Sono stata a Torino, per cose mie, riconoscendola soltanto un po', ci mancavo da tanto tanto tempo. Abitai anche per breve tempo, a Torino, ma poi tornai ad esser pendolare, costava troppo mantenermi a studiare nel capoluogo di regione. Torino mi apparve allora grande e ricca, troppo. Da buona provinciale, m'innamorai all'istante di tutto ciò che non si poteva avere, a partire dalla merce esposta nelle vetrine di Via Roma e dintorni. Torino era regale, ma aveva il gusto acido della nobiltà decaduta, bastava un'occhiata ai suoi cortili e la realtà povera s'apriva fetida davanti agli occhi. Ordinato e modesto tutto ciò che invece portava in periferia, ma di qualità data dallo spazio. Augusta , mai angusta. Di Torino colpisce lo spazio, è una città ariosa. Ha per corona le montagne e si vive sotto certi cieli talmente azzurri da far dimenticare che fu città industriale, in primo luogo.
Ora è bella, più bella che pria, città turistica. Ora è infingarda più di prima, che di criminalità ne ha sempre nutrita tanta e basta circolare in certe zone che i ceffi si fanno brutti e tanto, ma Torino resta una Madama di classe. Anche nel mio libro chiamo Torino con l'appellativo di Signora, perché se a Genova, in un caos che non mi piace , ma per fortuna si disperde in lunghezza, le bellezze sono ben celate, bisogna scoprirle, Torino è un ritratto di Gran Donna in posa. Genova è Superba? Torino è Regale ed io in mezzo, a chiedermi che roba padana io sia, tra tanta maestosità.
Faccio gli affari miei, incontro un paio di scrittori e un editore, poi decido d'andare al Museo Egizio, sola, che ho quest'insana mania di gustarmi alcune cose di più se non ho distrazioni. Ebbene, è faticosa, la cosa.
La coda si smaltisce presto, Torino è piemontese, bene organizzata.
Alla cassa nessun'altra attesa ( sono aperti due celeri sportelli) e mi muovo tra due egittologhe che guidano due comitive di bergamaschi e bergafemmine.
Tutto bello, in parte già conosciuto, molto più seducente, (due cappelle però io le farei rifare, dal Ferretti, ché sembrano proprio due cappelle da morto...), lo statuario è maestoso, come la civiltà che ci fa conoscere e di cui i Romani distrussero le influenze con metodo, per scordare quanto Cleopatra fosse stata importante anche a Roma e non soltanto per le doti fisiche. I Romani vollero essere figli dei Greci, così che ci portiamo appresso un rispetto spesso esagerato per la cultura greca, nel mentre poco sappiamo della profonda, materiale, terrena, maestosa, elegante,colta ,civiltà egizia.
Nel mio album c'è un po' di tutto e un po' di niente. Mi son ritrovata, nella prima sala, d'ingresso, ad osservare una mummia, d'epoca molto antica, quando ancora si parlava di mummificazione naturale, causata dal clima. Rannicchiata. Sotto vetro. Tutti ad osservarla. Uomini, donne, bambini masticanti. Tutti a tempestare il morto con telefonino fotografante e macchina fotografica.
Anch'io.
Ebbene: mi è parso che si rannicchiasse ancor di più.
Allora mi son chiesta: il rispetto per la morte è una questione di tempo?
Se il morto è antico è un oggetto?
Mi sono vergognata, ho cancellato le fotografie.
A maggior ragione non ho fotografato le vere e proprie mummie. Non ho fotografato quel tentativo estremo di preservare il corpo, esaltarlo, magnificarlo, conservarlo. Mi è sembrato tenero e dolente.
Tante mummie ho visto, foto nessuna. Ho guardato invece dalla finestra e fotografato quel che si vedeva da lì.
Io resto io, ovunque vada, con i miei principi.
Il male non mi piace.
Ne sono attratta ma non mi seduce.
Un tempo pensavo d'essere fatta di neve e che mi si potesse sporcare.
Ora penso invece d'essere di cristallo.
Se mi si contamina, poi scivola tutto, scivola via.
E' invece scivolata davvero addosso l'acqua minerale rovesciata da una cameriera del caval ad brons an piassa San Carlo lungo la schiena di una signora, al bar, per l'appunto.
Le ha bagnato camicetta, gonna, per giungere a spargersi grandiosa sul cuscino.
La biondina, manco una piega. E' di una generazione a cui non è stato insegnato a chiedere scusa. A dire il vero non è stato neppure insegnato quanto sa di sale lo pane altrui, specie se guadagnato lavorando. Sbagliato. Società trasgressiva? Società di maleducati.
Ho bevuto un tè, mangiando pasticcini.
Pensando che, per indossare una livrea ci vuole un po' più d'eleganza, quella che nasce dall'umiltà di scegliere di far bene il proprio lavoro qualunque sia e... testa bassa, la si può alzare soltanto quando si abbia la certezza d'essere *bravi*. Ma si sa, io sono una bacchettona.