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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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giovedì, 15 ottobre 2009

Con il nastro rosa ( chissà chi sei) di Rossana Massa

Un mio racconto del 4 luglio 2009.
Oggi, tempo quasi invernale, ancora una goccia della bellezza estiva.


Ho appeso in terrazzo una pianta dai grandi fiori rosa.
E' un rosa pallido, appena percettibile, che spicca tra il fogliame verde con una grazia modesta ed insolita.
Ha pazientato che la mettessi a dimora e in questo m’assomiglia. Ha cinque petali, ogni fiore e se sposto la pianta, fiocca, per casa. Così ne raccolgo fiori nel candore del lavabo dove l’ho nutrita e metto mani rosa con rosa, ché tale a quella fragilità mi sento e fingo spine.
Ho appeso, tra due tronchi della felicità che porto alla colonia solare del balcone, dopo le lunghe stagioni vissute a guardare pavimento e soffitto, questa cascata di fiori gentili, che tu mai vedrai.
Da sotto, se guardi in su, nulla si nota.
Balconata nera.
Non si percepisce che tra le righe la ferita profonda che da rossa rosa è diventata, senza imputridire, la corolla rosa che c’è in me. Non s’immagina che, tra fessure, si nasconda la mistura di tenerezza e veleno che ci avvince o che mi avvince, perché sola, tra quel rosa, resto.
Non diverrà accecante nel riverbero.
Non condurrà all’offesa dei sensi la sua sostanza, è rosa, la pianta che non vedrai, è delicata e non abbaglia, da lontano tuttavia non è esangue, non si compiace, si staglia, per la sua immacolata naturale essenza, è rosa, è pace, è assenza.
Ho appeso con due dita la pallida rosa che sono, tra il fogliame protettivo di due vetuste compagne di vita. Salde, nei loro vasi, fedeli e grate, per la poca cura costante.
Guardo di sotto senza lenti e tutto si sfuma e Monet mi si siede accanto.

- Che fai, guardi e non vedi? Meglio così. Tutto si tinge, si confonde e finge. Tutto s’allinea , poi converge e sguscia. La tua visuale s’allunga come l’acqua d’un pennello tondo su acquarello di carta troppo intrisa. Lisa.
- Carta di Fabriano, carta tesa. Fiori da illustrazione di un erbario. Vario.

Ho appeso una pianta quieta, che nel vano muto e scuro del corridoio ha atteso più d’un giorno prima di liberare alla luce una nudità delicata di fiori, sì, ma rosa. Pallido. Di foglie sì, ma verde …chiaro.
E tale sto, tra l’illusione della vita, che vaga qui, sul monitor.
La pianta, che tu mai vedrai, morirà col far del freddo, per sua naturale predisposizione a morire, che è tipico di chi si fa vivente, che tenga accese le sue voglie, o spente.

postato da: flaviablog alle ore 23:49 | link | commenti (20)
categorie: racconto, massa
sabato, 10 ottobre 2009

Il punto di un libro

 Oramai è  trascorso quasi un anno dalla pubblicazione di "Memorie di nebbia selvatica", edito da Sedizioni, Milano, una piccola ed onesta Casa editrice milanese, non un libro autoprodotto ( abbiate pazienza ma mi fa pena chi paghi per vedere un suo libro sullo scaffale) edito in due tirature, di cui la prima senza correzione di bozze, in cui è evidente qualche grossolano errore di battitura ( non ortografico o sintattico perché è assolutamente impensabile che al giorno d'oggi qualcuno scriva, se non per disattenzione, con errori banali al conseguimento della licenza elementare). Una ristampa, senza che la casa abbia una vera e propria agenzia di distribuzione e ciò mi fa piacere. Un numero congruo di copie è stato venduto, senza mio guadagno, in quanto il contratto prevede un utile oltre le 5000 copie vendute. Giusto. Nulla mi si è chiesto, nulla mi si deve se non un ottimo prodotto, anche come oggetto. Formato elegante, bella carta.
Presentazioni:
una ad Asti, con tanto di recensione su "La Stampa", a cura di Armando Brignolo ( che oggi presenta, sempre ad Asti, la sua nuova rivista jazz, che segue la biografia di Gianni Basso );
una ad Alessandria, alla Mondadori, dall'amico libraio/scrittore Enzo Macrì, patrocinata dalla Biennale di poesia alessandrina, massima presenza culturale in città ( recensione su "Il Piccolo" e "Movida");
altre tre in città: libreria Fissore, in coppia con Maria Teresa Valle, giallista dei Frilli ( come fu Bruno Morchio...); manifestazione "Librinpista" a cura del Consiglio di circoscrizione Pista, in piazza Mafalda di Savoia, nel bel locale "Il gusto del cappello", in presenza di un Consigliere comunale, con regalo di una copia del libro alla biblioteca comunale; una terza per radio ( locale, molto ascoltata, Radio Voce spazio)...manifestazioni pubblicizzate dalla bella realtà locale di BlogAl. Tutte a cura di Antonio Silvani.

Una quarta presentazione è avvenuta su un palco, in un contesto spettacolare, estivo, tra le "Note estive" del Comune, una serie di eventi/spettacolo offerti agli alessandrini in città in estate, in compagnia di scrittori, poeti, attori e musicisti locali.Non sono stata presente alle serate in Fiera ed alla festa di BlogAl ed al quartiere Cristo, alle quali ero stata invitata e me ne dispiaccio.

Altre presentazioni a Tortona, Casale, Novi Ligure, Arquata Scrivia.
Ne seguiranno altre, a scemare.
E' ora di sgombrare il campo per altro.

L'esperienza è stata impegnativa ma piacevole, riportandomi a tempi in cui già producevo in tal senso. Iniziai a pubblicare su riviste prima dei vent'anni. Scrivevo già poesie per una rivista milanese negli Anni Settanta, la mia prima performance pubblica in Biennale ( alla presenza di Gianni Toti) risale al 1981, il primo concorso letterario vinto, serio, fu a 12 anni, nel 1967...per un quotidiano sportivo : "La gazzetta dello sport" e sembravo una sorta di bambina prodigio della scrittura ( sarà per questo che ho apprezzato Teresa Ciabatti ed il suo bel romanzo, quest'anno?). Fagocitata poi da relazioni, programmazioni sul lavoro...da verbali, articoli, interventi e relazioni in dieci anni di politica, fece seguito un limbo  assai stanco in cui comunque ho sempre scritto e letto per difendermi dall'imbecillità, la mia e quella altrui, che mi pedina, lo so, lo sento.
D'altra parte m'innamoro virtualmente di scrittori.
Dialogo di preferenza con chi scriva...e non riesco a rapportarmi con nessuno che non legga.

Anche perché da chi non lo fa ( in Facebook, nonostante il filtro nella scelta degli amici, capita purtroppo il cretino aggiunto...) si sentono soltanto ovvietà politiche, recensioni televisive e cinematografiche da  dover piangere da soli in un angolino e mi si chiede infine se porto i tacchi, se vesto sempre scollata e di  quale colore io indossi le mutande.Alla mia veneranda età ( portata benissimo, ripetetelo come un mantra,o vi brucio con il napalm, sono brassima a giocare a Mafia Wars).
Io però sono molto più intelligente che bella ed è notorio che io sia bellissima ( chi osi dire il contrario verrà ucciso, prima o poi, in un modo o in un altro:-DDD),  ed ho consigliato pubblicamente di infilarsi un paio di mutande in testa ( qualsiasi colore va benissimo) e di andare a giocare a mosca cieca sull'autostrada.
Io sto con Claudia Mori. Donna molto abile, astuta, che è stata stupenda ma non se ne compiace.
Io sto con Rosy Bindi, che avrebbe potuto dirigere l'opposizione eppure ciò non le è fruttato rispetto.
Io sto anche con la Carfagna e la Santanché, bellissime e, soprattutto la seconda, capaci.
Io non sopporto più che d'una donna si dica che è un cesso ed allora deve tacere ( detto da un altro - probabile, mi astengo dal giudizio - cesso, per giunta, per cui che ognuno lucidi lo specchio di casa sua).
Io non sopporto neppure che, per eguale ed opposto motivo, si dica di un politico donna che se è bella dev'essere per forza sciocca o puttana.
BASTA.
Sogno un premier donna.
Una Presidentessa della Repubblica.
Donne agli Interni, agli Esteri, alla Difesa, non alla Pubblica Istruzione o alla Sanità o peggio alle Pari Opportunità: tante rogne, molte spese, nessun introito.
Donne che possano essere come desiderano e/o possono: belle, brutte, così così e a cui nessuno chieda come siano le sue mutande. State tranquilli, con chi vogliamo le mettiamo bellissime e le togliamo, anche. E mettiamo fuori il cartello "non disturbare". Senza clamore. Ce n'è bisogno?
E' che i più parlano ma non fanno i fatti.
Del parapartner tutto si può dire, tranne quello. Due mesi di email e mi suonava il campanello, mica pizza e fichi!

Ah, sarò cattolica quando sarà eletta una Papessa e musulmana quando la montagna andrà a Maometto e non sarà una frana preceduta dal seguente sms :

" corri, cretino!"

P.S.: sono misogina.
Trarre le debite conclusioni.


Mai come di questi tempi

...ho visto trionfare una mediocrità così provvista di cresta e bargigli, una stupidità così ben agghindata, un'arrogante imbecillità sedere in scranno ed anche sugli scalini dei poveri. Mai ho sentito, come in questi ultimi anni, il peso della gente vuota sciocca, incapace e boriosa. Mai mi sono sentita con l'arpia sulla spalla come ora. Vorrei essere senza spalle.
Andarsene.
A Mosca! A Mosca! :-)))
Cercasi sorelle...


postato da: flaviablog alle ore 00:21 | link | commenti (6)
categorie:
lunedì, 05 ottobre 2009

Il coraggio di andarsene

Capita di capire che più in là ci sia soltanto l'assuefazione alla morte.
Che troppo si ha dato senza ricevere nula in cambio a tutto tondo, dagli affetti al lavoro, al mondo degli interessi che dovrebbe compensare la banalità della quotidianità.
Che non è questione d'incomprensione ma di reale scollamento da una realtà che non ti valorizza nelle peculiarità e non c'è scelta. Avanzamento di carriera impossibile.Ambiente soffocante per le tue vedute, mancanza di ossigeno per le tue idee e possibilità.
Capita che si ristagni in tutto ciò che non ti piace da sempre: adattamento a gente così così, che ti ripiega come un tovagliolo dando spazio a chi ne sa meno di te.
Capita che l'abbiano vinta i caporali.
Che si debba restare a barcamenarsi tra i mediocri per essere tirati a fondo dal loro omologato grigiore.
Capita che chi è con te non si /ti gratifichi almeno sul piano personale. Che non ti chieda di mettere la guepiere che hai nel cassetto ( e che ti sta benissimo) perché intanto non la vede ed ha il senso estetico di chi non ha raffinatezza alcuna in nulla. Capita che si desiderino rose e champagne.Che tutto vada stretto, anche la vita.La città diventi un vestito logoro.La salute non ti contenga più ,se non hai quel paio di punti fermi oltre l'orizzonte che diano un senso a quello che stai facendo.
Capita che quel che si ha sia uno straccio da conservare soltanto per non restare nudi.
E allora forse sì, o si cambia, o si muore prima possibile per non restare soffocati dallo spreco di sé stessi.

O si cerca il brivido che ti porta via.

E tu non dirmi che hai sempre saputo che il corsetto mi andava stretto, che ho seno e senno debordanti su una figura snella.Che tendo a chinarmi in avanti per non mostrarmi ,per atavica timidezza nel mentre, secondo te, dovrei viaggiare a schiena dritta e sguardo fiero per dichiarare a tutti che ho le *mie* giuste convinzioni, le capacità che mi riconosce chi non si sente inferiore a me e non c'è nulla di male ad esibire anche la femminiltà ricevuta in abbondante quantità e che ho sempre riservato all'amore.

Tu mi dici: attenta all'assuefazione al veleno. Non è vero che non ti uccida stare tra chi non ti ama se ti adatti, semplicemente sei già morta.
Tu hai coraggio, non volti pagina, tutto il libro. Lo prendi, lo volti, lo posi altrove.
Io però, sono una donna.
Io sono stata educata a sopportare l'insopportabile.
Eppure:qui sta il guizzo di libertà, non mi ritrovo quasi mai negli occhi degli altri. Non mi dicono niente. Sono noia nella noia della banalità.
Prenditi quegli occhi lontani, mi dici.
E bravo tu, non sono a portata di mano e andarli a prendere potrebbe essere un viaggio a Samarcanda.
Prendi i miei, mi consigli, a volte,ma vedo che ridi e sai che tra naufraghi intanto non ci si capisce mai. Saremmo marionette. Imiteremmo due che si vogliono e non è vero.


postato da: flaviablog alle ore 06:35 | link | commenti (17)
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