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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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venerdì, 27 febbraio 2009

La Signorina a scrocco

La Signorina attempata ( bisogna specificare, che non si tratti di Signorina Emilia, che tutti vogliono e nessuno si piglia, ma di Renata, che tutti volevano ma nessuno s'è pigliata) in un venerdì che è durato quasi una settimana, ha scroccato a tutto spiano, cosa a cui non è abituata, perché di solito paga tutto di tasca sua ( reale  apertura di portafogli o simbolico  concetto che sia).
Diciamo che le è andata bene.
Le è stato offerto dal pranzo ( gnocchi al castelmagno e radicchio...) all'aperitivo in musica; dal caffè in pasticceria a ben quattro libri, dalle mani degli autori stessi: due noir di Danilo Arona, suo concittadino; una raccolta di racconti d'atmosfera contadina ed una storia del jazz, narrata attraverso le esperienze dei musicisti astigiani, del giornalista Armando Brignolo.

Arona
Brignolo
Altrettanti ne ha comprati ( Varesi, Morchio, Cammarata) e stava per tornare a casa quando le è giunta la lieta novella che il Sabelli Fioretti che intervista Mogol su Lucio Battisti era giunto in libreria, così che la sua biblioteca personale ora annovera anche una bella immagine di Lucio da e in copertina.
libriSabelli Fioretti

La Signorina è sorridente, perché in buona compagnia libraria ed anche perché s'è vista bene nello specchio dell'ascensore, dove stava controllando il progressivo rimbiondimento, dopo la parentesi rosso intenso ed ha notato che i contorni del viso stanno cedendo alla forza di gravità ed un sistema per nulla invasivo di rialzarne i contorni è sorridere. Il viso appare più pieno e tondo all'istante, ma un sorriso stampato in faccia per strada può essere travisato, se non viene scambiato per una paresi.

La Signorina s'è rimpolpata a dovere dove non è necessario, anche se ancora nei limiti permessi dalle necessità invernali, ma non in faccia, che porta sempre piccola e lunga.

Sta prendendo provvedimenti seri: dopo un tiramisu, beve il caffè con il dolcificante.

La Signorina s'è spensierata ( grazie Panella) con l'arte visiva e s'è data alle mostre. Una bella immersione, robusta. Da Delleani al cenacolo di Sofia di Bricherasio, da Morbelli a Pelizza da Volpedo, da Casorati a Morando, da Carrà a Balla.  Bella pittura, nella quale meglio si accoccola idealmente se l'immagine ricorda i macchiaioli toscani, o gli impressionisti ed i divisionisti, amando poco altri generi, di cui sente la suggestione emotiva, ma non sempre ne apprezza l'effetto plastico e la tecnica ed alla Signorina le emozioni non bastano, deve vederne corposa l'ossatura accademica. D'altra parte anche in musica oggi ha apprezzato che due ragazzi giovanissimi spaziassero con disinvoltura da Debussy a Piazzolla. Tecnica, tecnica concreta...
the con soffiantini e casorati
 vi offre un the con Soffiantino e Casorati ( ma avrebbe preferito con Morbelli e Pelizza)


La Signorina passa nel buio della sera nel centro storico e si sofferma a rimirare pietre che conosce come le sue tasche e pensa di porre nuove orme a quelle già stampate nella memoria sugli stessi marciapiedi e, giunta davanti al negozio che fu di suo padre, sale per un attimo sul gradino esterno. Sì, lì sua madre o suo padre avranno posto i piedi per alzare od abbassare la saracinesca. E lei ci mette i suoi.

Sulla piazzetta aspettarono, impazienti, in automobile, i fidanzati e gli amorazzi che la traghettarono attraverso gli Anni Settanta ed Ottanta e quelle strade la videro giocare nei cortili o schiamazzare con gli amici.

Ricorda in particolar modo una serata.
Aveva deciso di chiudere con il teatro amatoriale, intanto non c'era tagliata, aveva poca memoria e parla(va) con un'erre arrotata da un rotacismo mandrogno che levati.
Interpretava, in una commedia, un ruolo a caso: la peste bubbonica.
Tutti  gli amici, di sotto: scendi! Torna! Come fai tu la peste non lo farà nessuna!

Invece prese il mio posto un bancario. Uomo.
Su quella stessa piazza c'era  e c'è una chiesetta.
Era ed è diroccata.
La Signorina l'ha vista ogni giorno per 14 anni e poi ancora, di tanto in tanto, per altri sette anni e poi basta. Non c'era più ragione.
La Signorina la vede, la fotografa, ma sa di averla, in casa, appesa al muro.
chiesettachiesetta1
Sembra un'operina figurativa e patinata, ma...particolari non lo è minimamente, questa è tecnica ...( Aldo Massa)

martedì, 09 settembre 2008

Quando s'alza il vento...viene da destra o da sinistra?

Leggo, alla ricerca qui e là di spunti che ricordino Battisti per i dieci anni dalla scomparsa( rimando al post 10 ragazze, per Lui, Lucio Battisti, decennale). Incontro un blog illustre di assai brillante giornalista scrittore,

Giordano Bruno Guerri.

L'articolo mi è piaciuto talmente che non esito a proporlo, fonte già citata, così come non ho esitato a rispondere.

Titolo: LUCIO BATTISTI ERA DI DESTRA?

08 Settembre 2008

Carte in tavola subito: a me, Lucio Battisti è sempre piaciuto poco. Mi stavano in uggia quella vocina soffice, perfetta per un tremolio di pensieri e emozioni, quella musica arpeggiante e fin troppo melodica, quel ricciolo afro quando andava di moda il ricciolo afro. Tutt’altre musiche hanno accompagnato i miei anni Settanta, roba forte e dura, anche se scontata. I Pink Floyd, Dylan, Zappa, gli Stones.

E però avrò comprato almeno una mezza dozzina di volte le sue antologie (poi perse o regalate), quelle che si trovano a prezzo scontato negli autogrill. Il viaggio in autostrada favorisce i ricordi, e più sono languidi, meglio. Così, ogni volta, riscoprivo che la mia giovinezza è stata intessuta di fiori di rosa e fiori di pesco, di poesia d’un amore sovrano, di ancora tu, e di motociclette che non si sa bene se riuscivano a capire o no.

Ero dunque di destra? Manco per niente, senz’altro non quello che si intendeva allora come “destra”, cioè: fascista. Un marchio d’infamia che segnava a fuoco chiunque non fosse di sinistra. E il povero Battisti questo veniva considerato, un fascista. Per dimostrarlo, in mancanza di prove più robuste, si citava persino la copertina di un album dove c’era gente che salutava – innocente – con il braccio destro. Se la prova era modesta, era ancora più modesto il pensiero di fondo che la precedeva, ovvero: Battisti non canta la protesta, quindi è di destra.

A quell’epoca la locomotiva di Francesco Guccini, guidata da un anarchico esagitato, si schiantava felicemente contro “un treno di signori”. E a quella “bomba proletaria” si adeguavano, più o meno enfaticamente, tutti i cantautori, che dovevano essere – per essere – almeno contro la borghesia. “Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia / non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia”, recitava uno dei più raffinati, Claudio Lolli. Per essere apprezzato, un cantante dabbene doveva protestare contro la società, la politica, il mondo, l’universo, Dio: che infatti, per Guccini e i Nomadi, era “morto”. Chi sfuggiva a questa regola veniva considerato un cantante per mamme o commesse d’altri tempi. Oppure, se aveva dignità artistica, come Battisti, non poteva che essere un nemico del popolo e delle sue nobili aspirazioni: un fascista, appunto. Quali fossero le vere aspirazioni del popolo, in realtà, lo si vedeva a tu per tu.

A tu per tu, Battisti era più che un sottofondo, era un condimento che facilitava ogni seduzione, anche di quelle ragazze in gonnellona a fiori che avevano il pregio di non farti faticare per slacciare il reggiseno, visto che non lo portavano. “Che ne sai di un campo di grano?” “Conosci me, la mia realtà?” E via, il terreno era bell’e pronto, specialmente se si avevano a disposizione addirittura “le luci rosse”: dello “champagne ghiacciato” si faceva pure a meno.

Ma poi: a mano a mano che mi ritorni in mente, caro Lucio, questa faccenda di Battisti/fascista era un topos di una minoranza un tantino fanatica, che confondeva la barba del Che con quella di Dalla, quella di Castro con quella di De Gregori: ricordo benissimo che in quei luoghi di danza (sempre più rari) dove si inframmezzava il rock con i lenti, appena l’astuto disc-jockey insinuava Battisti, le folle scendevano in pista, e non per fare la rivoluzione antifascista, bensì per pomiciare. Lucio Battisti è il padre primigenio del pomicio dagli anni Settanta in poi, e se lui è di destra, anche il pomicio è di destra. Chi se la sente di affrontare un dibattito sul tema?

Sul mio forum, dove sanno quasi tutto, Fast mi informa che effettivamente Battisti tendeva a destra, tanto che negli anni Settanta avrebbe arrangiato un disco di Fabrizio Marzi, che di destra lo è davvero, e che per questo – per quanto bravo – è ignoto ai più. La vera pena, se è così, è che Battisti abbia dovuto nasconderlo, per campare e prosperare in pace. Oggi, il fatto che “Il Secolo d’Italia” abbia appena dedicato al cantautore un numero quasi monografico rinfocolerà l’esausta polemica. Come il fatto che l’amministrazione di Viterbo, di centrodestra, abbia deciso di dedicare un parco e con relativi sentieri ai titoli delle sue canzoni: “Cara, andiamo a fare una passeggiata Nel sole nel vento, nel sorriso, nel pianto?”

Sdrammatizziamo, suvvia, questa faccenda. Con un altro ricordo personale: l’idea del comune di Viterbo non è nuova; anni fa il comune presilano di Soveria Mannelli (guidato da una lista civica) decise di chiamare un viale “Fiori rosa” e un altro “Fiori di pesco”, avendo peraltro il garbo di decorare i due viali con le piante corrispondenti. All’immancabile convegno su Battisti venne invitato anche il vescovo, che declinò per lettera, dispiacendosi di non poter onorare “la memoria dell’eroico uomo politico che sacrificò la vita alla Patria”. A proposito, Cesare Battisti era di destra?

Così ho commentato:

A tal proposito ho scritto un post, molto alla buona, basato sul mio vissuto a sinistra del tempo che fu ( molto fu, prima delle lotte inutili sui temi futili, insomma, ai tempi dello zoccolo duro, non ancora ridotto a ciabatta molle), sui pregiudizi della sinistra stessa nei confronti di un autore che in realtà tutta la sinistra ascoltava, magari in privato, quasi di nascosto. Perché? Semplice, ha accompagnato la vita sentimentale di una generazione, se non due. Quella vita privata che uno slogan voleva pubblica, per cui oggettivizzata, raffreddata, razionalizzata, messa in comune.
Eh, no! Il sentimento è anarchico per un verso e dittatoriale per un altro. Il sentimento spazia, ma in termini ristretti. Nell’animo, sbatte le ali nella voliera claustrofobica dell’irrazionale. Della normalità di quello che a quei tempi definivamo disimpegno. Io ho sempre molto amato Battisti, invece. Dava voce alla mia interiorità. Ho sempre considerato più importante ciò che era personale di ciò che era politico. E separato le due cose, perché avevo scoperto che erano incompatibili. Stridor di denti ci prese quando tentammo di unire le due realtà.
Il sentimento resta viscerale.
La politica dovrebbe essere razionale.
Ora è viscerale, nel senso che si può collocare proprio lì, nell’addome. E non mi faccia chiarire in che senso. Al massimo è tifo calcistico per due schieramenti sostanzialmente simili, se non uguali sulle questioni importanti.
Ed ho tradito anch’io Battisti, andando fuori tema.
Chissà, forse fascista perché cantava “mare nero?”
Di fatto la destra ha cavalcato la tigre.
E la sinistra avrà cantato Guccini in pubblico e cantato ” Voglio Aaaaannnaaa!” sotto la doccia. Funzionava così.
Cesare Battisti? Un terrorista!
Già, ma di destra o di sinistra? Intanto in Italia tutto ciò che comincia a sinistra finisce a parabola a destra. Può essere che a Battisti prima o poi capiti il contrario, come è toccato in sorte a Céline. Icona delle destre per tanto tempo, quando il popolo ebraico è divenuto antipatico alla sinistra tutta…tutti lì a dire che “Morte a credito” era un capolavoro. L’avevano letto standosene zitti? Nascondendo il tomo dietro gli altri libri?
A me non piace. Gli preferisco ” Viaggio al termine della notte”, è più concreto, dà la misura piena della concezione dell’autore dell’essere umano.Senza la volgarità di morte a credito. E ancora sono andata fuori tema. Non importa. Ho scritto le ultime righe con la testa, ma con il cuore in musica regna Lucio. Con quella voce rauca e sottile, che dava vita alla passione. La sua, la nostra.

08 Settembre 2008 | #


domenica, 07 settembre 2008

10 (ragazze per Lui, Lucio Battisti, decennale).

Anni fa io lavoravo al Festival dell'Unità, come tutti i militanti. Io però ero un dirigente. Piccolo, ma tale. Considerando il ruolo e il mio mestiere, mi si diceva che ero adatta allo stand dei libri. Io mi annoiavo. Bisticciavo soltanto con chi non li copriva adeguatamente se pioveva. Mi rispondevano picche, tra questi, uno non dei più furbi:

"Che c. te ne frega? Intanto al libraio poi li compriamo tutti a forfait e, se vuole, può vendere a metà prezzo quelli che si rovinano".

Io non sopportavo proprio l'idea che si rovinassero. Mi piaceva inoltre spaziare, essere e fare qualcosa di diverso. A quei tempi avevo la fissa dei rimedi naturali, così mi offrii di collaborare con la più prestigiosa erboristeria della mia città, il cui proprietario e artefice tra l'altro è un noto giallista noir, bravissimo. Ne farò una recensione, forse. Si fidarono, per alcuni anni io mi rifugiai tra erbe e fiori, cosmetici e tisane. Inventai anche profumi mescolando le essenze. Alcuni ottimi, altri pestilenziali. Mi trovavano un po' curiosa. Sì. Non mi mettevo di profilo a fare l'intellettuale. Sarà perché non la sono mai stata. Neppure rivoluzionaria. Soltanto snob. Senza nobiltà. Terrena. Per me il libro non è un esercizio per la mente, è una necessità molto concreta e poi è un oggetto. Una roba che si tocca. Sono materialista.

Ad un bel Festival provinciale però feci ancor di più: c'era l'angolo piano-bar, per chi proprio non sopportava il liscio ( ovvero, tutta la nomenklatura) e qui c'era un piccolo bar. Ne caldeggiai l'affidamento ad un amico che era un vero esperto in beveraggi ed era anche un tipo gioviale, simpatico. Ci riuscii. Però lui mi tirò dentro. Mio padre se la rise: tu? Non mi ci vedeva nelle vesti di Mirandolina. Invece lo feci e fu un successo. C'era il crocchio, al nostro baretto. Dovettero farci avere stuzzichini vari dal ristorante. Mi dissero anche che il bar funzionava anche perché mostravo il davanzale. Anche, ma non credo. Tutta invidia. Campa tre giorni dopo morti, dicono.

Merito  di chi suonava. Bravo. Una sera però gli chiesi: suonami " I giardini di marzo".

Stralunò gli occhi:

" Naaa. Battisti è un fascista. Non lo suono. E' di destra."

" E tu sei un cretino di sinistra, che sappiamo tutti che cantiamo Guccini o De Gregori in compagnia, ma a casa abbiamo tutto Battisti, perché i nostri amori hanno quella firma, Battisti/ Mogol. E sei il tipo di cretino che più mi spiace, perché conventicola vorrebbe che ti sostenessi".

Sono dieci anni che Lucio Battisti ci ha lasciato. De André e Battisti se ne andarono uno dietro l'altro e piansi per entrambi, perché avevano segnato un'epoca e lasciato anche un solco percorso dalla mia stessa vita. Feci  un piccolo intervento su un giornale locale. Ero in lutto una volta di più.

Sono stata a Staglieno, al ricco sepolcro di Fabrizio. Non a Molteno.

Che ho apprezzato di Battisti? Che il mio cuore ha palpitato in sintonia con le sue note e la sua voce. Ha tenuto per mano tutte le mie serissime storie d'amore ( che non son mai stata spensierata di natura, io), è stato un uomo scontroso e riservato, defilato e poco protagonista. Un uomo che ha amato probabilmente una sola donna nella vita, un uomo che ha avuto le luci della ribalta e le ha spente da sé, volutamente, continuando ad essere un mito, privilegio che ha avuto soltanto Mina.P9070005

Per me continua ad essere chi mi ha dato più EMOZIONI, chi ha legato CON IL NASTRO ROSA i miei ricordi, che mentre diceva che 10 RAGAZZE per lui sarebbero bastate, continuava invece a sperare che quella bionda vista con un altro NON fosse FRANCESCA. Ho attraversato con lui I GIARDINI DI MARZO, personali, la mia primavera, rallegrati da FIORI ROSA FIORI DI PESCO e rinfrescati da ACQUA AZZURRA ACQUA CHIARA, sulla sfondo: LA COLLINA DEI CILIEGI. Anche UNA GIORNATA UGGIOSA risvegliava un'ANIMA LATINA se Lucio musicava PENSIERI E PAROLE, per perderci in INNNOCENTI EVASIONI, fino a non sentire NESSUN DOLORE. MI RITORNI IN MENTE, sei stato IL MIO CANTO LIBERO di un io molto fragile nei sentimenti E PENSO A TE, che in fondo eri PRIGIONIERO DEL MONDO dei lustrini, che non era nella tua natura COMUNQUE BELLA.

Per quelli che ti ricordano, come me, resti IL NOSTRO CARO ANGELO, per AMARSI UN PO' , con ORGOGLIO E DIGNITA'. ANCORA TU, mai STRANIERO al nostro animo,a dirmi PRENDILA COSI' quando m'attraversa la tristezza. Considera me UNA DONNA PER AMICO, che RESPIRANDO ti celebri DOLCE DI GIORNO, ma anche di sera. Per ora IO VIVRO' SENZA TE, sapendo che ci hai soltanto preceduti, in quanto per tutti, la vita, non è che Si', VIAGGIARE nei giorni che ci è dato stare e per ognuno arriverà IL TEMPO DI MORIRE, cantando ad un Dio SE LA MIA PELLE VUOI, te la vendo PER UNA LIRA, ma fammi sentire e vivere ancora su questa stessa pelle...LA CANZONE DEL SOLE.


postato da: flaviablog alle ore 14:09 | link | commenti (27)
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