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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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mercoledì, 24 dicembre 2008

Sandra Mastore

Dove vanno a finire le maestre?

Quella dei ricordi dell'infanzia di chi ne ha avuta una sola ( ed ha avuto la fortuna di averla buona, perché il ricordo può essere bellissimo come il suo opposto) e l'ha amata? Era il punto di riferimento costante oltre la famiglia e la persona a cui ci si affidava con estremo rispetto e stima per il ruolo, che sono venuti a scemare nel tempo ( ma non è da riferirsi soltanto alla scuola). Viviamo nella società dei diritti ... dei dritti e senza doveri.

Questo racconto mi mette malinconia e lo reputo bellissimo. Sarà il Natale.

 

illustr ginni

                                        Tra un minuto nevica.

 

Freddo e fretta mettono le ali ai piedi, per raggiungere il parcheggio basta solo attraversare la piazza tra impavide biciclette, baveri allerta, frasi attutite. La carrozzina che si avvicina è spinta da una delle solite, trasognate badanti che, squittendo imperterrita al cellulare, non bada alla coperta scivolata (da quanto?) ai piedi della vecchietta. Basta voltarsi per evitare sofferenze che potrebbero durare lo spazio di un passo. Non è difficile.

A meno che… qualcosa del vecchio passerotto intirizzito ce lo ricordi quando non era tale e il suo sguardo aveva tutta la forza del mondo. E potere, sulle nostre piccole vite.

 

Quando iniziai la prima elementare la mia maestra aveva quarantasette anni. Piccola oltre misura, magra, sempre in ordine, rossetto e cipria. Ogni mattina infilava il grembiule nero, lucido, dopo averlo tolto dall’armadio a muro dell’aula che poi richiudeva piano e ne custodiva la chiave nella tasca del grembiule. Saluti, preghiera, consegna ordinata dei quaderni dei compiti ricoperti di carta da pacco blu. Seguivano attimi di trepidazione: tra poco avremmo conosciuto la sorte della giornata dal suo scandire TE-MA o, ahimè, PRO-BLE-MA. Fitta dolorosa, prima avvisaglia di un colon per sempre irritabile.

Sapeva seminare il terrore questa minuta, implacabile donna. A volte il disprezzo, il dileggio andavano ben oltre l’offesa, a minare la promessa di un’integrità futura.

- Piange?! Riderà quando si sposa…

Ma sapeva anche insegnare, trasmettere, accendere l’interesse e lavorava con scrupolo. Si prodigava in correzioni efficaci e generose, come generose erano le sue spiegazioni. Riconosceva l’originalità, anche solo sintattica, e in quel caso non la piegava a suo piacimento. Che apprezzasse il mio modo di scrivere fu la mia salvezza, per il resto non ero una scolara brillante. La sola idea che i suoi pungenti occhi scorressero le righe del mio quaderno mi paralizzava, o che la parola “negligente” potesse raggiungermi come un marchio infuocato.

Nel corso del quinquennio qualcuna delle alunne più sensibili fu tenuta a casa dai genitori per guadagnare la bocciatura automatica, la fine del supplizio.

Giudicava le espressioni dialettali, la stiratura del grembiule, la grafia, il pennino, la pettinatura. A voce alta, senza pietà per i nostri genitori.

Poteva usare le mani, non era proibito nei primi anni Sessanta, ma era rarissimo che vi ricorresse.

All’intervallo la bidella Speranza le serviva il caffè su un vassoio che ci sembrava d’argento, molto spesso lei chiedeva anche un “cachet” per l’emicrania.

Le spiegazioni d’Italiano o Storia, già momenti piacevoli, potevano trasformarsi in quarti d’ora godibilissimi, specie quando le arricchiva di aneddoti o di punteggiature personali. Era capace di fissare nella nostra giovane memoria date, eventi. Ho vissuto un bel po’ di rendita alle medie. Il pomeriggio (si andava anche al pomeriggio, il giovedì a casa) era spesso riservato alla “letteratura” più poesia che prosa. Metteva in atto una sapiente strategia per creare l’aspettativa, anticipando indizi sull’argomento o sull’autore. Poi la sua lettura - o meglio: declamazione - percorrendo l’aula a poderosi e sonori passi (insospettabili per quelle gambette). Seguiva un silenzio perfetto in attesa del titolo che ci elargiva come un prezioso regalo dopo essere risalita sulla predella, esausta e vittoriosa. In tono pacato, confidenziale, ora, commento e biografia dell’autore. Finalmente seduta in cattedra: dettatura e indicazioni per l’illustrazione individuale.

Aveva recitato da giovane, si capiva da come calcava la scena per noi, spettatrici dapprima obbligate, poi coinvolte e catturate. Ci aveva raccontato di aver fatto parte di una compagnia teatrale, ma senza soffermarsi: forse un’attività da considerarsi ora disdicevole. Aveva frequentato anche l’università, lettere, ma al terzo anno aveva incontrato suo marito. Fine del sogno di gloria.

-Dovessi venire a sapere, domani, che avete interrotto gli studi perché vi siete innamorate, proverò un gran dispiacere. Ricordatevelo!

Pascoli era il suo preferito, ma ci propinava anche Fucini a dosi non proprio omeopatiche.

Intanto gli anni Sessanta erano diventati quasi Settanta, e, mentre ci massacrava con la geometria solida, cominciavamo a capire che l’imparzialità proprio il suo forte non era. C’era un terzetto di bambine con gli occhi immacolati che potevano non imbroccare il problema all’istante e ricevere una discreta - ma incoraggiante - imbeccata. Figlie della borghesia professionale che la poteva favorire in certi casi. E lei, noi non lo sapevamo, ne aveva estremo bisogno.

Arrivata da Milano dov’era nata - sebbene la particella “De”del suo cognome da nubile tradisse altre origini - sfollata durante la guerra qui, in provincia, in questo paese non ancora città.

Già moglie, madre e maestra. Un marito artista senza fortuna, l’unico stipendio sempre e solo il suo. Da una casa popolare in affitto all’altra, figli che crescevano sempre più sbagliati. Le colleghe la stimavano al punto di chiederle quaderni di anni e turni precedenti per copiare il suo inappuntabile lavoro, ma in sua assenza la commiseravano.

L’elasticità nelle scadenze dell’affitto poteva passare anche attraverso un voto non proprio meritato da un’alunna del terzetto.

Una vita grama, tutto il male del mondo. Da non crederci la concentrazione di disgrazie.

Ma in quegli anni ancora lottava, rigida e austera come un cavaliere medievale, tra le pareti della nostra scuola, imponente edificio di un razionalismo evocativo: fu infatti inaugurata nel 1934 dal duce in persona, in omaggio alla sua maestra, originaria di questa cittadina. 

Molti anni dopo mi è capitato di entrare nella mia vecchia “V femm. A”: vivacità alle pareti, nuovi serramenti, sparito l’armadio a muro dove la mia maestra depositava per parecchie ore al giorno i panni dell’infelicità e della sconfitta e li chiudeva a chiave. E forse riusciva anche a dimenticarli.

In quarta elementare era arrivata una bambina nuova. Direttamente da Palermo, in pieno inverno. Chissà, forse l’assenza di cappotto, l’aria spaesata l’avevano intenerita e ce l’aveva presentata decantando la sua città e la Conca d’oro, asserendo che il dialetto siciliano era uno dei più belli d’Italia.

-Pensate che i ragazzi in Sicilia sono chiamati picciotti, è un modo bellissimo di indicarli oltre che comprensibile. Una volta alla stazione centrale una signora chiedeva dove fossero i “bagai” e tutti guardavano pacchi e valige. Se avesse cercato i picciotti nessuno avrebbe frainteso.

La bambina aveva ripreso colore dopo questo siparietto e, il buongiorno si vede dal mattino a volte, nel tempo aveva dimostrato di poter far fronte alle sue altissime richieste.

 

Ecco i primi fiocchi, inusuali come questi ricordi.

In prima elementare ci portarono al circo, il giorno prima delle vacanze di Natale.

Faceva freddo anche sotto il tendone e non ci fecero togliere i cappotti. L’odore era proprio sgradevole, ma lo spettacolo fu divertente e io ero vicino a colei che sarebbe diventata l’amica del cuore di quegli anni. Al rientro avevamo ancora negli occhi tutti quei colori e ottenuto il permesso – rarità - di farne un disegno. Ci sembrava di essere rientrate nel posto più caldo del mondo e fuori c’era un cielo di uno strano colore.

 

Prima dell’uscita sarebbe nevicato.

 

 

 

 

 

 


postato da: flaviablog alle ore 10:41 | link | commenti (25)
categorie: racconto, web , amicizia, racconti di scuola

Commenti
#1    24 Dicembre 2008 - 11:09
 

Con l'augurio di trovarvi ciò che desideri
Un abbraccio dal più profondo del cuoredigiada:)))

Bellissimo il racconto ( come tutti gli altri, proprio interessanti, avrei l'imbarazzo della scelta)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cuoredigiada

#2    24 Dicembre 2008 - 11:13
 
@giadina: allora so già che cosa ci sia dentro. AUGURI a TE.
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#3    24 Dicembre 2008 - 11:16
 
Ma le migliori restan quelle che credevi cattive, che ti han sempre terrorizzato e poi, alla fine con coscienza, grazie anche a loro, hai capito esser le più grandi maestre di Vita prima ancora che di scuola.
Auguri!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente LaportAccanto

#4    24 Dicembre 2008 - 11:24
 
@LaPortaAccanto: ci sono due scuole di pensiero in proposito:

A)l'adoravo, era una mamma, un'amica, come lei nessuna;

B)era terribile, ma quel che ho imparato da lei è stato alla base di ogni mio sapere successivo.

Se vuoi piacere a tutti fai come quell'uomo che aveva un asino e un figlio. Era sull'asino con il figlio.
La gente: povera bestia!
Allora l'uomo scende.
La gente: guarda, lui che è vecchio a piedi e il figlio sull'asino!
Risale e scende il figlio e la gente:che egoista, lui sull'asino e il figlio a piedi!
Scendono entrambi.
La gente: guarda che due co***, hanno un asino e vanno a piedi.

Dai retta a zia, è meglio non preoccuparsi di piacere a nessuno.
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#5    24 Dicembre 2008 - 11:26
 
bello. uno di quei (rari) casi in cui la lunghezza è giustificata
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente enricogreg

#6    24 Dicembre 2008 - 11:44
 
Il mio preferito per ora - beh, non è un concorso, allora diciamo che è quello che mi ha più coinvolta. Ma povera donna!
(Anche in quegli anni lo stipendio degli insegnanti era basso, e tirarci su una famiglia era un bel problema...)

Murasaki
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#7    24 Dicembre 2008 - 11:46
 
Dimenticavo: auguri a tutti quanti ^___^
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#8    24 Dicembre 2008 - 11:52
 
#6: ho avuto una collega così. Era tremenda. Molto competente, molto severa e sola con due figli.Vedova.Ha vissuto una povertà dignitosissima e sul lavoro era bravissima, ma sentimentalmente di ghiaccio ed un po' simile, nelle condizioni globali, alla maestra descritta da Sandra, trattava in modo lievemente privilegiato chi poteva tornarle utile. Obtorto collo.

Auguri a te.
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#9    24 Dicembre 2008 - 12:29
 
Buon Natale Flaviablog!!! ^_____^
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ElysSun

#10    24 Dicembre 2008 - 12:34
 
Buon Natale Elisabetta, anche se hai un sorriso da ranocchietta:

^____^
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#11    24 Dicembre 2008 - 12:58
 
Come hai già detto tu è un racconto bellissimo ed io ho fatto un salto indietro nel tempo... Aprrofitto dell'occasione per farti i miei auguri di Buon Natale. Un abbraccio, Pietro.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente pietroatzeni

#12    24 Dicembre 2008 - 13:06
 
Molto bello, tenero, coinvolgente, evocativo. L'ho trovato assolutamente perfetto, faccio i miei complimenti a Sandra: è stato un piacere leggere questo racconto.
Buon Natale a tutti.
Annamaria
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente isabel49

#13    24 Dicembre 2008 - 14:49
 
grazie Pietro di essere passato,come vedi ti salutiamo in due dall'avatar ! :-*
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#14    24 Dicembre 2008 - 14:54
 
ma che bello!
una scrittura che avvince, gradevole, sintatticamente perfetta.
é stato un vero piacere vedere emergere la figura di questa maestra nel contesto altrettanto ben evidenziato.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cristinabove

#15    24 Dicembre 2008 - 15:59
 
Buon Natale!
(nemmeno io ho gli auguri glitterizzati)
un abbraccio.
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#16    24 Dicembre 2008 - 16:25
 
Mi ha emozionato questo racconto. Scritto benissimo, evocativo, nostalgico e realistico per certi aspetti.
Mi sono sentito catapultare nella mia scuola elementare.
Una gran donna doveva essere la maestra di Sandra; proporre Fucini la dice lunga sulla sua preparazione. Pascoli è scontato, diciamo.

Un bel regalo di Natale proporlo ora, Flavia.

OT: Sandra ha un blog?
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#17    24 Dicembre 2008 - 16:56
 
Questo racconto mi ha davvero stretto un po' il cuore, e mi ha fatto provare emozioni contrastanti man mano che si svelava la persona della maestra nella sua complessità e i suoi comportamenti e atteggiamenti che due righe prima avevano magari suscitato in me "disapprovazione" acquistavano un significato diverso. Mi è piaciuto molto l'inizio del racconto, il modo inusuale (rispetto agli altri racconti) in cui la maestra viene introdotta e il salto nel tempo in cui in tal modo il lettore viene coinvolto.
E poi ho notato una cosa: in questo come in altri racconti, è sottolineato un gesto della maestra, rimasto impresso nella mente dell'autore/autrice, il gesto con cui la mattinata iniziava: spesso è proprio quello in cui la maestra indossa il grembiule (in un altro ancora si cambiava le scarpe)... mi piace, e mi ha fatto pensare che io invece ricordo tante cose della mia maestra ma non qualche gesto "rituale" particolare...

Buon Natale a te e al tuo cagnolino, Flavia, e auguri a tutti i miei "compagni di classe virtuale" :-))
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente flalia

#18    24 Dicembre 2008 - 18:06
 
Mia cara ti lascio i miei auguri più affettuosi di Buon Natale.
Love&Peace
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#19    24 Dicembre 2008 - 19:38
 
Grazie degli auguri, sono contenta che ginni, che non ha ancora un blog, vi sia piaciuta, perché ci siamo scovate a vicenda per caso su Appunti. E' un'amica speciale.
Questo post era un regalo sia per lei che per tutti gli amici della combriccola della Carta Scritta.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente flaviablog

#20    25 Dicembre 2008 - 22:38
 
Letto in ritardo, ma confermo le impressioni degli altri. Denso e ben scritto. Proprio brava questa ginni!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente carloesse

#21    26 Dicembre 2008 - 10:27
 
Cara ginni arrivo in ritardo e di corsa, come faccio sempre:) Una frana.
Che dire? Ormai è stato detto tutto.
E' bello e porta lontano, silenzioso e potente come un tappeto volante.
Come la buona scrittura che ti porta ovunque e in ogni momento. E questa è la magia.
Un po' come la neve che ricorda la manna.
Auguroni di ogni cosa buona e per sempre così.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente sgnapisvirgola

#22    30 Dicembre 2008 - 13:05
 
Ginni era partita per la montagna e presumo sia ancora lì. Era stupita ed imbarazzata per i bei commenti, tutti meritatissimi. E' veramente un bel narrare, il suo.
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#23    06 Gennaio 2009 - 13:46
 
buon anno e...scusate il ritardo.
grazie a tutti
sandra mastore
utente anonimo

#24    06 Gennaio 2009 - 13:57
 
Eccola qui, è tornata e s'è portata dietro la neve, quest'impunita!
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#25    28 Gennaio 2009 - 12:59
 

Grazie Sandra, mi hai fatto rivivere emozioni ormai quasi dimenticate.
Rileggero' ancora questa bellissima pagina.
Guido.
utente anonimo

Commenti