Ricevo un libricino : " Poesie e racconti del Laboratorio di scrittura delle Madres de Plaza de Mayo ".
Su altro blog si dicuteva se è il caso o meno di esibire il dolore, anche il più crudo, su di un blog. La mia risposta è scontata. Si scrive per amore e per dolore, qualsiasi cosa si scriva. In questo caso, il dolore scritto è immortalato, reso eterno e pensare che è fatto di parole da niente e di niente. Da metà del 1990 è in funzione nella Casa dell'Associazione delle Madres de Plaza de Mayo, a Buenos Aires, un laboratorio di scrittura. Vi partecipano, una volta alla settimana, tra le quindici e le venti donne. Elaborano insieme un dolore mai sopito.
Disperazione per desaparecidos. Plateale.
Verso quella pianta
Ogni giorno, come in un rito
vado in fondo al giardino
verso quella pianta. Un potus
verde, grande, ai piedi della finestra
della stanza di mio figlio. All'inizio
non lo volevo. Lo piantò
lui e mi obbligava
a guardarlo ogni giorno, pretendeva
che me ne innamorassi - e io avevo paura
che crescesse troppo e mi coprisse
la finestra. Mami, aprire la finestra
e vedere il verde, è vivere
in libertà, lasciamene godere. Non togliermelo.
Mai. Enorme, oggi si spegne
e torna, si spegne
con il freddo e torna
enorme, a risorgere : è lui
che è presente, ogni giorno. Il re
del giardino, nella mia finestra.
di Beba
Le porte
Mi vengono in mente tante porte,
quelle della mia infanzia, mai chiuse a chiave
quelle della mia scuola, aperte, pulite
quelle della sala parto, solide, leggere , a battente
e all'improvviso quelle dei commissariati, delle caserme e della chiesa
che ci venivano sbattute in faccia con violenza, sapendo che
lì dietro c'erano i nostri figli
Quante porte quanta vita
quanta morte dietro di esse
Per questo la cosa più bella è la Piazza
perché non ha porte
Per questo lì è tutto molto più chiaro.
di Hebe
