro ( a cinque, perché gli amici di Livia hanno un detestabile figlioletto) e "s'innamora " della gemella stile Nikita di una morta stuprata ammazzata da un geometra con la Ferrari. Boh. Sta nudo in ufficio davanti ad un ventilatore, non si compra neanche un pinguino...e pur non consumando si fa minchionare, a 55 anni, da una di ventidue, che lo irretisce per poter far vendetta personale e diretta. Ariboh. No, certe debolezze non mi piacciono. Sono scontate e colorite. E' divertente a tratti. Conforme al titolo " La vampa d'agosto".camilleri


postato da: flaviablog alle ore 13:22 | link | commenti (6)
categorie: recensioni, libri, lettura, romanzo, camilleri, sellerio

Troppo angosciante

Attratta dalla recensione breve di Frank Mc Court, ho ritirato in biblioteca ( alterno acquisti e libri presi in biblioteca), il romanzo " Regole per vecchi gentiluomini" di Peter Pouncey. Mi hanno attratta anche i risvolti di copertina, ovvero dei "Dieci comandamenti per vecchi gentiluomini", che un anziano vedovo si riserva di osservare. Poi, leggendo le prime pagine, incontro la miseria della disperazione che assale il protagonista quando muore la moglie. Vive nel luogo, isolato, dove questa coppia che tanto s'amava aveva deciso di vivere tempo addietro. E' lo sfacelo. Lui ha atteso la morte della moglie concentrando le energie rimaste sulla stessa e la casa è allo sfascio. Si riprende, decide di vivere il tempo residuo imponendosi di seguire delle regole, scritte. Il guaio è che è vivere di ricordi che diventano letterari in attesa di una morte annunciata. Sì, il romanzo odora di morte vera e senza scampo. Allora l'ho richiuso. Non posso andare avanti nella lettura. Siamo circondati di morti spettacolari, nella narrativa, nel cinema, in tv nel telefilm anche in prima serata. Per quella realistica e nel futuro di ognuno, sinceramente, nessuno è preparato, se non chi ha deciso, tramite il suo lavoro, di affrontarla ogni giorno.

Sto invece leggendo, sono quasi in dirittura d'arrivo, " La vampa d'agosto" di Andrea Camilleri.

Non è il miglior Camilleri, mi piace poco. Si fa leggere, perché l'autore conosce tutti i meccanismi dell'attrazione in tal senso, ma non è valido nei contenuti. E' una cosa scribacchiata con sapienza. Mestiere. E basta, perché ammicca ai suoi peggiori lettori.


sabato, 16 giugno 2007

Saggiamente con ritorno

Riprenderà con metodo la lettura, attività resa più lenta da lavori urgenti in corso, sto leggendo contemporaneamente due saggi, uno è il già citato " L'Impero di Cindia" di Rampini, l'altro è affiancabile, in quanto non è che una serie di articoli i cui argomenti sono ordinati per ordine alfabetico, per cui non c'è continuità tra un brano e l'altro, se non stilistica ed è discorsivo e divertente. S'intitola " Dizionario del buon senso", di Stefano Lorenzetto. Ho anche qualche romanzo da parte, da leggere un po' alla volta. Il primo sarà sicuramente " Il ritorno a casa di Enrico Metz" di Claudio Piersanti. Seguono Biagi, Camilleri,Marai, Falcones, Chevalier. La pila s'alza. Compro ( o mi regalano) e leggo quando posso e quando ne ho voglia ed anche in questo vado a momenti...