“Merdre!” imprecò tra sé e sé Leos, “sto implodendo ed esplodendo di desiderio da millenni… non reggo più… mi tranquillizzo solo quando, dopo ben dodici ore di bruciante voglia inespressa e soprattutto inattuata, appare all’orizzonte Luan… e pensare che non è neanche il mio tipo!
Ah! Sento che mi sto esaurendo e consumando di passione, entro breve potrei spegnermi sterilmente ed irrimediabilmente per sempre. Sì, è vero, il tempo è relativo e lo spazio pure, ma quando si brucia, da che mondo è mondo, d’ardore come me, anche un solo millesimo di secondo è troppo, anche alla velocità della luce l’attesa è infinita. Ora basta! L’unica gabbia che ho è il mio cranio, dunque non mi resta che decervellarmi e passare alle vie di fatto!”
Mezzogiorno, mezzogiorno di fuoco. Leos, preda della follia amorosa, uscì dall’ellisse incontro a Luan. Cercò per terre e per mari, cieli e buchi neri, finchè non trovò lei, Luan, incantevole nel suo pallido splendore. Si dichiarò e fu ricambiato con altrettanto fervore, anima e corpo.
In quel preciso istante tutto intorno si fece buio e silenzioso. Improvvisamente un lungo raggio verde si stagliò deciso nel cielo e, fendendo l’oscurità, illuminò per un attimo i due amanti, LeosLuan, che si congiungevano in celestiali amplessi, possedendosi furiosamente… fino alla morte, sublimazione di tutti gli atti.
Il cielo di Ferragosto, annegato nel buio, sussultò… domani è un altro giorno?
Dimmi chi sei!
Gretel Fehr è di nazionalità tedesca, ma è nata a Milano dove vive e lavora. Dopo gli studi artistici ed il corso di fotografia di Giuliana Traverso, ha lavorato per note gallerie milanesi come il Centro Bellora e il Luogo di Gauss. Ha esposto in diverse città italiane e straniere e tra le rassegne annovera quella dell’Istituto di Cultura Italiano a Chicago(USA), ‘Draw-Drawing’ Gallery 32-London-UK- Art Biennal Ankara(Turchia), ‘Sensualidad’- Artefiera di Monzon (Spagna)- Fuori Biennale di Venezia ‘Ex Voto’ 13 x 17’ a cura di Philippe Daverio- ‘Il sindacato Il lavoro’ Camera del Lavoro- Milano.
La ricerca artistica di Gretel Fehr è incentrata sul rapporto tra arte e realtà. Citazioni artistiche e realtà sociali, contrapposte, si fondono,
diventando tranfert in chiave ironica di mondi e modi. L’uso di materiali di recupero o
Si occupa inoltre di Poesia Visiva, Visuale e Scrittura.
Ti dico chi sei!
E che dire? E' uno spettacolo artistico vivente, Gretel... ed ha un fratello che si chiama Hans. Per lei, simpatia immediata, ma è risaputo che io abbia un debole per i Tedeschi.
Il racconto è un omaggio ad Alfred Jarry.

...scrivo nel mentre alle mie spalle stanno volando palline di carta, che s'intrecciano nel web in quanto eteree e virtuali.
Stanno arrivando garbate e malinconiche storie in grembiule e fiocco...e fattacci di cronaca scolastica dei nostri ricordi adolescenziali più balordi. Effettacci scolastici speciali! :-)
Ho notato che il primissimo giorno di scuola non si scorda mai ( siamo stati tutti *remigini*, così si chiamavano un tempo i bambini che frequentavano la classe prima elementare, presentandosi proprio il primo di ottobre!)
Ho compilato un registro immaginario, su cui scrivere note (soprattutto a me stessa) con inchiostro simpatico.
Chi manda un racconto è automaticamente iscritto.
Prenda posto...:

In un angolo del post c'è un'invisibile canna di bambù! Occhio alle dita!
Colgo l'occasione per prendere congedo dal mio lavoro in esposizione...oggi si sbaracca e la mostra della Biennale diviene itinerante, procede con il Circolo dei Lettori di Torino, "operina" curiosa letterario/figurativa, addio.

Di Umberto Piersanti si può dire sia poeta del paesaggio e della concretezza, la sua poesia è pittura. Ascolto Piersanti leggere e mi pare di scorrere un libro dedicato ai macchiaioli. Parole e vedo Fattori, parole e mi sovviene Boldini, descrizioni e vedo Signorini o Silvestro Lega.
Piersanti ha un aspetto e una voce grintosi, di piccolo uomo disposto a lottare e me lo conferma: la mia poesia, dice, è ispirata da mio figlio, osservando e vivendo con mio figlio. E' autistico. Il Piersanti Papà premette, poi procede a leggere di poesia e a parlare di quella altrui. Lo guardo, è vestito d'un verde caldo, troppo verde e troppo estivo, per il clima sempre un po' incerto di un luogo che a giorni sarà nebbioso ( la scorsa settimana) e piovoso ( oggi) e lui è lì, rugiadoso delle sue fatiche e dei suoi dolori, a dirci delle sue Cesane.
Nella notte scura
mai c'è stata notte
tanto scura,
vedi sull'aria nera
conficcate le stelle
fitte più dei papaveri
tra il grano
e sono enormi e gialle e accese come la ginestra
che dal sasso scende
giù tra i lubàchi
alle lunghe Cesane,
quel giallo che trabocca
nel verde maggio
Romolo, è solo in queste notti
che t'accorgi
di quella striscia bianca
come la rena
quella chiara del fosso
sotto Che' Ciarle,
e sguilla tra le luci,
le cerchia e avvolge,
la cosa più strana
che sta nel cielo
la lunga striscia bianca
c'è sempre stata?
dal nero che sta in fondo,
oltre le luci,
un giorno scese un vento
sulla Gran Pozza,
un vento sconfinato
come nell'acqua
e sollevò la rena
in alto, più in alto
del Carpegna e delle nubi,
dove non passa il vento,
il cielo è nero,
sono ferme le ore
uguali giorno e notte,
un soffio non lo senti
in quel silenzio nero
e il vento fece un ponte
lunghissimo, di rena,
e spesso, così spesso
che ci cammini sopra
salirono le bestie
di corsa su nell'aria
e pochi uomini
e donne,
nessun spavento ferma
chi nasce per vedere
dopo si rompe il ponte,
rimane solo un pezzo,
è quella striscia bianca,
di loro su saliti
nessuno può tornare
ma cosa gli è successo lassù in alto?
senza mangiare e bere
come hanno fatto?
nessuno è più salito
nessuno gli ha parlato
delle cose su in aria nessuno ne sa niente
ma le figure che vedi
tra le stelle
sono ombre, anime,
cos'altro ?
non so se sono
ombre o anime o figure,
nel cielo tu le vedi,
figure sempre diverse.
i lubàchi sono i calanchi nelle campagne urbinati.
Del paesaggio dice: certe volte è troppo bello per essere descritto.
Tranne il mio :-)

Sono in ritardo, sembro il bianconiglio, zampetto dietro ad un ragazzo con le braghe con il cavallo pericolosamente basso, gli arriva alle ginocchia. Il corpo sembra lunghissimo su corte gambette. Uno specchio deformante in movimento. E' il paesaggio urbano che vedo, camminando, davanti a me. D'altra parte il tema non è: " Poeti e paesaggi: arte e natura"? Più complessi i precedenti: "Verità e dubbio", "Indicibile e ineffabile". Tutto ciò che ci si para davanti è paesaggio. E' tardi, avranno già inaugurato la mostra, che mi vede partecipe. Poco male, sarei stata forse imbarazzata, ad essere presente.
Arrivo e sta parlando, al tavolo delle conferenze della bella sala settecentesca, Alessandro Ferruccio Pinoli di Valfesina, detto Nani. Un gruppo di ragazzi manifesta grande entusiamo ad ogni sua parola. Sono i giovani artisti del movimento G.A.F.F.E e suoi sostenitori sfegatati. E' il loro moderno mecenate. Che facevano infatti i Signori rinascimentali per ospitare amici e parenti? Rendere le dimore piacevoli luoghi d'arte, assoldando artisti, che costruissero( in qualità di architetti), dipingessero, affrescassero, decorassero, organizzassero scenografie adatte alle feste, perché gli ospiti mangiassero, si divertissero e facessero l'amore in cornici superbe. Nani di Valfesina, consigliato da amici come Vittorio Sgarbi, Achille Bonito Oliva, Marisa Vescovo, Philippe Daverio ha creato un Palace Museum Hotel, in cui atrio, ristoranti, bar, piscina, sala convegni ed ogni camera sono opera di un artista diverso, in modo che si possa dimorare immersi nell'arte, dal luogo fisico, alla decorazione di pareti e soffitto, agli arredi.
Lanciata la proposta, sono arrivati 260 bozzetti, di cui ne sono stati scelti 80 e realizzati 63 per 75 locali. 13 son stati scelti dai critici suddetti, 50 da Nani Pinoli in persona. Si sono espressi Arnaldo Pomodoro, Mimmo Palladini, Enzo Cucchi...ma anche e soprattutto nuovi artisti su cui il Conte ha scommesso.
Dichiara: " il mondo è chiassoso e volgare, omologato e cattivo. Non è olimpico lo sport, la parola può essere di troppo.L'arte è salvezza. Devono trionfare pochi colti sulla moltitudine dei bruti, ma l'imprenditore, così come l'artista, deve metterci la faccia e la passione".
A chi gli chiede se il clima artistico sia stato, tra gli artisti operanti, foriero d'armonia, risponde:
" c'era il graffitaro con le bombolette e l'affrescatrice che preparava il colore con la chiara d'uovo, come potevano andare d'accordo? Si sono scannati! Si sono insultati, son venuti alle mani, sfidati e derisi. Si sa: gli artisti sparlano gli uni degli altri, ma intanto producono e nel farlo collaborano ad una creazione globale, all'universalità del bello. Inventano, diventano amici, riconoscono il fuoco comune d'un amore condiviso".
Neanche un'ombra di retorica nel Conte, molto senso dell'umorismo e la convinzione d'aver fatto molto e di concreto.
Impossibile dargli torto.
Tanto più che è anche un bell'uomo e l'albergo è tale in senso lato: ha clienti, è ovvio, ma è inoltre fucina incessante di iniziative di taglio artistico. Alberga appunto tutte le arti, perché mecenate si nasce, non si diventa e non si smette.
Pinoli "a mollo in posa plastica" in piscina e l'Alexandre Palace Museum Hotel di PESARO
i ragazzi del G.A.F.F.E
FILIPPO DE MARIANO
SANTINA ALLERUZZO
FRANCO FAMA'
FRANCESCO SUNG IL BECHIS
VIVIANA DAVIO
ALDO CINO
MARIA SABETTI
MASSIMO FIORINI
SILVIA FORLANI
GIANNI NOLI
per saperne di più sul Palace Museum Hotel:
www.alexander-museum.it/museum.asp
Dubito che ci andrò mai, se non vinco al SuperEnalotto.
Grazie, Nani di Valfesina! Anche se al Palace potrò andarci dal sito, sul sito, nel sito. E basta.
Domani s'apre una mostra, che mi vede partecipe con un pezzo, di comunicazione grafico/poetica, nell'ambito della Biennale di poesia della mia città. L'ultima volta, nel 2004, che il 2006 fu anno difficile sotto altri aspetti ed avevo appena l'energia di uno sguardo per me ed il lavoro, partecipai con una tecnica mista, che prendeva spunto dall'affermazione che l'embrione aveva gli stessi diritti della madre, in parole povere, la più grande offesa all'emancipazione femminile che si potesse fare. Realizzai un'operina facile, raccolta nel catalogo, che vede in copertina un lavoro di Polyxene Kasda, di grande eleganza grafica. Nel 2004 però la mostra si teneva in un ex convento, antichi locali, ben ristrutturati, che prestavano una cornice austera all'esposizione, che verteva su " Verità e dubbio".

titolo: "Emancipazione?" ,2004

Quest'anno l'argomento è " Poeti e paesaggi. Arte e natura". Avrò modo di rivedere, reincontrare,tra gli altri, Titos Patrikios. Mi emoziona. Così come mi emoziona esporre un lavoro di poesia e arte figurativa nel vetusto nobile Palazzo in cui espose nel 1981 mio padre, a cui presenziò in amicizia, come un padrino, Pietro Morando, che a sua volta fu allievo di Felice Casorati.

Anche la Biennale di Poesia di per sé mi dà un tremito (e un fremito). Più di 25 anni fa c'erano dei ragazzi e tra questi la sottoscritta, tutti dai 22 ai 32 anni circa, che s'occupavano di poesia, narrativa, musica, cinema, arti figurative e che speravano di far fiorire una rarità, nel panorama mondiale, in un ambiente grigio e provinciale: creare un luogo dove l'arte incontrasse sé stessa per pensare e pensarsi. Chiedemmo aiuto ad un'associazione culturale, agli Enti Locali, ai personaggi famosi nati qui e fuggiti altrove e poi andammo, armati soltanto di faccia tosta, a chiedere a poeti e critici di venire a trovarci, lasciando godere di sé la città. Andammo a grattare l'uscio di Luzi,Toti, Ramat,Bigongiari, Sanguineti, Lamarque, per fare qualche esempio, noi... timidi e piccoli. Vennero tutti.
Arrivarono anche cantautori poeti: Conte (entrambi), Paoli, Vecchioni...
Altre persone s'occuparono poi di tenere in vita quest'idea e di tessere ogni anno trame più grandi. Sempre più grandi, valicando confini.
Ho avuto il piacere di conversare di poesia con un Nobel, non molto tempo fa, Derek Walcott, in un semplice pubblico incontro, a teatro.
Ho l'onore di esporre con artisti che contaminano le loro opere visive con la comunicazione poetica scritta.
Domani mattina finirò il lavoro quotidiano e prosaico con il pensiero al programma pomeridiano. Sentirò Ritrovato, Mussini, Pinoli,la Bisutti e Piersanti, la Lanza e la Kasda, Patrikios e Vaghenàs.
Si parlerà di Rebora, di dulcis imago e G.A.F.F.E, di Finistère e giovani e nuovi poeti offriranno composizioni da gustare.
Riferirò, credo, per quel che mi entrerà nell'interiorità soprattutto dagli occhi, che a volte con l'udito sono invece distratta, come la falena che sono da sempre, abile a bruciarsi nell'anonimato e attratta da tanto, da troppo, da apparentemente incoerente a tessere una tela di riuscita nella vita. Ciò che del mondo mi avvince,nel contempo mi respinge.
La verità è che mi piace fare da spettatore critico e cattivo dell'ascesa altrui, una scalata che guardo come buffa a testa in su; che scàlino,vendendosi a qualche diavolaccio di potere di passaggio, che io tanti ho visto ( credenze ed ideologie, miti ed idoli) e nessuno ho amato fino in fondo. La vita era sempre ALTROVE.
Io, con lei.


titolo :"Pesce d'acqua dolce", 2008


Minerva caccia i Vizi dal giardino delle Virtù, 1499-1502
tempera su tela, 160 x 192 cm, Parigi, Musée du Louvre
ANDREA MANTEGNA 1431-1506
Obbedisco volentieri all' incarico, offertomi da Flavia, di proporre nel suo blog eventuali segnalazioni di iniziative culturali e artistiche, o recensioni di libri d' arte e non. Comincio "alla grande" con questa importante esposizione organizzata al Louvre (da settembre 2008 a gennaio 2009) e dedicata a quelle opere di Mantegna che, per capriccio della storia, sono andate a finire a Parigi; per poi diventare oggetto, sul finire dell' Ottocento, di una feconda attenzione da parte di artisti e autori di importanza fondamentale: pittori come Manet o scrittori come Proust che, con i loro capolavori, hanno fatto del "rinascimentale" Mantegna un protagonista della contemporaneità. Ho scelto questo dipinto - che un tempo faceva parte della squisita decorazione pittorica dello studiolo di Isabella d' Este - perchè immagino che il soggetto rappresentato sia particolarmente gradito alla padrona di casa :-) Oyrad
Mr Tamburino non ho voglia di scherzare
rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare
siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.
Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare
quei programmi demenziali con tribune elettorali
e avete voglia di mettervi profumi e deodoranti
siete come sabbie mobili tirate giù uh uh.
C'è chi si mette degli occhiali da sole
per avere più carisma e sintomatico mistero
uh com'è difficile restare padre quando i figli crescono e le mamme imbiancano.
Quante squallide figure che attraversano il paese
com'è misera la vita negli abusi di potere.
Sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca.
A Beethoven e Sinatra preferisco l' insalata
a Vivaldi l' uva passa che mi dà più calorie
uh! com'è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore
in quest'epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell'orrore.
Ho sentito degli spari in una via del centro
quante stupide galline che si azzuffano per niente
minima immoralia
minima immoralia
e sommersi soprattutto da immondizie musicali.
Sul ponte ecc.
Chi se la ricorda? Rimettiamoci la maglia, i tempi stanno per cambiare, faceva.
Sono già cambiati. Figure squallide attraversano i Paesi. La maglia non basta.
Pensavo all'arte cosiddetta commerciale. A Battisti tacciato di non essere impegnato. A De Chirico considerato un rimbambito quando gli venne voglia di cavalli e autoritratti.
Ebbene, se penso a due autori amati da intellettuali e no, mi sovviene di Andrea Camilleri e Piero Chiara, a cui non si possono neppure riconoscere radici culturali identiche. L'uno scaldato dalla Sicilia assolata, l'altro nato tra le nebbie di Luino. Per completare e trasformare il duo in trio aggiungerei Flaiano. Ai citati affibbierei un amaro sorriso. Mi dicevo, appunto, tra me e me, che io ho spesso voglia di storie semplici, di autori che raccontino la realtà senza finzioni, che non siano indulgenti, ma che non vadano per forza alla ricerca degli aspetti morbosi dell'esistenza, come se non fosse una cosa tragica di per sé. Non illudetevi, la vita è un'opera grottesca.
Per cui capisco che a forza di manichini metafisici venga voglia di dipingere spuma di mare, così come a me piace leggere roba semplice, concreta od onirica, ma tangibile e di chiara lettura. Non banale, ma schietta e normale. Che non sia l'elegia dell'anormalità. Che non si presenti come il buco nero che è pronto ad inghiottirci se ci lasciamo andare da una vita perbenista qualsiasi. Che non sia la pedanteria del linguaggio ( scritto, orale, grafico/pittorico, musicale...). Che non sia neppure il disimpegno totale, che senza messaggio tutto è senza sale. Il sale della civiltà.
Anche di blog in blog. Sostanzialmente chi mi attira di più è chi dice pane al pane e vino al vino, ognuno con i suoi mezzi e nelle sue corde, senza troppe evoluzioni di pensiero. E se le stesse ci sono, è perché sono filosoficamente necessarie. Tra l'eccelso e irrangiugibile e l'immondizia ( non soltanto musicale), c'è l'uva passa. C'è la bontà di ciò che riesce ad essere buona e/ma popolare.
Tra i pregiudizi più diffusi, due mi fanno andare in bestia:
di chi evita accuratamente ciò che è qualitativamente impegnato, perché lo giudica noioso a priori;
di chi evita altrettanto attentamente ciò che è commerciale, come se fosse una caduta di qualità del gusto.
Ebbene, la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca, che sia film/libro/musica/dipinto/cucina/capo di vestiario/originale teoria su come si alleva dai bambini ai bachi da seta.
Non solo, a volte mi va di ammirare quadrati, triangoli " righe per teraa", per parafrasare un'antica pubblicità televisiva, altre mi piace una marina in cui ci sia il mare. Un paesaggio con tutto quello che si vede al suo posto e bello com'è. Mi rinfranca lo spirito.
Dovrei far qualcosa che si ispiri a paesaggio e natura, di visivo.
Ebbene, mi piacerebbe creare un perfettissimo paesaggio, magari ad olio, all'aperto o copiando una fotografia. Invece penso che tirererò fuori quadrati, triangoli e magari anche qualche macchia informe. Più facile. Ma sembra più intelligente. E' una corazzata Potemkin rispetto ad un film di Totò, facile, ma non stupido. Sempre che poi un film di Totò sia facile come sembra ( basti pensare a quanti comici siano riusciti successivamente a produrre qualità in quantità, dopo. Mi limiterei a Tognazzi, forse).
Insomma: si può anche vedere una volta, due, "la corazzata" ( la conoscenza è d'obbligo, per parlarne), *mai* copiarla, passare ad altro.

Da questa passeggiata si vede il mare. Un caseggiato, una torre di vedetta...
Su quel cavalletto potrà crescere una crosta, ma anche qualcosa da guardare per minuti, tranquilli, in poltrona, alla fine di una giornata.
Fa ancora tanto caldo, anche dalle mie parti dove l'estate dura un soffio d'afa. Nelle ore più calde in casa o sdraiati da qualche parte all'aperto, o tranquilli in giardino se l'avete, potete scaricare e leggervi un e-book, tratto dal blog di Remo Bassini ,http://remobassini.wordpress.com/, Appunti, Direttore de "La Sesia" e giornalista/scrittore ( in proposito c'è nel mio blog la recensione de "Lo scommettitore", un suo romanzo).
Qualche tempo fa Remo lanciò un'idea tra i frequentatori del suo blog: abbinarsi e scrivere a quattro mani un racconto. Semplici coordinate ispiratrici: amore, vita, morte. Che cos'è d'altra parte l'esistenza?
Modalità libere. Stile, lo stesso. Unico vincolo: non superare le 5500 battute. Alcune coppie scriventi si conoscevano da tempo, altre a malapena avevano rapporti di rete, altre ancora le ha congiunte Remo stesso e così sia. Gli autori hanno scritto, pubblicato in forma anonima e poi votato i primi sei. A classifica fatta, Remo ha pubblicato i Raccontiaquattromani. Con copertina di Mario Bianco. Tutto gratis ed eccolo qui. Io ho già letto tutto fino alla nausea, perché ho seguito l'avventura ,perché vi ho partecipato.
L’E-BOOK DI RACCONTIAQUATTROMANI
(con copertina di Mario Bianco).
(e grazie a Orasesta che lo ha realizzato).
I primi sei trovateli da soli ( o cercateveli sul blog di Remo! :-)
Ma no, eccoli qui:
Naturalmente
Haynt
L'uomo che vendeva sogni
La neve che non c'era
Stella madre
Maria
Mio padre non amava il mare, non stava al sole, preferiva la collina, i boschi. Amava girarli anche con il fucile a spalla e il cane, anche se era un cacciatore dubbioso e in lotta con sé stesso, tanto che appese al chiodo il Franchi, ma si lamentò di sentirsi un cretino, in giro per i boschi, non sapendo andar per funghi. Apprezzava anche il buon vino e perciò amava le Langhe, in particolar modo e il dolcetto d'Alba, il barbaresco...e altri vini corposi e rotondi della zona, la cui regina è anche la tonda gentile, la nocciola da cui si trae una farina con cui fare una gustosa torta, in cui c'è pochissimo frumento. Mio padre amava Bossolasco, ma era d'obbligo il "pellegrinaggio" a Santo Stefano Belbo, alla casa natale di Cesare Pavese, di cui ricorre il centenario della nascita. Sì, è vero. Pavese qui nasce e poi si trasferisce. Sarà un torinese d'adozione, persino un romano, ma è anche vero che tornerà a guardare le colline del Nuto prima di farla finita ( le stesse colline dove è nata la Nutella :-), nome locale).
"Perdono tutti, perdonatemi e non fate pettegolezzi", così lasciò scritto.
Eppure, a distanza di cent'anni, fiumi di parole, valanghe d'illazioni han sommerso le Langhe e Pavese e non era... douçeut, i eru paroli da bestia grama, curius, murbus...
A dire il vero era già tutto previsto, lo si legge persino a casa di Natalia Levi(Ginzburg), in Lessico Famigliare. Cesare ha con la vita un rapporto duro, attraverso il quale non si scende a patti e tutti a cercarne cause complesse, che in ogni caso ha portato con sé.
Negli scritti di Pavese c'è tanta Langa, che dove si nasce non ci si scorda.
A Santo Stefano si teneva ( e penso ancora si tenga) ogni anno un premio di pittura. Di "solida" pittura paesaggistica. D'la campagna.
"Mio cugino si ferma d'un tratto e si volge: "Quest'anno scrivo sul manifesto: -Santo Stefano è sempre stato il primo nelle feste della Valle Belbo - e che la dicano
quei di Canelli. Poi riprende l'erta.
Un profumo di terra e di vento ci avvolge nel buio, qualche lume in distanza: cascine, automobili
che si sentono appena; e io penso alla forza
che mi ha reso quest'uomo, strappandolo al mare
alle terre lontane, al silenzio che dura"
Quando si torna ad un paese, si *è* quel paìs. Ed ora è vacanza e al paese ci tornano in tanti. Ognuno alle sue radici.
E quasi mi spiace per chi non le ha, o son troppo lontane. Ognuno ha la sua torta ( nocciole o meno) nel cuore e in bocca.