Scrive indubbiamente bene. Ha la vivacità espressiva di una cozza, ha quell'italica intelligenza "arrangina" di cui gli Italiani menan vanto, si picca di essere un self made man, poi si scopre che aveva parenti introdotti nel campo del giornalismo e della cultura , di cui era il "parente povero", ma era comunque parente. E' ecumenico al massimo, pur vantando tanti tentativi di epurazione, l'ultimo, il più clamoroso, per colpa dell'editto di Sofia, di Silvio il Breve.
Non mi convince.
Ha troppi amici. Se li è fatti tutti amici, da Benigni a Giovanni Paolo II, da Romano Prodi a Oscar Luigi Scalfaro, da Pietro Nenni ad Alberto Sordi. Parla male soltanto dei partigiani comunisti. Energumeni, praticamente.
Era già tutto previsto.
Ottima persona, non dico di no, colta - intelligente - gradevolissima ,ma decisamente etichettabile. Come altre scatole di pelati del giornalismo italiano, ma è ancora complessivamente di miglior livello.
Faceva eccezione Montanelli, ma soltanto perché era volubile. Probabilmente perché un filo schizoide.
" Era ieri", Enzo Biagi,RCS.
Non si toglie di dosso l'atteggiamento del povero cattolico che gratta all'uscio dei potenti e degli abbienti per averne un aiuto, mostrandosi servizievole. Con alcuni. Con altri, no. Dipende soltanto da che parte stanno.

Sto leggendo (e sto per ultimarne la lettura, per giunta) un saggio e un romanzo. "Era ieri" di Enzo Biagi e " Come Dio comanda" di Niccolò Ammaniti. Il saggio è monotono, Biagi ha fatto il riassunto e della sua vita e degli altri libri che ha scritto in precedenza, alcuni li conosco e possiedo, li ho ritrovati tra le righe. Ammaniti invece sembra recuperare, in minima parte qualcosa di preesistente a "Io non ho paura", ma ha scritto un altro...film, vagamente in odore pasoliniano. Ancora protagonista un ragazzo, poco più grande del piccolo del successo che ho menzionato, cresciuto male ed allevato peggio però, in un contesto mostruoso brutto sporco e cattivo, ma cattivo sul serio, storie che solitamente cestino ( leggasi la recensione alla voce Campo), ma qui c'è l'illuminazione dell'innocenza. E senso dell'umorismo pur nel raccontare il peggio del peggio. Ci sono squarci di verità tragica e grottesca. C'è la disperazione trasversale. Ci sono le opinioni dell'autore che guizzano qui e là sui vari modi dell'essere in un'Italia in cui lo squallore non perdona. Di Biagi continuo a pensare che la sua epurazione sia stata un autogoal di Berlusconi e la prova che non è affidabile. Manco il cane da portar fuori a far pipì gli darei. Come si fa ad emarginare uno che era amico di Agnelli e del Cardinal Tonini e che parla di Giovanni Paolo II come se avessero visto insieme la Madonna sulle Dolomiti. E' essere stupidi sul serio.
Riprenderà con metodo la lettura, attività resa più lenta da lavori urgenti in corso, sto leggendo contemporaneamente due saggi, uno è il già citato " L'Impero di Cindia" di Rampini, l'altro è affiancabile, in quanto non è che una serie di articoli i cui argomenti sono ordinati per ordine alfabetico, per cui non c'è continuità tra un brano e l'altro, se non stilistica ed è discorsivo e divertente. S'intitola " Dizionario del buon senso", di Stefano Lorenzetto. Ho anche qualche romanzo da parte, da leggere un po' alla volta. Il primo sarà sicuramente " Il ritorno a casa di Enrico Metz" di Claudio Piersanti. Seguono Biagi, Camilleri,Marai, Falcones, Chevalier. La pila s'alza. Compro ( o mi regalano) e leggo quando posso e quando ne ho voglia ed anche in questo vado a momenti...