Anni fa avevo un vicino, adulto, maturo. Viveva sul mio stesso pianerottolo. Io stavo con mio papà, mia mamma e il cane, lui con l'anziana madre. Ogni giorno prima di recarsi al lavoro la salutava più e più volte: ciao, mamma, ciao, esco, ciao ciao mamma!
Io trovavo zuccherosa e un po' patetica la cosa, perché, giovane, ancora non ero consapevole della perdita e del lutto.
Più tardi, fatta l'esperienza, capii quel che prima mi sfuggiva: quel saluto ripetuto, insistente, era un commiato per il timore, considerato lo stato di salute e l'età della madre, di non riuscire a darsi un ultimo saluto sereno, anche se inconsapevole.
Imparai. Tardi, ma imparai che tra persone che si amano, ogni silenzio è tempo perso. Ogni livore un errore da correggere. Ogni lontananza un divario da colmare. Gli amici, le persone con cui esistono affinità elettive, si devono di tanto in tanto cercare, quando ci si perde di vista.
Circa una quindicina di giorni fa mi son detta...mi manca Maria Strofa, la sua verve, la sua profonda conoscenza del mondo letterario e le ho mandato un sms.Mi ha risposto il suo geniale creatore. C'è stato uno scambio di email e di idee e ricordi.
Ci si conosce, di penna (elettronica) da anni. Un bel po'. PreSplinder.
Ci si conosce di voce. Curiosità appagata.
Si condivide l'amore per i libri ( ma non la cultura letteraria, la sua vastissima ), un certo gusto per l'ironia sarcastica ( lei simpatica, io molto meno).
Una cosa non ci accomuna: io sono viscerale. C'è invece chi consuma il suo privato tacendone, dietro un bel blog.
Mi sento quel mio antico vicino. Ho salutato Maria ricevendo ieri la sua ultima email.
Ho salutato la più incredibile geniale presenza del web. E non solo. Una delle più chiare e colte menti letterarie che si possano incontrare in una vita.
In una vita lunghissima.
Dedicato a Serena:

padri, libri, cani
