A1-B2-F9; il clac del meccanismo annunciava il movimento del braccetto
meccanico ,così preciso nel prelevare il disco scelto dalla pancia
illuminata del juke box e depositarlo sul piatto.
100 lire, tre canzoni. 100 lire e via dalla piazzetta immobile, a
fantasticare con la mente sudata feste da ballo piene di mondo o cinemini
complici di intimità, in compagnia di una biondina rigorosamente svedese.
Mica si poteva pretendere di più.
Braghe corte sino a 14 anni. Infradito e scarpe da ginnastica puzzolenti
portate senza calze.
Quando il branco scendeva a valle, il sigillo del cafone ce lo portavamo
addosso in maniera così naturale, che gli occhioni spalancati delle turiste
nordiche ci sembravano sguardi pieni di ammirazione.
Testardi e orgogliosi non capivamo di essere già di un altro mondo, che
arrancava in altre direzioni.
La conquista per noi era il miraggio irraggiungibile, che ci permetteva di
costruire le trame di una narrazione, che variava in continuazione e
assecondava le voglie degli spettatori, golosi di avventure.
E si... era la narrazione il pretesto di quell'accumulo di corpi di fronte
al mare calmo e caldo dell'estate.
Si stava bene insieme, così senza aspettative da primi della classe.
Mattia era più avanti di noi e scuoteva la testa nel vedere i nostri volti
rapiti dalle melodie sdolcinate di Mina , Iva Zanicchi o Gigliola Cinquetti.
Era un fan di quegli " Scarafaggi" che di lì a poco avrebbero conquistato il
mondo.
Mattia era uno strano. Capelli lunghi, come le femmine, non sapeva usare la
doppietta né la fionda. Come se fosse capitato per caso in quei nostri
paesini dove il tuo futuro lo scrivevano gli altri già nel giorno del
battesimo.
L'estate spalancava le porte al corpo.
Quasi nudo, sudato, abbronzato sino al nero,con chiazze bianche di salino a
bruciare le sopracciglia e gli avambracci, e che sarebbero sparite solo
nella prossima doccia settimanale.
50 lire una canzone, 100 lire tre.
Dai ragazzi colletta. Io ce ne metto 30, dai che arriviamo a 100.
Il clac del braccetto ci farà dimenticare le nostre braghe corte.
Il branco ci rende sfacciati. " Mademoisel vulè vu ballè avec mua?
Meno male che le nostre ragazze, pazienti e sagge avevano già capito e non
si scomponevano.
Il risultato delle conquiste esterofile lo si poteva indovinare senza fatica,
osservando l'effetto estetico della canottiera cagi portata sotto la
camicia trasparente.
Tre nazionali semplici.
Una da fumare subito,tanto per darsi un tono. Le altre due messe con abilità
dietro le orecchie e sfilate con sguardo preciso di fronte al forestiero.
I risultati non contano.
Sfila la sigaretta dall'orecchio.
Sbatti con tre colpetti sicuri la punta sul dorso della mano, come se fossi
un frequentatore abituale del vizio, prendi i minerva e accendila con uno
sfregamento deciso, specchio del tuo carattere. Aspira profondamente e se
riesci a buttare fuori almeno tre cerchi di fumo, il mondo è tuo, e vediamo
chi riesce a fare altrettanto.
Dimmi chi sei!
Vivo in collina sul mare che amo di più,quello ligure.
Ogni mattina,prima di andare al lavoro, lo saluto.
Il presente è composto da mio figlio di 11 anni e dalla mia compagna. Li adoro entrambi.
Il passato è pieno di ricordi intensi. Le lotte, le passioni, i tanti amici.Le sconfitte, e le sconfitte.Ma poi ci si abitua no?
Ti dico chi sei!
Renato Bergonzi è nato a Sanremo nel 1952. Laureato in sociologia, attualmente è dirigente del settore Comunicazione-Cultura del Comune di Sanremo. Ha pubblicato diverse ricerche nel campo socio-sanitario. Il libro "Nulla Sanno" (edizioni Chinaski) è la sua prima esperienza narrativa ed è stato pubblicato nel mese di maggio 2008.
Questo l'ho rubato in rete :-)
Di mio posso dire che ho conosciuto Renato sul blog di Remo Bassini, che è una bella persona, che sa essere presente con bel garbo e quando conta e serve. Con stile, che non è cosa da poco.