Sailing
E' bella l'enorme casacca plissè giallo limone piena di minuscole stelle
multicolori. Ma col seno voluminoso che ho, sembro al nono mese di
gravidanza. Ho fianchi stretti e torace importante, almeno due taglie in
più. Stando in piedi a gambe unite, non riesco a vedermi la punta dei piedi.
Ma sono piccoli c'è da dire, porto un 36. Spalle rubate all'agricoltura
dice mamma picchiando leggermente sulle braccia
- Indossa cose aderenti, che ti segnino in vita, non infagottarti che
sembri venti chili di più! Mi ripete ogni volta quando mi osserva con occhio
da sarta. Ma non voglio nemmeno sembrare Sandra Milo. E poi ho vent'anni, è
estate e la casacca l'ho pagata un occhio della testa. Dovrei lasciarla nell'armadio?
Non se ne parla. Una cintura sui fianchi? No, troppo tessuto strizzato che
crea uno strano gonfiore proprio sulle natiche: orribile. In vita è pure
peggio, sembro un uovo di Pasqua venuto male.
Meglio lasciarla così, leggera e fluttuante. Se sarò fortunata e tirerà un
po' di vento, potrebbe alzarsi come la gonna di Marylin in Quando la moglie
è in vacanza e creare così un movimento piacevole scoprendo i jeans
attillatissimi taglia 42, scampanati. Con le zeppe da dodici centimetri e l'eccedenza
del tessuto dei calzoni che sfregano in terra, se non sto attenta rischio
di rompermi l'osso del collo.
Sono proprio carina però, penso dando l'ultima occhiata d'insieme; coi
lunghi capelli biondi rigorosamente sciolti e la leggera abbronzatura
faticosamente conquistata in due settimane di mare.
Lui arriva puntuale, anche questa sera, col solito completo casacca e
calzoni di lino bianco, largo e cascante. Pietro è magro, ma non ossuto,
alto e dinoccolato: maledettamente intrigante. Si siede al bancone e ordina
il solito whisky prima di iniziare il suo lavoro: è pianista di piano-bar.
Anche io, ogni sera, seduta sul muretto di fronte al locale, osservo le sua
larga schiena, i capelli corvini leggermente mossi che appoggiano sulle
spalle, il bicchiere che si alza e si abbassa fino a quando non è vuoto.
Poi, con calma, si siede al piano ed intona Rimmel di De Gregori. Inizia
così ogni sera, il repertorio di cover. Ha una bellissima voce, estesa e
calda.
Come d'incanto, alle prime note, molte fanciulle, ed alcune signore,
cominciano ad avvicinarsi al pianoforte fino ad appoggiarvisi sopra, tutte
estasiate e sorridenti, molte col bicchiere in mano. Lui continua a
suonare, assorto, ogni tanto lancia un sorriso. A chi?
Lo accompagna con la chitarra Josè, un ragazzo argentino defilato e un po'
timido, lui non canta. Attraente, educato e rispettoso. Troppo. A noi donne,
si sa, piacciono stronzetti, fino a quando non ci fanno troppo male, allora
malediciamo con loro, anche noi stesse. Dopo.
A Non so che darei di Sorrenti segue Sailing di Cristopher Cross che
impazza ovunque, su questa costa isolana. Appena tornerò a casa andrò a
comprare l'LP, piace molto anche a me. E' su questo pezzo che sogno di
vivere una folle storia d'amore con Pietro che finora non mi ha nemmeno
degnata di uno sguardo. Con quale di quelle smorfiose tornerà a casa questa
notte? Mentre penso questo, Josè mi porge il suo accendino, il mio ha l'aria
di essere scarico. Fumo troppo. Ho un sussulto, non l'ho visto arrivare e
nemmeno mi sono accorta che ha smesso di suonare. Per forza, non ho occhi
che per quel figlio di buona donna che continua a pigiare tasti e ad
ondeggiare seduto al piano. Mi sorride, emana un buon profumo di pulito e di
biscotto ben cotto. I capelli sono ricci e neri e la pelle è dorata. E'
massiccio, ma non grasso, ed è molto alto. Se non avessi Pietro in testa.
Perché non innamorarmi di Josè che ha modi gentili, un sorriso mozzafiato e
soprattutto non rimorchia una donna diversa ogni sera? Lo guardo un po'
imbarazzata, gli chiedo da dove viene per sciogliere questo imbarazzo, anche
se lo so già, me lo ha detto ieri in spiaggia Lucio, il bagnino, che non
tace mai.
- Posso indovinare il tuo nome biondina? Mi chiede. Sorride e aggiunge: mi
vuoi abbracciare? Mi pare una richiesta insolita, fatta così su due piedi,
ma accetto un po' stranita. E' un mare avvolgente e morbido, potente e
delicato al tempo stesso. Ho quasi un mancamento quando mi stacco da lui e
mi maledico per essermi incaponita con uno di cui conosco solo il nome e so
che viene da Milano. Giro lo sguardo verso Pietro, anche lui si gira e mi
guarda, o forse guarda nel vuoto o sta cercando Josè. Mi sento in colpa e mi
pare di averlo tradito.
Mi risiedo sul muretto, dando una lunga boccata alla sigaretta ormai a metà.
Guardo il mio amico argentino con lo sguardo di chi è altrove. Lui capisce
il messaggio e s'incammina verso il locale. Ciao Silvia, dice, ed entra.
Mi cade la brace sulla casacca gialla con le stelline e fa un buco grosso
come cento lire. Questa è una gran brutta serata.
Non ho voglia di rientrare a casa. C'è una bella stellata e la notte è
fresca e poi sono un animale notturno io. Josè con la sua chitarra, s'incammina
facendo un cenno di saluto con la mano, è gentile. Pietro s'attarda, parla
col barista, tracanna una bibita tutta d'un fiato, ma io ormai gli volto le
spalle. Credo di essermi stancata di questa attesa del nulla. Esce con passo
spedito, da solo stranamente, attraversa la strada, mi viene vicino e
puntandomi gli occhi verde smeraldo fin dentro le budella mi dice:- Andiamo?
Andiamo? ANDIAMO? Io e lui? Sono sconvolta, mi viene quasi da vomitare e mi
friggono i piedi. Sono giorni che aspetto questo momento, sono giorni che
sogno che si accorga di me, che mi venga vicino, che mi rivolga la parola, e
succede proprio questa notte in cui non ci pensavo quasi più, in cui ho
bucato la casacca plissè, e soprattutto ho abbracciato Josè? Così, tutto in
una volta? Adesso?
Così?
Ed io che sognavo le corse sulla spiaggia mano nella mano con Sailing in
sottofondo.
Starà trapelando qualcosa dal mio sguardo inebetito o penserà che sono
scafata come le fanciulle che rimorchia ogni sera? Io non sono scafata, per
nulla e me la sto facendo addosso.
Andiamo, dove? Chiedo con un filo di voce, quando dentro di me sto urlando.
A casa mia no? Risponde lui spedito. Dai che ho l'auto qui dietro e sono
molto stanco. Vorrei anche dormire un po', domani mattina mi devo alzare
presto e andare a prendere un amico all'aeroporto.
Non mi chiede nemmeno come mi chiamo. Io lo so come si chiama perché me lo
ha detto Lucio il bagnino che parla troppo. A lui avrà detto il mio nome?
Non credo proprio.
Com'è diverso Pietro adesso.
E' sempre bello, alto e dinoccolato, ma è anche un po' curvo a ben guardarci
e così sudato, coi capelli schiacciati alla nuca perde un po' di fascino. E
poi, non ha un buon odore.
Andiamo allora? Chiede spazientito.
Preferisco di no, rispondo. Magari un'altra volta, dico per dire e per
riempire il suo silenzio incredulo.
E mi giro verso il mare. Ho voglia di fare un bagno.
Sento che in lontananza lui bofonchia qualcosa che non capisco, ma comprendo
benissimo che non me ne importa nulla.