Alda Merini nasce un 21 marzo, primo giorno di primavera, nel 1931, in pieno fascismo e più tardi sarà la guerra. Un'infanzia deprivata in ogni senso. Una data che ricordo perché mia madre morì un 20 marzo, ultimo giorno ufficiale d'inverno.
Di lei, confesso, ho il ricordo di una sensibilità acuta ma di una persona sciatta, disadattata e lo confermano certe foto delle riviste, che hanno violato con il suo permesso la sua intimità, mostrandocela. Lei stessa, si è spogliata integralmente, in una nudità che ho molto amato per la sua scomposta fierezza. Certo, non è il tempo a spegnere ardori, amori, sensibilità, dolore. Viviamo in una società che anestetizza il senso della realtà. Siamo vittime di una costante scomposizione in tessere del nostro goder la vita. E la vita è anche un corpo non più giovane e forse mai stato bello, secondo certi canoni. Vita è anche disordine per scelta, diceva Brunella Gasperini che un po' di...sporcizia ( polvere, oggetti "a vista" che potrebbero benissimo invece esser ben riposti...) riscalda il cuore. E' vero. Personalmente preferisco case non asettiche, in cui i libri giacciono in pile a volte un po' scomposte e l'ordine resta un'intenzione. Mi piace vedere molta roba che mi parli di chi sia la persona, non rimessa a posto da una colf quotodiana, che ti ravvia i pensieri. Certo, l'ordine è comodo, quello mentale prima di tutto ma si risolve nella mostruosità più soffocante: la freddezza. Nulla è più silenzioso e composto e privo d'orpelli di un obitorio...
La Merini aveva un caos calmo nel cuore e nel cervello, che non avremmo mai conosciuto se non fosse stato per l'amore che altri autori le hanno mostrato, da Quasimodo a Raboni, da Pasolini a Padre Turoldo. Dieci anni fa anche lo Stato le riconobbe un premio Poesia, del Consiglio dei Ministri. E' arrivato in ritardo, ma è arrivato, per questo mi aspetto funerali di Stato.
Ho ascoltato un'intervista breve, asciutta, amara... alla figlia, che definisce la Merini più poetessa che madre. La capisco. Una genialità data dalla diversità ( l'ha definita donna degli eccessi in bene e in male) non crea una madre capace, necessaria ad una società organizzata. Offre una madre immensa e carente. Una marea d'emozione fatta persona. Un figlio invece ha bisogno spesso di cure socialmente utili e amorosamente comuni ed anonime nei gesti.
Lei era esagerata e tutti a goderne, per la grandezza esasperata.
Qualcuno non l'ha amata, ultimamente. Troppo personaggio.
E chi, famoso, umanamente, non diventa alla fin fine icona di se stesso?
Chi?
Io, l'amo.
Amo i suoi amori sensualissimi e disperatissimi.
Amo la sua nudità provocatoria ed anziana.
Amo la sua diversità quasi ironica, come sono spesso le diversità senza speranza di remissione.
Ieri sera, di getto, le ho dedicato una poesia, in versi sciolti e buttati lì come una cartaccia fuori posto, che sedimenta nel disordine.
Io oscillo tra il piacere estetico dell'ordine, che mi rasserena e la voglia di lasciarmi andare.
Di sicuro amo poco la funzionalità degli arredi moderni. Mi piace la roba vecchia. Vado a ravanare dai robivecchi.
Mi circondo di ninnoli il cui unico scopo è raccogliere polvere. Anche la mia, che esce dal mio stesso pensiero: polvere di ricordi, di fallimenti, di speranze deluse ma anche di successi, voli fulgidi e bagliori improvvisi, che ben conservo nello sguardo, a volte.
Io vissi d'amor, come Tosca, che a volte s'è nutrito d'odio ed ha spesso chiuso le porte al mondo in un'estatica serenità formale. Eppure la dolcezza, a volte scapigliata, c'è. Bisogna tuttavia meritarsela.
Pugno di velluto in guanto di ferro e non c'è errore.
Ciao, Alda.
Per te, un pensiero scritto da me, che mi ritrovo poetessa com'ero da ragazza e la vita tale non m'ha voluta:
Chiamarsi folle
Per rivoltare di pensieri zolle
E voltar carte e vedere giullari
Giocare con le nostre vite
Fino a spremere il cuore
Ti prego, non distruggermi, amore.
Chiamarsi vile
Per rinverdire speranze ormai nere
E voltar carte e vedere cavalieri
Minacciare le nostre integrità
Fino a soffocarne l’ardore
Ti prego, non uccidermi, amore.
Chiamarsi donna
Per tessere trama ed ordito
E voltar carte e trovare dame
Meste lèggere la parola “fine”
Ti prego, non spegnermi, amore.
Chiamarsi folle e vile e donna e fiele
E voltar carte e vedere la vita di spalle
Lasciare il rifugio labile
Del nostro dolore instabile.
Ti prego, non lasciarmi, amore.