L´acqua rossa
La piscina era annessa ad un ristorante chiamato Il Giardino del Sole. Era in una cava sormontata da un bosco di larici, pini, castagni e lecci che svettavano sopra un costone di roccia. Il ristorante era in collina - arredamento un po´ anni Settanta, lampade di vetro colorato, parco di pini con tavoli e lampioni, in mezzo a ville di lusso. Lidiaclara non ci andava mai (ricordava di aver mangiato al ristorante da piccina, in occasione del matrimonio di uno zio); la piscina era poco frequentata, forse perché era di lusso, forse perché fuori mano, non lo sapeva; quel pomeriggio c´era andata solo perché l´aveva invitata l´amica Agata.
Non era male. La foresta sulla collina si rifletteva nelle acque, una coppa piena di frammenti di corniola, turchese e giada. Lidiaclara nuotava lentamente, dopo aver ascoltato per ore gli interminabili discorsi di Agata sulla scuola, sul suo ruolo d´insegnante di latino e sulle sue brillanti lezioni (Me lo immagino pensava Lidiaclara, sai che sonno). Lei era insegnante di sostegno in una scuola professionale, e sulla cosa Agata non risparmiava frecciatine pungenti.
L´aveva lasciata parlare, come sempre, poi s´era immersa nell´acqua a sguazzare pigramente, mentre Agata macinava vasche su vasche (Quando tornerò a scuola, i miei allievi dovranno vedermi in perfetta forma e Lidiaclara che aveva pensato E sai quanto gliene frega...). In una pausa dell´allenamento, Agata le era venuta vicino dicendo qualcosa sulle calorie, e lei aveva ribattuto che con le mestruazioni si pesa sempre un po’ più, per via della ritenzione idrica. Agata aveva spalancato gli occhi orripilata.
- Sei mestruata??!... -
- Sì... - aveva risposto serena Lidiaclara, divertita perché la collega la guardava con un po’´ di ribrezzo. - Ho il Tampax -
- O mio Dio - ma poi aveva avuto la buona grazia di non aggiungere altro e aveva ricominciato il frenetico allenamento. Se avesse saputo, pensava Lidiaclara... ma forse sapeva, Agata era siciliana, anche lei forse proveniva da una famiglia sessuofoba e repressiva come la sua. Se avesse saputo ...
Ripensava ai tempi delle scuole medie, all´amichetto Emanuele che ogni tanto le bisbigliava morbosi ed improbabili pettegolezzi. La cugina che si faceva toccare dallo zio nel locale della caldaia. Lo zio che teneva giornaletti porno nella colonna del lavandino. La professoressa di storia e geografia che oggi aveva le sue cose, sai, Lidy, ha messo i calzoni rossi, oggi... da quello ho capito che è mestruata...
Se Emanuele mostrava morboso interesse per sessualità e mestruazioni, sua zia ne mostrava invece un sacro terrore. Non gliene aveva mai parlato. Una sera Lidiaclara era andata al bagno, non si sentiva bene, forti dolori al basso ventre, e poi sangue... Con un urlo aveva chiamato la zia, che l´aveva guardata con desolazione e le aveva detto: "Lidiaclara, ormai sei diventata signorina..."
Lidiaclara non aveva chiamato mai più nessuno "signorina".
Agata indossava un bikini bianco, era abbronzata e muscolosa. Pure troppo. Uscita dall´acqua, si era sdraiata sul lettino spalmandosi col doposole. Lei non è mestruata di sicuro, aveva pensato maliziosa Lidiaclara, ha il costume bianco...
Quando le era venuto il menarca, frequentava la piscina; aveva smesso subito. La zia l´aveva iscritta con scarso entusiasmo e non mancava di farle miliardi di raccomandazioni una più demenziale dell´altra. Quella che aveva maggiormente scosso Lidiaclara era relativa alla pipì. Che alla ragazzina non venisse in mente di fare pipì in piscina o di tuffarsi subito dopo aver urinato: si sarebbe visto subito, l´acqua sarebbe diventata rossa!
Per anni la ragazza sarebbe stata ossessionata dall´incubo dell´acqua rossa, dovunque andasse. Dopo il menarca, poi, era inconcepibile per la zia continuare a mandarla in piscina, con il rischio che Lidiaclara nuotasse in uno specchio d´acqua turchese seguita da una tremenda scia rossa.
Si sarebbe visto che la nipote era mestruata!
Si sarebbe visto che la nipote aveva delle parti basse!
Per decenni Lidiaclara aveva tentato di dimenticarle, le sue parti basse.
Acqua rossa. Bah.
Dopo la prima mestruazione, la zia aveva dotato Lidiaclara di un corredo probabilmente ordinato nel catalogo della Santa Inquisizione: un paio di mutande di plastica con doppio rinforzo, dove appoggiare un assorbente lungo mezzo metro, e da ricoprire con ulteriori mutande di cotone. Quando le venivano le regole, Lidiaclara doveva subito darne comunicazione alla zia (che teneva le sue mutande chiuse a chiave in un cassettone in camera sua) e la zia la costringeva a bardarsi così tutte le mattine, con il disagio che derivava dal caldo e dall´elastico strettissimo che le segava l´inguine. Negli anni, la ragazzina si era convinta che essere donna fosse una faccenda assai complicata, foriera di disagi e un tantinello repellente.
Lidiaclara sorrise, al pensare a quanti anni dopo aveva scoperto che gli assorbenti interni non straziavano le parti basse né erano necessariamente portatori d´infezioni terrificanti.
Nuotava pigramente, rilassata, pensando che non avvertiva alcun fastidio.
E che l´acqua non era rossa; era turchese, screziata del color ruggine delle foglie dei castagni e del verde giada dei rami dei larici.
DIMMI CHI SEI...!
Dunque, mi chiamo Maria Gabriella Bartocci, insegno lettere a Perugia; scrivo da quando avevo undici anni, ma non ho mai pubblicato un tubo (tranne una novella nel 1997, presso l'Editrice Era Nuova...). Sono una danzatrice del ventre. Amo il mio compagno, i gatti, la danza e la Spagna (in quest'ordine). Sono scorbutica...
Che altro? Boh...
Ti dico chi sei...!
Ecco...io non posso dire nulla di Gabriella Margherita Bartocci.Se Gaja Cenciarelli e Gaia Conventi sono note per il loro lavoro di scrittrici e l'amore con cui vi si dedicano, Cristina Vezzoli è conosciuta nel mondo blogger...la Bartocci è una novità interessante anche per me, che ho scoperto tramite Sinestetica e poi con facebook. Di lei posso dire che ama i gatti e le nobili cause. Condivido il suo affetto per i gatti ( il suo avatar è una splendida tortie) e non quello per le cause, che mi lasciano quasi tutte totalmente indifferente, che è cosa credo ormai risaputa!