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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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domenica, 28 giugno 2009

Recensioni un tanto al kg

Ho letto, in questi mesi, nel mentre stavo scrivendo il canovaccio del mio noir, che ha il titolo provvisorio di "Robe da bar", un po' di libri, non impegnativi.

 Romanzi. Ebbene, mi sono annoiata, perché erano esangui, pur abbondando nel sangue, magari. Non c'era passione, ma cura del dettaglio sintattico. A volte mancava anche quella, a favore della scrittura scarna, che sembra una brutta poesia.Spesso si scivola nel pulp, che è la dimensione del vuoto più assoluto in cui sembrano agire letterari psicopatici, quando io penso che un tipo mentalmente disturbato e delinquente raffinato, sia un figuro ancora più losco, torvo, intelligente e complesso, che, se proprio volessimo celebrarlo, e non m'attizza( gli sparerei e basta),andrebbe descritto evidenziando sottigliezze. Invece c'è un macello, e boh.

Per contro, girano ancora certi gialletti con un investigatore  ( privato) talmente bravo, che capisce tutto e subito, intanto la polizia brancola nel buio ed alla luce.Senza l'eleganza della Signora in Giallo, però.

Insomma: si sprecano o tutti i luoghi comuni del buonismo, o tutti quelli del...cattivismo.

Non parliamo poi del leccaculismo politico, in cui alcuni personaggi *devono* essere positivi, così come altri negativi. Romanzi in cui le persone di colore siano tutte angeliche, oppure il suo opposto, per una mera faccenda di acquisizione politica della casa editrice. Propaganda elettorale, in pratica, sovvenzionata. Scribacchini al servizio della partitocrazia.

La vita è altro, è una questione di percentuali. Bontà e cattiveria convivono in tutti noi, come la ragione e la follia in quantitativi matematici ( e, probabilmente, misurabili).Credo che qualsiasi bel personaggio vada descritto pensando che sia una mescolanza con prevalenza di tratti.

E lo dico io, che intorno al genere umano sono di un pessismismo cosmico, ma è inutile chiedersi se l'aria è buona, se non c'è altro da respirare.

Non solo, io viviseziono.

Nessuna realtà è per me totalmente degna, così come è possibile io trovi, nell'indegnità, qualcosa che la giustifichi.Mai a priori, però, per veicolare un'ideologia.

Scrittori buffoni.Pennivendoli.

Non faccio nomi, ma alcuni sono noti, altri meno.

E  molti i venduti.

CAMBIANDO ARGOMENTO...

Un regalo, per chi volesse leggere gratis:-)

Un ebook:

http://www.lulu.com/content/e-book/highlander/7332761


postato da: flaviablog alle ore 09:43 | link | commenti (13)
categorie: recensioni
martedì, 23 giugno 2009

Rosalba Signorello

Incontro su facebook un'amica, ci si tagga in quel che si scrive, mi inserisce in una nota, nella quale trascrive un racconto pubblicato sul forum di scrittura : "Inpuntadipenna", da Daniela Micheli.

Il racconto, che voglio qui riproporre, s'intitola :

" Una stagione di fuoco"

di Rosalba Signorello

Avevamo mangiato in un ristorantino di legno che guardava sul mare turchino, accontentandoci di guardarlo da una bassa e larga finestra a vetri, chiusa perché si era ancora alla fine di marzo, ma abbastanza panoramica da riempirci gli occhi di tutto quell’azzurro. Poi però, una volta fuori, il sole ci aveva assalito alle spalle e colpito con quel suo raggio torrido delle ore 15 ora legale, quando, consapevole di dover da lì in avanti declinare, prova a buttar addosso il meglio del suo fuoco.
Cercammo così riparo all’ombra di una tenda da sole davanti a un barettino proprio sulla strada, coi tavolini fuori e qualche vecchierello seduto ad annusare la brezza marzolina. Avremmo preso il caffè per digerire quel po’ po’ di roba del pranzo di compleanno. Mio papà - il festeggiato - le sue figlie - tra cui io - e i nipoti tutti, ci trovammo ad occupare un tavolino e mezzo, quasi due, sconfinando in quello adiacente al prescelto. Un lieve movimento interrotto a metà per via della cervicale irrigidita e i due vecchietti – mio padre e l’avventore già seduto – si riconobbero: “Giovanni!” “Agostino!” e noi, a guardarli incuriositi.

Era tale Agostino un antico compagno dell’Istituto per Periti Agrari che mio padre aveva frequentato oltre 65 anni prima…ma la sicurezza con cui le pupille egregiamente fisionomiste di entrambi avevano eseguito il loro servizio, ci lasciava senza fiato. Sarà l’aria buona, o l’aver dovuto scampare ad una guerra, pensavamo fra noi di seconda e terza generazione, ma questi nostri padri sono davvero speciali. Sarà l’aver studiato insieme la peronospora sotto il sole a picco, ma il piacere di rivedersi è evidente, constatavamo anche. Agostino era su di giri perché aspettava una rumena per l’indomani. Drizzai le orecchie. Aveva combinato tutto da mesi e adesso era alla vigilia del grande giorno. La moglie era morta da qualche anno e i figli erano grandi e accasati: chi gli avrebbe fatto compagnia? Aveva pensato a quella soluzione, così avrebbe dimostrato a tutti che sapeva cavarsela sempre e che non aveva bisogno di nessuno! Mio padre incominciava a mostrare un po’ troppo interesse, una mia sorella sorridente e ammirata di tanta iniziativa senile, che lei colorava di romanticismo e di vitalità inesausta, prestava gentile ascolto, io incominciavo a sentire un vago raccapriccio di fronte a quella novella tratta delle bianche…. e la mia nipotina più piccola saltellava qua e là scattando fotografie. Ce ne andammo dopo aver promesso ad Agostino che gli avremmo fatto avere copia della fotografia sua con papà. Sarebbe bastato passare dal bar, per trovarlo: lui ci trascorreva da anni tutti i suoi dopopranzo.

Dopo qualche mese, ormai eravamo in giugno e il sole aveva raggiunto il suo abituale solstizio, la sorella madre della nipotina accompagnò, stampa fotografica in mano, mio padre al barettino del ritrovo ma di Agostino si era persa ogni traccia. Da qualche settimana non si vedeva più. La rumena? Pareva fosse arrivata e pareva anche che lo avesse convinto ad andare a conoscere i suoi in Romania….sta di fatto che Agostino era come sparito e la porta indicataci come quella di casa sua rimase serrata a ben tre tentativi di ricerca differiti nel tempo.
Più che di tratta delle spose bianche, mi sovvenne col senno di poi, forse dovevasi temere di tratta dei vedovi neri…e più che un inaspettato ritrovarsi, ci si era preannunciata una scomparsa... se era vero che un vecchietto che si cuoceva beato al solicello dell’equinozio, da riammogliato non era durato neanche una stagione, perché squagliatosi entro quello del solstizio.

postato da: flaviablog alle ore 16:43 | link | commenti (9)
categorie: racconto, amicizia, signorello
lunedì, 15 giugno 2009

Recensioni

Ho un comodino di libri, comprati e regalati. Sono 17,  su due pile, 17 che è un numero che porta pure sfiga, in attesa di uno sguardo lungo. Ho letto non moltissimo, ma abbastanza per scrivere ciò che penso di alcuni romanzi letti in questi mesi, di autori notissimi e meno.
Di tanto in tanto, però, mi piace togliere dagli scaffali qualcosa di chi non c'è più. Mi accorgo spesso di prediligere autori morti, ma forse è perché s'aggiunge, a fine lettura, il senso d'impotenza, la tristezza che prende quando sai che non ci sarà più occasione d'incontro, anche se soltanto sulle/tra le  pagine.
Ci sono infine storie sottili, tali da incidersi nella mente e riaffiorare, di tanto in tanto, tra le varie letture. Ad esempio da un po' mi tormenta lo ...spettro dello scheletro nell'armadio e vorrei scrivere come Maugham. L'ho letto nel 2004. Pensa te.

postato da: flaviablog alle ore 17:03 | link | commenti (6)
categorie: recensioni, vita, lettura, romanzo, maugham
domenica, 14 giugno 2009

Sto con Sergio

La relazione è nata un po' di tempo fa, ma c'era del lavoro da svolgere, di conseguenza non avevo  molto da dedicargli. Non solo, quando l'ho incontrato stava con altri tre amici al bar, per cui non è che gli occhi mi siano subito andati su di lui. Sergio era uno dei quattro e basta, anche se il padrone del vapore.
Gliene sono capitate tante, non poteva non attrarre la mia attenzione, anche  se buona parte delle sue disgrazie è colpa mia. Non sono lacrime di coccodrillo, anche Sergio è contento così. E' un masochista? No, tendenzialmente, no. Non può sottrarsi alle mie intemperanze. E' vero che ho intenzione di trascorrere se non una notte qualche serata con ognuno dei suoi amici, ma non per questo mi posso scordare di lui. Metterlo da parte.Vedremo in ogni caso che farne.
Non è neanche il mio tipo, tra l'altro.
L'ho soltanto inventato.
Sergio è un personaggio del romanzo che sto scrivendo.

postato da: flaviablog alle ore 22:59 | link | commenti (16)
categorie: racconto, uomini, romanzo, massa
sabato, 13 giugno 2009

Sogno di essere nuda, Rossana Massa

Per i più pigri, riporto qui il mio racconto ( sul blog di Gaja Cenciarelli, tutti gli altri partecipanti alla rassegna Auroralia)



SOGNO D'ESSERE NUDA
di ROSSANA MASSA

“Ho sognato anche questa notte d’essere nuda!”.
Mia madre me lo confessa sconsolata.
Io, sorrido.
Sposto dalla fronte una ciocca ribelle, di capelli lunghi e ondulati. Mi sembra un sogno sciocco, assurdo, nella modalità descritta.
“ Ho sognato ancora d’essere nuda e trovarmi per strada, tra estranei, ho soltanto una camiciola che tiro giù, davanti e dietro e corro, fuggo…!”
Sorrido, ancora. Per me, poco più che trentenne, essere nuda dà una certa ebbrezza. Mi sento bella, paga di me, seduttiva “come una torta di panna montata, tutta contenta di non essere stata mangiata”, così come cantava Lucio Battisti. Mi piace mostrarmi a chi già so che non mi avrà mai, magari per vendicarmi di chi mi abbia invece avuta senza meritarmi, se sono qui a più di trent’anni, in casa, con mia madre, a parlare dei suoi sogni e dei miei.
“Sogno di essere infine nuda sotto gli sguardi impietosi degli altri. Ho perso tutto, sono totalmente indifesa”. La voce è concitata, lo sguardo perso nel vuoto di una sottile disperazione, che presto si stempera in un sorriso. Riprende, mia madre, a pulire fagiolini.
Mi alzo dalla poltrona, sulla quale ero stravaccata di sbieco, lanciando una ciabattina per aria. Replico.
“ E’ la tua paura della miseria. Viviamo da pezzenti per la paura di diventare ancora più poveri. Temi le brutte figure, l’essere giudicata.”.
Non mi risponde. Guardo il suo corpo che fu sensuale, carico di un magnetismo animale che non ho mai posseduto, anche se più snella, più alta, ma meno torbida; in me essere attraente è una mossa studiata, non mi riesce naturale. A lei bastava stirare in sottoveste, discinta, per essere irresistibile.
Ed ora è sfatta. Precocemente grossa. Obesa e timorosa che tutto ciò, che costituisce la sua massa debordante e resa tale dall’incapacità di difendersi dalla vita, sia sotto gli occhi di tutti il segno inequivocabile d’un fallimento a tutto tondo. Tondo come un Botero.
Odio la sua rassegnazione al sacrificio, ciò che l’ha oscurata agli occhi della bellezza, che sembra oramai risiederle soltanto nel bagliore azzurro di due occhi mai spenti. A volte persino alteri, quando è felice. Nei momenti di gioia le torna lo sguardo a fessura di chi sa giocare con la bramosia maschile, perché sa che gli uomini vogliono tigri da domare per farne gatti.
Sette anni dopo siamo in Ospedale. E lì, dietro un vetro, la vedo, totalmente nuda, sotto uno scarno lenzuolo, con aghi conficcati nel cuore, con le mani tentare di coprirsi dallo sguardo di medici, infermiere e noi tutti, al di là, a guardare.
Il sogno diviene premonizione di Cassandra nuda. Mi chiamano. Il monitoraggio cardiaco testimonia la fine. Entro, sola. La rianimano per un attimo e dice con foga qualcosa che non capisco. Aveva ragione. Nuda. Così, sotto gli occhi di tutti lascia questa valle di lacrime. Quella stessa notte, mi sorvola. S’allinea parallela al mio corpo disteso sul letto e ne sento sospeso il respiro sul viso. Caldo. Ora vola conscia della sua ragione, libera e giovane.



postato da: flaviablog alle ore 18:22 | link | commenti (19)
categorie: racconto, web , scrittura, massa

Auroralia: Costantini/Falcone; Massa

Oggi tocca a noi.

" Tu come tutte le altre" Costantini/Falcone
"Sogno di essere nuda" R.Massa

su www.sinestetica.net by Gaja Cenciarelli

postato da: flaviablog alle ore 18:19 | link | commenti
categorie: racconto, scrittura
giovedì, 11 giugno 2009

Mi sento


come dopo l'esame di maturità. Avevo avuto 60/60, per aver portato involontariamente, oltre ad italiano e storia, filosofia. A quei tempi  ( era il 1973) si portavano  agli orali  due materie, una a propria scelta e l'altra a discrezione della commissione. Chiesi italiano e filosofia ( la mia materia preferita in assoluto), ma mi diedero storia, oltre all'italiano. Avevo avuto un nove di italiano scritto ed un sette di latino ( ma era uno dei voti più alti ottenuti dalla classe) e la Commissione voleva verificare fino a che punto fossi preparata di una materia che non avessi scelto, per vedere se meritavo davvero il massimo.
Io, per conto mio, non volevo neanche più presentarmi all'esame ( m'avevano tolto filosofia!!!) orale, perché sono facile all'Aventino, se qualcuno mi "offende" veramente.Il membro interno strepitava: ma cooomeee! Non si fa così! Proprio Leeeiii ( era un prof che dava del lei agli studenti).
Insomma: mi misi un completino rosa pallido, pantaloni che per indossarli era necessario coricarsi sul letto e trattenere il fiato e magliettina con le manichine a sbuffo, sandaletti e borsa bianchi e andai a scuola, dopo aver ripassato tutta storia in poche notti fresche (eravamo a luglio).
Arrivai lì, con il mio fisico sottile, i capelli fino al sedere, gli occhi truccatissimi e le unghie lunghe così ( ero disarmante, nell'allontanare da me qualsiasi atteggiamento binettiano )e portai tre materie. 60/60 e bacio accademico, come all'Università ,del Presidente della Commissione ( un prof universitario genovese, che non reincontrai mai più, perché m'iscrissi a Torino al Magistero, scegliendo pedagogia ad indirizzo filosofico).
Ebbene: ci fu chi disse che ero delle stesse idee politiche del Presidente ( errore: era un destroide, individualista, mi consigliò di leggere Heidegger, nel mentre io facevo parte del Movimento studentesco ed ero rappresentante di classe, anarcocollettivista a modo mio); qualcuno insinuò che fosse il mio papy ( per usare termini odierni), quando io ero timida, fedelissima al morosetto da un anno e mezzo e persino vergine;quanto al morosetto...s'eclissò. Alla mia telefonata gioiosa rispose: " e chi la tiene più questa"!

Mi lasciò per una commessa, che da adulta  ebbe poi un sederone ( e seno scarso),  alta un metro e un tappo di gazzosa,per il quale per fargli il giro intorno era necessaria la bicicletta e che lo fece anche cornuto ( sposò un altro). Anch'io però, poi, tra un errore ed un passo falso, mi fidanzai con tutt'altra persona.

E così continua.
Scrivi un libro? T'arriva addosso molta stima, degli incoraggiamenti ad andare avanti, voglia di fare, complimenti.
Nel contempo l'invidia si taglia con il coltello, piovono insinuazioni e gli uomini s'arroccano.

Che dire? Ho nuovamente 18 anni.


postato da: flaviablog alle ore 22:30 | link | commenti (13)
categorie: amore, ricordi, vita, uomini, scrittura, valori, attualità
mercoledì, 10 giugno 2009

A casa mia libri e quadri, Maestri e Margheritine

A casa mia ci sono libri, tanti e quadri appesi nel poco spazio ( ma ne avrei molti ma molti di più, se li stanassi dai loro nascondigli). A casa io e mio padre, incessantemente, abbiamo sempre letto e dipinto, dipinto e letto. Io, in realtà, cominciai presto a disegnare ( matita, carboncino, sanguigna, seppia) e... scrivere.
A casa mia ci sono mobili ammassati e vecchi, quel che resta di un appartamento più grande. Tra libri e quadri, armadiate di vestiti e scarpe, che sono una gran bella consolazione, per chi considera il corpo qualcosa di cui avere cura ed agghindare, perché faccia parte d'una risultante armoniosa del bisogno estetico del vivere. Tra questo e quello, i profumi che colleziono da almeno 15 anni. Ne avanzo un dito e lo conservo. Svanisce, inacidisce, si concentra e sbrana chi lo annusi. Non voglio saperlo; conservo, conservo e basta. Bellezza dell'odore, della confezione, del ricordo a cui un colore o un profumo mi riportano ( e non sempre bello).
A casa mia il tempo sembra trovare una sua immobilità: da bambina amavo poco giochi movimentati e rumorosi, allora leggevo e disegnavo; da ragazza m'adattavo a compagnie chiassose, cercando però sollievo nella lettura e soprattutto nella scrittura. Tutto e tutti diventavano personaggi d'un diario fitto di avvenimenti. Erano ben delineati, sottolineati dalla cronaca spietata e puntuale della realtà.Di tanto in tanto s'apriva un sogno. Di solito, i soliti e mi si perdoni il bisticcio, ma sono rimasti immutati. Sono sogni personali, riconducibili ad un certo perfezionismo affettivo estetico: immaginavo il mio compagno come l'uomo perfettamente speculare a me, una sorta di Dorian Gray intento a leggere, scrivere, disegnare o dipingere e restare, con me e come me, appeso a mezz'aria tra il personaggio e la persona. Oltre il confine delle umane miserie fatte di umori, d'animo e liquidi, ché l'umano materialmente animale mi ha sempre fatto un po' senso, così limitato, carnale, per nulla passionale, così preso com'è dal nulla tangibile. Corre, sbuffa, suda, ingoia, spreme. Una ridicola macchina che trova la sua nobiltà nel momento in cui sorride, gode e produce bellezza, si distacca quando vuole da un mondo che desidera l'immortalità attraverso la riproduzione, il potere, la miserevole follia sociale,quando la perfezione va invece cercata dentro di sé e nelle cose, create dalla parte migliore di noi, che "realizza", che "fa", che "comunica", ma non all'universo mondo, soltanto a chi sa entrare in sintonia.
A casa mia, libri per scapparci attraverso. Fuggire da tutto e tutti, per un mondo parallelo e totalmente mentale, perché mi irrita vedere ciò che ho pensato persino diventare cinema o teatro e morire tra le braccia dell'immagine che, invece, se c'è, è colma di sé. Non è la trasfigurazione che d'un concetto o d'un luogo. Non rappresenta, incarna. E' tronfia.
A casa mia i libri son sempre stati:
stanze;
porte;
nascondigli;
alberi;
tane;
schermi;
scudi
e mai ne ho finito uno senz'averne immediatamente un altro pronto, di riserva, chiuso, da leggere.
Ora s'accumulano, sul comodino, quelli stampati; altri invece m'invadono la testa aspettando che li scriva,perché non ho più come migliore amico il diario, da rileggere ogni giorno per fare il punto della situazione, sarà perché so che la situazione è di stallo, non si muove e forse è già morta.
Morta di noia ad aspettare che l'affresco sul soffitto della mente s'inveri e spariscano gli stolti e gli inutili, lasciando però di sé manciate di oggetti e servizi, il buono che l'umanità produce là dove ci conduce: alla fine del viaggio in cui sei stato non quanto hai amato, ma quel che sei stato amato ed allora spero, nel mio caso, conti più la qualità della quantità, ché l'amore altrui io proprio non l'ho cercato.Me ne stavo in poltrona a leggere, aspettando che arrivasse lo scrittore, magari a togliermi il libro d'avventure per dirmi: ecco qui, sono io l'avventura. Senza di me, nessuna storia. Allora credo che lo avrei amato.Peccato che, ora come ora, io ami soprattutto tutti autori già morti.
Io scrivo, e scrivo per me. Che il pubblico s'inginocchi e mi segua carponi, perché il passaggio è stretto, ma poi porta nel mio mondo e lì, attenzione, c'è uno spreco di tappeti, di dolci e profumi, ma lo spazio è minimo. Lo spazio è intimo, è un bozzolo illuminista di vanità occidentale dove Tu sarai un Re e Tu , chiaramente, la Sua Regina. Potrei invece trafiggervi. Scrivere storie in cui l'amore finisca in croce, ma sarei blasfema. L'unico grande Amore c'è chi l'ha già scritto in croce e scriveva da Dio. Finirei d'uccidere soltanto miseri uomini e donne ancor più misere, perché a queste metafore di boria soggette.
A casa mia libri, tanti e quadri. Paccottiglia.
Vuoti a perdere dell'Io.
Ed Io, che dire ancora?
E' stanco.
Inizia ballando una mazurka, tutt'allegria e banalità, si racconta con l'animo modesto ed ammiccante, in tono amicale e confidenziale,ma poi finisce sorvolando paludi, diventa un Chagall, s'anima di donne imbambolate ed idoli cornuti e sembra un'allucinazione, quando è invece la rovinosa realtà dei fatti.
Tu, Dorian, per non pensare al domani, vendi il ritratto. Servirà a non pensare ciò che sarà ed io, invece, resterò ad essere la lettrice in poltrona, ma in una scenetta ripetuta almeno quattro volte, in cui qualche buon enigmista possa individuare le differenze.
Io non sono una scrittrice, ma il quesito con la Susy.
Trova il pezzo della tua vita fuggita, è nascosto nel mercato sottostante di cineserie e poco lontano c'è la fermata del tram.
A casa mia, libri in cui c'è di tutto, da buone norme per coltivare i giacinti, a romanzi immortali per lettori caduchi.
A casa mia ci sono quadri, che mostrano una realtà immortalata nella sua pesante e matura bellezza, da chi resta fotografato invece, nella mia mente, nella consapevolezza della misura sempre più stretta del sogno. Non aveva mai venduto il *suo* ritratto.

Rossana Massa

Dedicato a mio padre e a Maria Strofa ( Carlo Berselli)

lunedì, 08 giugno 2009

Previsioni elettorali

della Signorina? Azzeccatissime.Chi vorrebbe il bipartitismo, più che il bipolarismo, dimentica di essere popolare popolare popolare, perché è intento ad essere troppo snob troppo snob troppo snob oppure banale e volgare volgare e banale.

E intanto vincono Di Pietro e la Lega.
E l'UDC? Daghela avanti un passo!

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categorie: attualità
domenica, 07 giugno 2009

Siete tutti ( o quasi )nominati


Il quotidiano online

http://www.corriereal.it/ 

di Alessandria e provincia ospita un mio racconto, "In barchetta sul Tanaro", che apre "Memorie di nebbia selvatica", sedizioni, Milano
 nella pagina  "Un racconto alla settimana"


curata dallo scrittore Angelo Marenzana


Tra le esperienze di scrittura trascorse, ho voluto ricordare anche la scrittura di web, la partecipazione alle rassegne su blog, citando Remo Bassini, Laura Costantini, Cristina Bove, Massimo Rainaldi.
Non era ancora iniziata Aruroralia, presso www.sinestetica.net di Gaja Cenciarelli...

Ho menzionato anche la partecipazione, in questo blog, ai racconti di scuola.

Avevano partecipato 45 autori, uno più bravo dell'altro, noti ...e no! :-)



UN RACCONTO ALLA SETTIMANA






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