Fabrizio De Andrè, cantautore genovese, è d'origine piemontese, madre di Bra e padre di Torino e trascorre buona parte della sua infanzia sfollato nell'astigiano, precisamente a Revignano d'Asti, dove diventa l'ombra d'un contadino, l'Emilio, che è per lui un secondo padre. Quello vero, è di origine ebraica, infatti Giuseppe De Andrè si salva per un pelo dalle leggi razziali, viene braccato a Genova, ma si rifugia tra le campagne astigiane. Faranno ritorno a la Foce nel 1945, dove Bicio frequenta le elementari alla Scuola "Armando Diaz".
Abituato alla libertà della campagna, entra a far parte d'una banda di strada. Nel 1948 conosce l'amico di sempre, compagno d'avventura, Paolo Villaggio. Studia musica e tifa Genoa.Negli Anni Cinquanta il padre milita nel Partito Repubblicano, e diviene amministratore cittadino.Bicio è ribelle e la madre lo picchia con i tacchi delle scarpe. Non è rivoluzionario, semplicemente non s'adegua ad una vita tranquilla. Ha le prime esperienze con una trentenne ed ha 13 anni o poco più. Il padre diviene vicesindaco.
A "La Morra", sulle Langhe,in vacanza, Bicio incontra Borzini, scrittore e riceve in regalo una chitarra dall'ing Bertone. Borzini scrive di diseredati e gli fa leggere Bakunin, Stirner ma anche la grande letteratura russa. De Andrè resterà tutta la vita accanito lettore.
Crea il primo gruppo in età ginnasiale e si esibisce in pubblico ( musica Country) nel 1955, per la prima volta. Suona nei "The Crazy Cowboys & The Sheriff One".
L'amicizia con Oxilia è un classico: nasce litigando.
A metà degli Anni Cinquanta conosce le canzoni della Piaf, di Aznavour, di Brassens. Cresce l'interesse per il jazz ed entra in un gruppo: il "Modern Jazz Group" . Parallelamente suonano jazz anche Luigi Tenco e Bruno Lauzi.
Al Liceo Bicio ottiene qualche giorno di sospensione: fa scherzi, a volte anche pesanti.A 15 anni sembra già uomo e ha molte ragazze intorno, perché ha l'aria da "me ne frego del mondo"( parole di Luigi Viva). Ha un'aria vissuta, da tempo frequenta vicoli e bordelli con Oxilia.
Borghese di nascita, anarchico per scelta, insofferente alle regole.
Frequenta Via del Campo, con Villaggio ed altri e per due anni sta con una prostituta, Anna la Gorilla. Racconta lo stesso Villaggio che successivamente faranno "cose da ricchi", diventati famosi, noleggeranno aerei privati per far la spola tra Roma Venezia e Montecarlo, con qualche starlette. Disprezzandole, perché ambiziose.
Dal 1959 l'alcol diventa un buon compagno d'avventura. Fabrizio legge Stirner attentamente, diventa anarcoindividualista e fa amicizia con Mannerini, ebreo ed anarchico.
Si iscrive a Medicina.
Con Villaggio continuano a far scherzi tremendi. Vanno al ristorante ed inscenano il vomito, fermano ignari automobilisti per un autostop con sorpresa., salgono sui treni e improvvisano stramberie.Scrivono canzoni da cabaret, irriverenti.
Fabrizio ha un piccolo complesso dovuto a un difetto fisico: lo sguardo asimmetrico. Evita le belle ragazze, nonostante il fascino tenebroso, eppure è amico del playboy Gigi Rizzi. Dice che le donne possono far di lui ciò che vogliono, per cui è restio a mettersi con qualcuna, ma s'innamora di Puny Rignon ( che lo definisce un martello, uno con troppe mani e che ce l'ha in fronte), che ha sette anni di più ed appartiene ad una delle famiglie più abbienti ed in vista di Genova.
Sarà la prima moglie.
Il padre entrerà in quei tempi all'Eridania.
Il resto invece si sa.

Questa è la prima pagina del quotidiano genovese, del 12 gennaio 1999, che dava l'annuncio della morte del Faber. L'ho conservata.
Le notizie biografiche sono tratte da "Vita di Fabrizio De Andrè" , Luigi Viva, Feltrinelli, 2000

Insomma: simpatico, intelligentissimo, incontenibile, colto ma anche uno che ha potuto far tutto ciò alla grande, avendo le spalle coperte.
Se l'avessi conosciuto l'avrei trovato terribilmente affascinante e nel contempo avrei rifiutato un atteggiamento sostanzialmente ...da ricco. Iluminato e vizioso.
Lontano anni luce dalla mia timidezza proletaria.
Sì, De Andrè è un grande, il Migliore, ma capisco anche perché io abbia sentito per anni più vicino Battisti.
La libertà dei ricchi mi mette soggezione.Anche quando è anarchia.
Dai vicoli di Genova poteva entrare ed uscire perché era De André, la sua vita, fuori, era tutt'altro.
Un poveraccio avrebbe rischiato di non uscirci più. Forse preferisco i poveracci.
C'è una grossa lacuna nella cultura italiana, che si muove in modo piuttosto spedito in letteratura tra gli autori francesi e spagnoli, inglesi e statunitensi, ma pur conoscendo la Grecia classica, poco sa di quella attuale e moderna.
Ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere Titos Patrikios, un paio di anni fa e l'ho rivisto il mese scorso, chiedendogli in esclusiva una foto per il mio blog. Con gentilezza estrema me l'ha concessa. Mia, mia !

Chi è quest'uomo.
E' un poeta.
Nasce ad Atene nel 1928.
Durante l'occupazione nazifascista della Grecia partecipa alla Resistenza e rischia, nel 1944, l'esecuzione. Dal 1951 al 1954 subisce il confino nelle isole di Makrònissa e di Aghios Efstratios. Laureato in giurisprudenza ad Atene, allarga le sue conoscenze studiando sociologia e filosofia alla Sorbona a Parigi, dove vive dal 1959 al 1964,svolgendo la professione di avvocato.
Torna in Grecia e lo accoglie il regime dei colonnelli, è costretto a tornare in esilio e rientra a Parigi e poi va a stare a Roma, lavorando presso l'Unesco e la Fao. Traduce , tra gli altri, Neruda, Eluard, Aragon, Majakovskij, Valery, Balzac, Spinoza, Lukàcs.
Dal 1976 vive nella sua *vera patria*, ad Atene.
Ha scritto e pubblicato poesie e racconti apparsi, oltre che in Grecia, in Francia, Germania, Stati Uniti, Egitto, Brasile, Cile, Messico e in Italia.
Nel 1994 è stato insignito del maggiore titolo per un letterato greco: il Grande Premio di Letteratura dello Stato Greco.
Nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito l'onoreficenza di Cavaliere della Repubblica per il contributo allo sviluppo dei rapporti culturali tra Italia e Grecia.
Capirete perché non ho avuto il coraggio di chiedergli una foto insieme. Non ne sono degna. Ad un uomo del genere potrei pulire gli stivali, se li portasse e null'altro.
un assaggio della poesia della gioventù, poesia di forte impegno, come quella di Brecth, Eluard o Neruda.
A me, personalmente, azzardo, ricorda Ungaretti.
Gli amici (1949)
Non è il ricordo degli amici uccisi
a straziarmi le viscere: è il pianto per le migliaia di sconosciuti
che lasciarono gli occhi spenti
nei becchi degli uccelli,
che stringono nelle mani gelate
una manciata di bossoli e di spini.
I passanti sconosciuti
con cui non parlammo mai
con cui solo per un poco ci guardammo
quando ci fecero accendere la sigaretta
nella strada serale.
Le migliaia di amici sconosciuti
che diedero la vita
per me.
Da "Strada sterrata" (1952/1954)
Madre
quando non ci vedi
sappi che ti siamo venuti incontro.
Quando ci perdono le nostre case
sappiano che siamo andati a prendere il cemento mancante.
Quando la vita passa e non chiede dove siamo
dille che una mattina all'alba su un colle ci troverà.
Soltanto un favore, madre.
Ama anche quelli che non amavi.
Ama anche quelli che hai amato e ti hanno dimenticata.
Ama anche noi.
E' duro l'inverno quest'anno.
Pieno di fame, inondazione e morti.
( i segni
li abbiamo sempre visti ma non ci importava).
E senza di noi
il viaggio del sole non si ferma.
La terra dona e prende la vita
e la morte è il concime.
Inverno duro
ah, noi speriamo in questo inverno
non aspettarti una recidiva dell'estate scorsa
Quella è guarita e via.
Sì, negli occhi sono confitte
due fiamme rosse.
Dietro di esse si vedono più chiaramente gli uomini.
Si vedono uomini.
Non avremo altro guadagno, madre
non ci saranno compensi, applausi e fama.
Soltanto amore.
Che indica e guida ma non fa promesse.
Madre, che cosa cerchi nel nostro viso?
Se ha un aspetto riarso che ti sorprende
è che si è temprato nella vostra giustizia.
Antologia di Patrikios tradotta in italiano da Nicola Crocetti editore:
" La Resistenza dei fatti", Milano, 2007.
Un grande. Un'immensa emozione, che mi porto dentro dalla metà di ottobre e mi accompagna nel pensiero. Mi fa star bene.
Tiro le somme e, azzardo degli azzardi, mi farò aiutare da Musil.
Gabrièlle Chanel è una ragazzina con il peso della famiglia sulle spalle. La madre "ammalata del padre", come la definì, le muore di stenti e disperato amore, davanti. E' la maggiore, s'occupa diligentemente dei fratelli tutti,per tutta la vita, anche se l'unica che pare rivelare parte del suo genio è Antoinette. S'occupa a distanza anche del nipote orfano, figlio di Julia.Cancella suo padre dalla sua esistenza. Di lui si scrive " sarà morto con la faccia rivolta in giù in un fosso". Grandicella,conosce il contesto monastico, in un collegio dove lei è ospite per pietà, in parte allieva e in parte sguattera. Guarda, osserva, impara. Conosce il disprezzo dei ricchi, ma gode dei minimi vantaggi del luogo: cibo, abiti modesti, ma funzionali e puliti, una certa educazione formale che in famiglia non avrebbe avuto. Di quell'ambiente, l'unico che in qualche modo l'ha istruita, metterà a frutto tutto. Il dolore la renderà ambiziosissima e spietata, avendo grinta e capacità per esserlo fino in fondo ( e in questo deve ringraziare l'eredità genetica paterna); l'aver imparato a suonare e cantare le permetterà la primissima vera indipendenza; l'aver avuto presto tra le mani ago e filo le darà un mestiere. Che cosa cuce, in primo luogo? Abiti monacali, grembiuli per collegiali, corredi di biancheria dei tempi andati e, in un secondo tempo, quale primo lavoro, cucirà divise per ufficiali. Questo continuerà a fare. Le dame dei suoi tempi vestono gonne lunghe, ampie e rese ancor più larghe da cuscini sotto il sedere, in contrasto con la vita strizzata da un bustino. Mostrano il seno, coprono le gambe, indossano scarpe scomode, portano orribili cappelli enormi ed in bilico sulle teste vuote, come vuote vogliono che le abbia un mondo maschile dominante.
Che fa Gabrièlle? Non solo accetta il nomignolo offensivo di Coco per tutta la vita ( canta questa sciocca canzoncina per gli ufficiali per un tempo limitato della sua esistenza, eppure il suo marchio sarà composto da due C, intrecciate, per sempre). Accetta degli amanti per fare carriera. Una carriera a cinque stelle, senza esclusione di direzione. Non ha scrupoli. Devono essere uomini piacevoli e potenti.Spianarle la strada senza tuttavia ridurla a donna oggetto. E' un soggetto. Con uno scopo: liberare la fisicità femminile per liberarne la mente. Rispetto al comportamento Chanel è già un uomo: uno dei peggiori. Bisogna rivoluzionare l'aspetto femminile: Coco sostiene che sotto ad un cappello che sembra un cesto di frutta non si può pensare, che mostrare di continuo il seno sia volgare, che le gambe debbano essere comode ed il passo lesto, per cui mette in testa una cloche, fa indossare i pantaloni, accorcia le gonne non per mostrar le gambe, ma per rendere agevole il movimento. Copre il seno con camicia con il fiocco al collo, fa indossare la giacca, risolve il problema dell'etichetta dell'eleganza con il tubino nero e la scarpa con il listino (femminile, ma comoda). Ripesca nella memoria quel che ammirava del vestiario monacale, delle educande e dei militari. Taglia i capelli,come le suore. Si concede soltanto il vezzo di una frangia.
Raffinandosi, Coco produce profumi e gioielli, ma crea una fragranza che non usa fiori, in un flacone snello. Quando creerà accessori metterà le due C incrociate all'interno delle borse, ad esempio, perché per Chanel non conta tanto l'apparire quanto *l'essere*, che per una stilista sembra una contraddizione in termini.
Per Coco quel che conta è la sua Maison, sempre e comunque la sua Maison.E' il suo modo di fare la rivoluzione sessuale.
Pur travolta da grandi amori, non ne conserva uno. Stridono con la sua personalità. Attratti da lei, perché è un vulcano, s'allontanano in cerca di un cane già domato, per l'impossibilità di condizionare Coco. Se qualcuno riesce nell'intento, è per poco tempo.
Coco non ha altri che sé stessa ed il suo specchio: la sua moda.
Dopo Chanel è la restaurazione : della scomodità, degli orpelli, del mostrare nudità. Le donne, dopo Chanel, tornano piano piano a cuccia. Riprendono a bamboleggiare, fino a perdere ogni pudore. Così che al giorno d'oggi, a gennaio, un conduttore televisivo è in giacca e cravatta e la donna in mutande. A sculettare e ad offrirla per benessere, al massimo. Non per diventare un mito, per nulla romantico. Come ho già avuto modo di far capire tra una riga e l'altra, un commento e l'altro, G.C... e non C.C. è straordinariamente meglio di quel che appare ai più ed altrettanto incredibilmente peggio.Con una salute di ferro.
Spazio a Musil, che ho evocato:
"gli abiti, tolti dalla fluidità del presente e considerati per sé stessi, come una forma, nella loro mostruosa esistenza sulla persona umana, sono delle strane guaine, delle strane vegetazioni...ma quanto diventano affascinanti quando si considerino nell'insieme delle qualità che prestano al loro possessore. Succede allora un fenomeno notevole come quando da un intrico di segni su un foglio di carta sorge il significato di una grande parola".
Qui, chiudo, con un inchino.
Io non sono una donna Chanel. Io sono per i capelli lunghi, le gonne morbide, amo gli orpelli, i pizzi, i velluti,certe scomodità ( poche) sono poi per me dei vezzi. L'uomo resta un sogno romantico e/o sentimentale e soprattutto...preferisco mangiare pane e pane piuttosto di dover dei favori ( d'ogni genere) a qualcuno. Coco Chanel era un mito a 20 anni, quando raccolsi materiale vario su di lei, mentre ora, a distanza di molto tempo, penso di doverle in parte più che a molte femministe, ma preferisco pensare alla femminilità come a qualcosa di molto ma molto meno esasperante sia nell' apoteosi che nella negazione. Che resta più integro quando si defila che quando s'offre e soffre.
Coco Chanel torna a Parigi a 70 anni. Non ha più appoggi d'alcun genere. Nello stesso anno muore il Duca di Westminster ( pace all'anima sua, Ben D'Or...). Ha venduto alcune proprietà, compresa La Pause, dove andava in vacanza, intanto non andrà più. Comincia a pensare di andare a vivere in albergo. Sul palcoscenico della moda son intanto saliti Dior, Balenciaga,Givenchy, Lanvin, Fath.
Chanel torna a far sfilare i suoi modelli. Le signore bene vestono in maggioranza Dior ( io,ora, invece, Diol, il suo collispettivo cinese, ma è una divagazione) e quasi ignorano la sua Maison.
I quotidiani la coprirono di ridicolo:
" Da Chanel, a Roccacannuccia"
" Malinconica retrospettiva"
"Fantasmi di vestiti 1930"
Pierre Wertheimer osservava la vecchia socia, irriducibile, di nuovo al lavoro nonostante il fallimento. Lo stesso ebreo che aveva tentato di far fuori economicamente Gabrièlle dal n°5 e che lei aveva cercato di eliminare grazie all'amico nazista. Erano invece sempre insieme, come due antagonisti d'un fumettone cattivo e due "cattivi" abbarbicati alle loro idee ed ai loro guadagni. Discusse, P.W., si scontrò, poi concluse: ha ragione. Ha ragione a voler continuare.
Coco Chanel tenta la strada statunitense e , a 71 anni, Life torna ad interessarsi di lei. Gli USA rilanciano lo Chanel look,molto "americano" mentre lei definisce le esagerazioni stilistiche dei Francesi contemporanei dei "Velasquez viventi che conciano le donne come vecchie poltrone". E' lapidaria, tremenda, implacabile e ...di nuovo sulla breccia, questa volta in dollari. E' ancora bella. A chi le chiede: è credente? Risponde: sì, ma il mio Santo preferito è San Pietro, perché ha tradito.
Si riavvicina a lei il poeta Reverdy, che presto però muore, lasciandole dei versi. Accompagnano al cimitero il poeta, la moglie e due monaci.
Chanel frequenta vecchi amici: Picasso , Braque, Teriade.
Quasi novantenne,la ritroviamo in Svizzera, in albergo. A volte, la notte, gira per i corridoi in camicia bianca e forbici in mano. La cameriera la chiude a chiave in camera.Diviene maniaca della pulizia. Si lava, si lava tutto il giorno. Chiama la sua domestica, Cèline, con il nome di Jeanne ( la mamma). Vive in due stanze, senza fronzoli.
A 88 anni, le sue ultime parole: "Quelle mi uccidono!"
e infine :
" E così, si muore".
Cala il sipario.
Che indossare? Tutti ricordano Chanel per il tailleur ( e perché non per i pantaloni?) Eppure ha inventato un capo caro a tutte le donne. A tutte noi, perché sta bene indossato da ogni donna: bionda o bruna, alta o bassa, magra o rotonda. Intramontabile : la petite robe noir, sua maestà il tubino nero. Impeccabile ad ogni stagione. Con sandali aperti e stola di seta d'estate, o giacchino. Con giacca morbida e chanel ( col cinturino) ai piedi nelle altre stagioni. Con il filo di perle, il gioiello importante e i capelli raccolti. Con i guanti lunghi diviene abito da sera. Nudo e crudo è ancor di più ...Chanel.
Una petite robe noir al funerale virtuale della più geniale creatrice di moda della storia.
Il Tedesco ha un soprannome: Spatz, "passero", ma non è solitario, ha invece sempre parecchie donne intorno. Alto, sottile, slanciato. Un pezzo di marcantonio che del passero non aveva nulla.Aveva avuto una moglie, Maximilienne, perfetta in tutto, tranne che in una cosa: nel suo sangue circolava qualcosa di ebraico, ragion di Stato lo obbligò al divorzio, nella Germania del 1935.A Parigi, Spatz, ballava. Faceva intrighi e frequentava balli e salotti bene.Tutto ciò in modo leggiadro, ma alle dipendenze del Dottor Goebbels. Il suo capo altri non era che il luogotenente di Hitler, l'orchestratore dei fasti del III Reich,lo specialista dell'avvelenamento di massa e delle parate. Von D., con l'aspetto da damerino, era fedelissimo nazionalsocialista.
Al momento dell'idillio con Von D., Coco aveva 56 anni. 13 anni più di lui. Vivevano quasi fuori dal mondo, il più possibile ritirati. Lui amava la musica? Lei suonava il pianoforte, ciò che imparato dalle monache...le aveva dato la possibilità di esibirsi e diventare Coco. E rieccola a cantare il repertorio, dal cafè chantant, all'operetta, all'opera. Un salto indietro nei tempi.In privato.
Chanel produceva profumi, se ne occupavano i fratelli Wertheimer. Ebrei.Da tempo Gabrièlle pensava che in qualche modo la defraudassero. Così che si servì delle nuove leggi ( di Paese occupato) per cercare un nuovo amministratore, di sua scelta, sicura degli appoggi tedeschi. Non fu così semplice. I fratelli W. erano potentissimi e i Tedeschi corruttibili ( e anche tanti francesi "ariani", ma sedotti dal denaro degli Ebrei...). Iniziò una guerra senza esclusione di colpi. Accettò, a 65 anni, una royalty del 2% sul lordo delle vendite. E basta. I Wertheimer , che s'erano salvati altrove,rientrarono in Francia ricchi e potenti e Coco rimase scornata, a sua volta senza scrupoli, quando pensò di liberarsene grazie ad un amore nazista. Ed al rapporto stretto di collaborazione tra Von D. e la spia Schellenberg ( processato poi a Norimberga, per crimini di guerra).
Quale sia stato il ruolo politico di Chanel non è certo, ma pare d'un certo peso. Salvò amici inglesi da arresti nazisti, nel contempo non ebbe però difficoltà a muoversi in Svizzera o negli Stati Uniti, nonostante l'apparente integrità compromessa. A Chanel gli USA non posero veti. C'è da pensare che ebbe un peso maggiore di quel che si pensa, la piccola modista mantenuta di Capel!
La Germania vacilla.
Cade.
Lei si rifugia in Svizzera con Von D.
Intanto la moda vede sorgere un nuovo astro: Cristian Dior, che riporta in Francia il primato della moda, temporaneamente tenuto dagli Stati Uniti.
A Norimberga Schellenberg e di conseguenza Von D. vengono praticamente assolti.
Chanel resterà lungamente in Svizzera, dove i fuoriusciti vivono bene e tornerà a Parigi, lasciandosi Svizzera e passato alle spalle, a 70 anni.
Il Duca portava, anche di persona, a casa di Gabrièlle, i fiori delle sue serre. Lei cominciò a lasciare più spesso Parigi per l'Inghilterra, fece il giro delle case dell'amato bene e salì e scese dai suoi due yachts,frequentando ogni ambiente del contesto del nobile inglese, compreso Eaton Hall, residenza di Ben D'Or. Sposarsi. Coco cominciò a pensarci.D'altra parte la cantante Davelli, di umili origini, non aveva sposato il re degli zuccheri? Archiviati gli ultimi amori, Gabrièlle prestò a quest'ultimo tutte le sue attenzioni. Che ne pensava il biondo Duca? Non voleva il matrimonio di per sé, ma aveva necessità di un erede.Coco aveva 46 anni. Il suo obiettivo divenne un figlio, *il figlio*; si sottopose a visite,a cure, si fece operare ( o perlomeno così raccontò, perché era una gran bugiarda), cedette a suggerimenti di trafficone varie.
Tenta di dar la colpa lui.Ecco il dramma, già presentatosi con Capel...la sterilità. Congenita,voluta, acquisita con l'età, non si sa. Continua ad essere madre dei suoi fratelli, però. Chi foraggia la famiglia è Gabrièlle.
Prepara un nido d'amore sulla Costa Azzurra, ma il bel biondo la tradisce. A Coco non resta che Misia,l'amica di sempre a sua volta tradita dal marito, Josè Sert, in crociera con l'ultima fiamma georgiana.Diaghilev è malato.Lo raggiungono, a Venezia.
Arrivarono per tempo per fargli i funerali.Si seppe così, dai giornali, che il Duca di Westminster s'era fidanzato con una nobildonna inglese. Che ebbe il coraggio di andare a presentare la fidanzata a Gabrièlle, che per ripicca o ripiego riprese a vedere Reverdy. Coco tentò la strada della scrittura per aforismi. Fu un fiasco e la rottura definitiva con il poeta tristanzuolo.
Chanel fa il suo ingresso ad Hollywood. La vuole Goldwyn, per le sue dive.Tutte le vedettes in fila e Chanel che le trova grasse, ineleganti, vanesie. " Trionfo di seni e natiche", le definisce Coco, che ama linee smilze e abiti senza tentazioni sexy. Gloria Swanson rifiuta un vestito Chanel e Coco rompe con Hollywood, senza pentimenti.
Al suo ritorno in patria ha il primo rapporto intenso con una persona del mondo della moda: il basco Iribe, giornalista e vignettista satirico, che disegna modelli. Senza un soldo e senza fissa dimora. Un artista. Un seduttore, un gigolò. Giornalista, disegnatore di moda e d'oggetti ( designer in tutto e per tutto), fotografo, pubblicitario, agente di dive, scenografo per Cecil B.De Mille. Tanti soldi guadagnati, tanti spesi. Disegnava gioielli per Cartier e per Chanel contemporaneamente, nel mentre Colette lo soprannominava Il Demonio, per il fascino abbinato ai falsi scrupoli. Chanel esce per la prima volta in sfilata con soli gioielli, una collezione esagerata,non nel suo stile sobrio, che ha soltanto un ispiratore: Iribe. Si parla già del fatto che Chanel lo sposi. Non è così. Sta rimettendo soldi e favori in circolo, restituisce in qualche modo ciò che ha avuto.
Un'italiana le ruba i clienti, è la Schiaparelli e trionfa all'Expo.
Il mondo è in rivoluzione/evoluzione/involuzione. Scioperi attraversano il mondo tessile, dittature imperversano in Europa.
Entra, nella vita di Chanel, Von D., di Hannover, che si stabilisce in Francia nel 1934 come funzionario. Intelligence? Spionaggio.
Il Nazismo fa il suo ingresso nella Maison Chanel, nei panni d'un alto ufficiale.

Chanel è al lavoro ai costumi per balletto per Diaghilev. Ha rapporti di amicizia con Stravinski, ma pare frequentare più di altri il granduca Dimitri Pavlovich dei Romanov. Coco ha 11 anni più di lui, per un anno sono inseparabili.Quando finì l'amore, restò l'amicizia, lo testimonia il figlio di Dimitri, che definisce Coco la più grande storia d'amore della vita di suo padre. Nel 1920 vede la luce lo Chanel n°5, un capolavoro. Si allontana dalle essenze floreali. E' un profumo misterioso e inafferrabile. Viene messo a punto a Grasse con tal Ernest Beaux, che era stato impiegato alla corte dello zar in gioventù...e guarda caso Gabriélle sta con Dimitri. Non solo, pare un caso di spionaggio industriale. La più famosa casa profumiera, la Coty, possiede una formula preziosa, quanto costosa da realizzare, d'un aroma totalmente artificiale che non ha il coraggio di lanciare su un mercato dominato dalle essenze floreali e/o speziate. Nasce Chanel n°5 ed è tale e quale, ha un successo enorme, allora Coty mette in vendita la formula originale, con altro nome, ma è troppo tardi: ormai quell'effluvio è firmato Chanel. Il flacone è un cubo di cristallo, nudo. In contrasto con l'esagerazione di amorini,fiorellini e ricami che impreziosiscono le confezioni elaborate delle vecchie essenze. Non si sa chi abbia spiato...chi!
La pubblicità? Secca: "giocate il 5". Tutto ciò che è frou frou all'improvviso diventa fuori moda, demodé, Gabrièlle è al settimo cielo col suo uomo di stirpe imperiale e lancia una linea d'alta moda ispirata alla Russia.
La storia d'amore presto sfuma, Dimitri fa un ricco matrimonio negli Stati Uniti e Coco vende la casa dove viveva con lui.Frequenta Picasso, risorge a Parigi e prende a vedere più che spesso il poeta Pierre Reverdy, d'aspetto zingaresco e con gli occhi neri e profondi.
Chanel continua a far costumi per balletti che mostrano scenografie di Picasso, lavora per Cocteau, s'imbeve di cultura, ma sta per entrare nella sua vita il biondo e atletico Duca di Westminster, suo amante per un lungo periodo,dal 1924 al 1939.Un dandy che ha in comune con Arthur Capel , Dimitri e Gabrièlle...l'assenza paterna: un vuoto, un buco nero di dolore.
Lui la copre di gardenie e di orchidee, però la piazza tra il suo secondo e il suo terzo matrimonio.
Nel 1916 un modello di Coco Chanel viene pubblicato da Harper's Bazar e sbarca a New York, colpisce per l'essenzialità. Ha lo scollo a V, mostra il collo, è privo di ornamenti, scopre la caviglia. Indossa un semplice cappello piatto, ma con un tortiglio di zibellino: unico fasto. Nessuno ha mai usato la pelliccia in tal modo. Non c'è cintura. Ondeggia una sciarpa annodata, bassa, sui fianchi.Nel 1917 Arthur Capel pubblica un importante saggio di politica ed economia, preso in considerazione sia in Francia che in Gran Bretagna. L'ascesa di Boy è irresistibile, ma anche Gabrièlle non è da meno, frequenta casa Cocteau, il Principe Dimitri. Ha appena acquistato una gran villa, mentre Boy frequenta l'aristocrazia. Qui trova moglie: la figlia di un lord inglese: Diana Lister. Gabrièlle abita ufficialmente ancora a Malesherbes sotto il medesimo tetto di Arthur. Lui sceglie una nuova residenza, defilata, in campagna, intanto rivela di voler sposare Diana.
Chanel veste le donne d'un pigiama scarlatto.
Nel 1919 Capel è sposato, ma pare non voler rompere totalmente con lei. Si sposa anche la sorella Antoinette, sua ottima collaboratrice.Uno dei testimone è...Arthur Capel armatore e cavaliere della Legion D'Onore. Per Antoinette s'inventa un padre negoziante totalmente fasullo. Giunta tuttavia in casa Fleming( così si chiama il marito Oscar) s'annoia ed è male accolta dalla suocera. Coco le dà il compito di portare la linea Chanel in Canada. Insuccesso, nel frattempo un giovane ospite argentino arriva dai Fleming e riparte con Antoinette, che per lui lascia il marito, ma muore, in Argentina, di "spagnola", la grave epidemia dei tempi. Julia era già morta.
Coco è sola.
Boy ha dalla moglie il secondo figlio. Le resta l'amica Adrienne, irregolare sì, con il suo nobile amore, ma felice. Arthur Capel muore poco dopo in un incidente stradale andando da Parigi a Cannes, dove deve raggiungere moglie e figli per Natale. I giornali svelano tutti i particolari della sua vita privata. Boy aveva moglie e due amanti: Coco Chanel e una contessa italiana, vedova e ad entrambe lasciava 40.000 lire. A moglie e figli tutto il resto, parola di "Time". La moglie è incinta dell'ultima figlia, che gli nasce postuma. Morte di un gran seduttore.
Di Gabrièlle dicono: sembra un giovinetto che piange con gli occhi asciutti.
Fece rivestire di nero una camera intera, mise lenzuola nere nel letto, ma ci restò una notte soltanto. Voleva fare la Sarah Bernhardt, che dormiva in una bara.
L'indomani chiamò un tappezziere e fece fare tutto rosa. Fa dipingere la villa di nocciola e lacca le persiane di nero. Ha una nuova amica, Misia, musa del fauve e del simbolismo.Figlia di uno scultore polacco e modella. Amata da Mallarmé, ispiratrice di Renoir e di Bonnard. Sposata, divorziata,risposata, guida Coco, che si lascia portare, come un automa.Misia ha amici artisti importanti e influenti.Tra questi, Josè Maria Sert, amante di Misia, per il quale la polacca aveva lasciato il marito e i suoi milioni.
Coco fa un viaggio in Italia con i Sert. Sono sempre in tre. Coco è l'ombra dei Sert.
A 26 anni, Gabrièlle va a Paris. E' ignorante. La portano a teatro e ne capisce poco. Le fanno conoscere scrittori, poeti, artisti in posa plastica con cui Coco non ha nulla da dire. Semplicemente..."non sa". Resta un'irregolare al seguito, buona per le forbici ed il letto. Intanto conosce un amico di Etienne, un inglese, figlio bastardo di un grande banchiere. Un buon giocatore di polo. Un tipo brillante, ma a cui "manca qualcosa": l'orgoglio della nascita, come a Gabrièlle. Ecco ciò che accomuna Arthur Capel alla sua (futura) amata...l'inesistenza dell'amore paterno. La nebbia e il disonore delle origini. Tanto diversi, eppure uguali. Anche grazie all'incoraggiamento d'un self made man come Boy Capel, Coco diventa modista, aiutata dall'ormai cresciuta sorellina Antoinette, che sa il fatto suo e si rivela buona aiutante. L'esperienza pare redditizia e gratificante. Coco chiede un prestito ad Etienne per ampliare l'attività, ma ottiene un rifiuto.
Capel invece accettò e Gabrièlle scivolò dalle braccia di Balsan a quelle di Capel. Et voilà. 1910: rue Cambon. Un mezzanino in cui comincia un po' più in grande la sua attività.
Capel , rispetto a Balsan, frivolo e leggero, è un buon lettore. Sa di Voltaire, di Proudhon, di Nietzsche. Coco scopre la lettura e la musica lirica in cui si cimenta.Boy le presenta la colta sorella Bertha ed altre amiche irrompono nella vita di Coco. Attrici, che lei va a vedere a teatro, in seri repertori. E impara, ma ancora non si sente all'altezza di una gran dama. Come far colpo al suo ingresso all'Opéra? Tagliandosi i capelli alla Giovanna D'Arco, con la frangetta.
S'apre un negozio ancor più grande. Coco, l'originale, ha ancor più successo. Non s'illude però più di poter sposare un Capel in piena ascesa nel bel mondo. Il divario socioculturale è troppo vasto. Non lo sogna più. Egli le sfugge. Intanto a Gabriélle non scappa però un'importante cliente, una Rothschild, strana baronessa, che le porta altre clienti dell'alta società e le fa conoscere la persona che, con Boy segnerà la vita di Coco più di chiunque altro: la coltissima Misia Sert.La sola donna in grado di abbagliare Chanel per superiorità a tutto tondo. Scoppiava la guerra. Il Paese s'impoveriva e le gran dame decadute si vestivano nel solo luogo dove la moda fosse austera, ma chic ed accessibile : la Maison Chanel. Era il 1914. Gabrièlle, non paga d'aver snellito il guardaroba femminile, rendendolo pratico e meno costoso...manda le donne al mare con un costume da bagno coi pantaloni a sbuffo.Al ginocchio.Scandalo.Intanto Boy, anche per meriti ed intrallazzi politici, rientrava in famiglia in pompa magna e che faceva per l'indimenticata Coco? Le apriva una maison de couture a Biarritz! E qui, nel 1916, Coco usa un filato sperimentale, di tal Rodier,il jersey, nocciola, invenduto. Definito " da manovale".
Coco l'acquistò... e trasformò tutto ciò nel *charming chemise dressing Chanel*. Geniale.
(continua)