"Lune nere", Evangelisti/Ferrucci, Aliberti editore.
Sinceramente non ho capito l'abbinamento dei racconti ( che sono due), mi pare casuale. I racconti lunghi son troppo diversi. Fantascienza il primo, thriller con delitto il secondo. Non trovo un nesso.
La scrittura è sciolta e competente, piacevole in entrambi i casi, ma se sul racconto di Evangelisti non mi pronuncio, perché la fantascienza non mi piace ( mi annoia, la trovo infantile) e non sarei obiettiva, presto attenzione al secondo racconto che s'incontra sfogliando, di Paolo Ferrucci: "Il sonno degli innocenti".
Protagonista un commercialista riuscito, vita di classe, di cui Ferrucci illustra i particolari. Di quei tipi che si complicano la vita per istinto, perché ad un certo punto tutto quel che ha ( ed ha tutto) non basta. C'è una lei, la matura eppur molto piacente dottoressa Ghermandi, la vittima, sempre che sia la sola ad essere tale. Il "coronamento di trent'anni di attività amatoria", con implicazioni filosofiche, che dietro al seduttore recidivo c'è spesso il rituale complesso del rischio di perdere un'autostima creata con fatica, mattone su mattone e donna su donna, sulla delusione altrui. Più sgomento si crea più l'ego si nutre. Diventa enorme e più bisogno di cibo c'è, com'è ovvio.E vallo a raccontare ad un sostituto procuratore donna, di mandibola robusta e precoce sottomento, che lo definisce maiale prima ancora di averlo visto.
Tre boccette e una tazza di sabbiolina color ocra e bere lontano dai pasti. Oblio ed erezioni.
E quattro omicidi dall'inizio dell'anno più un uomo in nero dalla voce come "un suono metallico di una spatola strofinata su un pettine d'acciaio".
Da scoprire. Invoglia, spero, questo mio breve scritto.
Nel mentre val la pena di chiedersi se una vita tesa al rialzo sia una vita sensata o non ci sia, invece, nella saggezza un obiettivo da perseguire che aggiusti il tiro e lo renda mortale, umano e soprattutto limitato. E' l'ossessione d'essere, che condanna. Quando, a volte, non uccide.
La pace libera dal male.