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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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mercoledì, 29 aprile 2009

Io ho in odio il semplicismo

Io ho in odio il semplicismo, perché è figlio e della scarsa meditazione e dell'opportunismo pigro.
Ci sono persone che abbracciano d'una ideologia quelli che hanno identificato come principi teorici, senza farne un esame e riesame periodico. Ci si siede, ci si accascia su alcune affermazioni nebulose di fondo e non si va al nocciolo di nulla. Ed ecco atteggiamenti sinistrorsi inficiati da un buonismo veterocattolico nel quale neppure la Chiesa crede, nei fatti; ed ecco una destra arroccata su nostalgie che serpeggiano, spesso veicolate da persone che non hanno neppure l'età per ricordare qualcosa o qualcuno. Ecco i pacifisti che sventolano bandiere del Che, senza ricordare che fu un guerriero, soprattutto e forse nient'altro che un perenne guerriero. Non c'è speculazione filosofica, spesso neppure buon senso o, a volte, c'è una situazione d'appartenenza tale che lega le mani, per cui si è diventati stendardi umani di opinioni che non si condividono più.
La superficialità mi irrita e la vedo persino in chi, gli scrittori, non dovrebbe servirsene; dovrebbe invece rifiutare di aderire a dei modelli imposti di adesione ideologica acefala, invece mi vedo riprodurre all'infinito santini, icone, ciarpame e paccottiglia.

postato da: flaviablog alle ore 12:45 | link | commenti (21)
categorie: politica, libri, web , scrittura, polemica, interiorità
martedì, 28 aprile 2009

Alluvione


Scrivo sintonizzata su una radio locale, che ascolto qui, in rete wwwradiogold.it on air.
Situazione di emergenza. Il Tanaro ha invaso alcuni quartieri periferici e ha già allagato case e cascine, è pronto un piano d'evacuazione dei quartieri a rischio. Io non abito  attualmente in uno di essi. Ricordo bene l'alluvione, terribile ,del 1994.
Ponti chiusi, l'ondata di piena è prevista ora. Si riaccendono polemiche tristi su un vecchio ponte, qualcuno si chiede se reggerà, intanto scorrono rami e tronchi sotto le arcate, perché i fiumi non sono adeguatamente puliti. La Protezione civile deve decidere in questo momento se un intero grosso quartiere deve essere abbandonato o no.



postato da: flaviablog alle ore 10:53 | link | commenti (16)
categorie:
sabato, 25 aprile 2009

25 aprile ( e domani 26!!!)

Un tempo a casa mia era festa grande. Mio padre "ci credeva". S'andava in gita, in tre, alla Benedicta, a rendere onore ai martiri partigiani. La mia terra e la mia famiglia aveva dato, in proposito. Se ne parla anche nel mio libro, di comunismo libertario e di confino ad Ustica. Si partiva, noi tre ed il cane, per arrampicarci per un luogo verde e punteggiato di fiori e con il cuore in gola si arrivava invece sul posto dell'eccidio, che era nell'insieme bello ed orribile. Esteticamente piacevole, in mezzo alla natura, superbo, a suo modo, come gradevole è la campagna tra Piemonte e Liguria. Nel significato,invece, atroce.Un cimitero colmo di morti prima d'essere defunti. La sofferenza faceva marcire un'aria diversamente buona. Ed ogni volta a mio padre si spegneva in volto la speranza. Il mondo che stava pian piano strutturandosi dopo la Seconda guerra mondiale, tolti gli entusiasmi della ricostruzione, era un coacervo di corrotti e corruttori. Chi era morto, in nero o in rosso, spesso un illuso in buona fede e non sempre neppure una brava persona. Spacconi in camicia nera contro disperati in camicia rossa. Guidati entrambi da rabbia e speranze umane, troppo umane. La ragione era a sinistra, ma tra i partigiani molti lottarono anche in nome di Cristo.
Insieme tuttavia di quest'Italia avrebbero fatto ben poco, se non fossero sbarcati gli Americani, che a sinistra si scrivevan con la kappa, fino a ieri o quasi. Calando un velo pietoso su Clinton e tirandogli su i calzoni, ora è Osanna Obama nell'alto dei cieli.
Che dire?
Tutti morti per amore, per necessità, per illusione.
A tutti una carezza, ma soltanto ai buoni.
Agli illusi più puliti.
Oggi credo che andrò al cimitero a trovare i miei, di illusi nella vita, a dir loro che, se non muoio in nottata, a 54 splendenti ci sono arrivata e devo aprire tutti i pacchetti dei regali ricevuti ( il compleanno è LA FESTA) e fare tra oggi e domani cose che mi piacciano davvero tanto, che abbiano *per me* un significato profondo, perché questa è la *mia* festa e null'altro conta, per chi ha riposto la sua causa nel Nulla, in mancanza di meglio.
Questo Paese avrebbe bisogno d'amore, come tutto e tutti. Questo Paese per sé stesso, per i SUOI, anche se sappiamo che vi comanda la mafia, equamente seduta a destra e a sinistra, spalmata su tutto il territorio nazionale, ma la gente, modesta e non intrallazzata, che s'arrabatta e campa come può c'è ancora, anche se pare non interessi a molti, in politica. GENTE ITALIANA.

postato da: flaviablog alle ore 13:25 | link | commenti (34)
categorie: amore, vita, storia, attualità
mercoledì, 22 aprile 2009

Presentazione ad Alessandria


Per la legge di Murphy sul parrucchiere, il giorno della mia presentazione pioveva e non soltanto sui nostri volti silvani, pioveva sui miei capelli "phonati", anche perché al giovedì faccio il tragitto casa /lavoro quattro volte, di conseguenza sono andata al mio appuntamento con la gloria pettinata come mia zia Carlotta, se ne avessi una. C'era gente, tanta, per la media delle presentazioni, una trentina di persone. Alla fine c'era anche un mazzo di orchidee bianche, per me.A casa anche un vaso rosa degli stessi fiori, da parte di chi non ha potuto esserci di persona. La parola fluiva. Strano, io odio parlare in pubblico, mi assale un disagio fastidioso, che vorrebbe mi trovassi ovunque,  tranne lì e cominciò a manifestarsi gli ultimi anni della mia attività politica. Perché? Non ci credevo più. Dicevo aria fritta. Recitavo un credo non mio.Invece ciò che scrivo lo conosco. Io scrivo chi sono. Io sostengo che sia meglio fare libri che figli da quand'ero diciottenne ed avrei amato una vita così, magari con un compagno che condividesse le mie passioni o a queste s'affiancasse, con la morbidezza di cui sono capaci più spesso le donne. Alla presentazione anche una blogger, per pochi minuti, per cui non ha assistito, era di passaggio.Era forse venuta a vedere come fosse La Signorina, spero di non averla delusa.La presentazione s'è replicata per radio, al sabato, dove sono andata in studio grazie ad un amico di recente acquisizione, che ha trovato bello il libro e l'ha presentato sottolineandone una frase: mai avvolgere un dolore vero nelle bende dell'ipocrisia.
Ragazzi, sarei una mummia, ché di dolore, anche assolutamente gratuito, tanto ne ho visto.

Sono in giuria in un premio letterario. Ho votato con apprensione. Sarà, spero, una bella kermesse cittadina, prevista per maggio. I libri aiutano a vivere e a sopravvivere. Non c'è altro, forse, nella vita.


postato da: flaviablog alle ore 10:36 | link | commenti (8)
categorie: amicizia, romanzo, affetto, memorie di nebbia selvatica

Le donne hanno bisogno di una moglie

Vado, di solito, alle presentazioni di libri ed alle conferenze, nonostante il cazzeggio abituale su facebook, credo sia noto ai più che sono più cerebrale che altro. Ebbene: gli uomini oratori, che siano scrittori o politici hanno spesso uno sguardo portante ed adorante che li sostiene. Un sospensorio fatto in forma umana. Un'amorevole presenza consolatrice. Un'ombra che rende loro la vita prosaica piana, perché l'artista ed il pensatore possa dedicarsi al lavoro ed alla sua confezione. Se lui parla lei se ne bea, seduta di fronte e quasi timorosa che, in platea, ci sia qualcuna altrettanto innamorata dell'abilità o della prosopopea di siffatto genio della comunicazione ed altro.
Alle donne non succede mai. Vanno a parlare sole.
Presentano libri sole.
Se va loro bene il marito è a lavorare.
Hanno un'amica di sostegno o salvataggio, a volte.
S'aggrappano con lo sguardo a chi sorride loro, o mettono il pilota automatico e sorridono, loro, a tutti e a nessuno.
Le donne, dietro, hanno il vuoto.
Le donne avrebbero bisogno di tornare a casa e trovare letto fatto e cibo pronto. Avrebbero necessità d'entusiasmo, di qualcuno che dica loro SEI LA MIGLIORE, anche se è vero così così. C'è la mamma al massimo,che si presenta in questa foggia.
La differenza è che morta una mamma, un uomo se ne fa un'altra, ed a volte ne mantiene due in contemporanea, quella che gli ha dato i natali e chi se l'è sposato. Gli uomini passano dalla mamma che allatta a quella che tromba e noi, invece,ci stringiamo le spalle o, quiete, ci affidiamo alla gente.

postato da: flaviablog alle ore 09:45 | link | commenti (18)
categorie: donne, appunti, uomini, scrittura, affetto
domenica, 19 aprile 2009

Il Ritorno della Signorina


Assentatasi per svariati motivi, dalla preparazione della presentazione ad Alessandria, che mi stava particolarmente a cuore, dalle vacanze pasquali trascorse con il Signorino, alla presentazione attraverso la radio locale credo più ascoltata, ad altre attività di lavoro e/o passatempo, aggiungiamo per buon peso del cazzeggio spensierante su facebook e nuove conoscenze locali...annuncio che La Signorina sempiterna tornerà, con le sue avventure claustrofobiche, nella teca di cristallo di un blog. Peccato non poter caricare più foto. Provvederà.

Non solo, tornerà con il suo alterego: la Vedova Tirelli ( ovvero: la donna che avrebbe desiderato essere e non è, perché ha trascorso decenni della sua vita da Candy Candy. Me lo ha ricordato anche una foto degli Anni Novanta pubblicata da una mia amica di fb, avevo una testa che un cugino di campagna al mio cospetto sembra pettinato all'umberta).
Ho scoperto che alle mie presentazioni la gente, poca o tanta che sia, sorride, eppure nel mio libro ci sono anche appunti atroci, osservazioni amarissime, con la convinzione però che sostanzialmente gli Dei si divertano a farci sburattinare nel bene e nel male.

BUONTEMPONI!


postato da: flaviablog alle ore 12:27 | link | commenti (14)
categorie: amicizia, massa, memorie di nebbia selvatica
venerdì, 10 aprile 2009

Lutto nazionale e cose così

Capita che lo sgomento sia tale da chiedersi che ne sarà di questa gente, come sopravviverà al trauma, ché a volte pare che tutto passi nella vita, in realtà lascia una traccia indelebile, che non sempre è visibile. Capita che sia comunque Pasqua e la gente abbia voglia di Resurrezione, e non soltanto cristiana, di primavera e di vita, sia chi è giovane e sprizza energia da tutti i pori e sia chi, forse anche a maggior ragione, ha già toccato con mano la labilità dell'esistenza. Capita che qualcuno sembri totalmente ignaro di tutto e ti fermi per strada e t'informi sui suoi programmi vacanzieri e ti chieda dei tuoi, quando io non chiedo mai nulla di tutto ciò: non m'interessa e mi muovo di rado, soltanto in treno e mai lo farei quando tutto il mondo si muove, è più forte di me, odio le masse ed a volte anche la Massa :-), ma ho imparato a conviverci. Capita che durante le feste prenda la nostalgia di chi non c'è più e mi ritrovi a dire: "mia madre mi praticava un foro sotto l'uovo, perché non resisteva fino a Pasqua, doveva scoprire la sorpresa, ed io ci restavo male, bambina diligente e bacchettona , come son restata ( in apparenza, in realtà io sono luce e tenebra, come tutti)" e mi ritrovi a dirlo ad un'amica, bionda e giovane, madre di una bimba di otto anni che mi risponde: " lo faccio anch'io!!!". Tutto ritorna, ricompare, si ripete, è umanità uguale a se stessa.
Cambiano i tempi ed i suonatori, ma la musica della vita è sempre la stessa, così che si confondono note diverse, ma non sono stonate: è la ( tragica) armonia dell'universo. Dove c'è morte, dev'esserci ricostruzione. Io ascolto la tv cianciare, spesso non guardandola, ma mi ha colpita una frase, detta in un tg : " gli ambulanti stanno cercando un luogo dove riprendere l'attività". Sembra banale e poco, ma è voglia di ricominciare. Le bare vanno sepolte, inesorabilmente. Tutte, le loro e le nostre, quel che era e tutto quello che, nella vita, non sarà, bisogna guardare avanti, finché non arrivi il buio per tutti. Qualcuno sempre, resta, a chi rimane, la fiaccola della vita.
In questi giorni penso che il mio Paese è, sì, proprio il MIO PAESE. Non sono cittadina del mondo, se non perché ormai tutto è vicino e, in parte globalizzato, in bene e in male, ma io resto Qui. Sono una che resta, che non se ne va, neanche con la testa, se non per poco, per la necessità di star bene, sfruttando l'esistenza , com'è istintivo nel mio essere animale: mi piace la vita, ma modulata sulle note individuali. Questa è la MIA terra ed io ne sono una qualsiasi...pianta.
Seppellire i morti è un dovere, ma lo è ancor di più disseppellire i vivi dal dolore.
Ricostruire, ricostruirci.

AUGURI

postato da: flaviablog alle ore 14:42 | link | commenti (30)
categorie:
lunedì, 06 aprile 2009

Il libro è arrivato,"Memorie di nebbia selvatica".

Ristampato,  steso in stile dialogante, perché diario " di ringhiera", com'è stato descritto, resta, perché è questo ciò che vuole narrare: come due generazioni di poveri hanno lottato, seguendo la lezione gramsciana dell'affrancarsi attraverso le parole ( non si può combattere un padrone "che ne sa sempre di più")per diventare da proletari a piccolo-borghesi, per tornare al punto di partenza, ma come usa oggi: patinati, tanto da non sembrare dei semplici, senza risorse. Inizialmente d'una moralità cristallina , perché quando si è poveri non c'è scelta: o si sceglie il baratro e la bruttura, oppure si lotta in direzione dell'avanzamento sociale e morale, disprezzando quelle mollezze a cui, sotto sotto, si aspira , cioè essere avvolti dal vento caldo e rassicurante della borghesia, per corrotta che sia, così che nel corso dei decenni chi nacque timoroso o di Dio, o del giudizio degli uomini, imparò a concedersi qualche stramberia volgare da "ricchi". Sguazzò nel tradimento, nelle trasgressioni, nel gioco ambiguo delle parti, ma, dopo aver fatto tanto l'imbecille in privato approdò a comportarsi scorrettamente anche nella gestione pubblica  e s'accorse con orrore, ma già si era negli Anni Novanta, d'aver raggiunto il Benessere e la corruzione che spesso trascina con sé. La Rivoluzione, diceva Mao, dev'essere un processo permanente. Aveva ragione, è un buon concetto. Dobbiamo applicarlo ogni giorno a noi stessi e "rivoluzionarci" un tantino, dì per dì, tenendo ben ferme le radici ad un suolo saldo: quello dei nostri principi.

Purtroppo, si sa, ogni principio ha una fine. Ognuno di noi sa bene di quale peccato è solito macchiarsi, quali siano le sue debolezze ed è bello poter narrare e narrarsi con sincerità. Ecco ciò che non mi manca: la vergogna.

Io non temo raccontarmi. Io spiattello la mia verità sulla storia della mia città e del Paese ed i miei personaggi siete Voi, proprio Voi, quelli che s'incontrano ogni giorno per strada e non sono né particolarmente importanti e riusciti, ma neppure d'una disgrazia talmente pittoresca da far storcere la bocca a culo di gallina a chi ama immensamente la miseria altrui. C'è dignità, ci sono pettegolezzi e c'è un po' di ghigno sarcastico come un pizzico d'ironia elegante. Entrambi stan bene a condire il vissuto quotidiano, dove non succede NIENTE, se non la VITA.

Io scrivo di nulla. Io scrivo di come l'Italia sia arrivata a noi dagli Anni Venti ad ora in un luogo grigio e provinciale. I miei personaggi sono il niente e personaggio sono anch'io, perché il libro è un DIARIO; un "Amarcord", un com'eravamo padano, che sa di biciclette nella nebbia.

Io parlo di gite al fiume, di vita di ringhiera, di desideri della gente degli Anni Sessanta e della grande Illusione che comportò, degli Anni di piombo ed il loro aspetto idealista quanto di quello frivolo. Parlo di vecchie 1100 e di lambrette, del DDT e dei primi buondì,dell'hully gully e di Lucio Battisti, di femminismo e d'anarchia, di politica e religione,di minigonne e di mascara, ma anche d'amore intenso e morte fosca ( ben difficile separarli, tanto si tengono stretti), di corna e funerali ridanciani, di lacrime e disperazione.

Il tutto avvolto nel caratteraccio chiuso ed umorale dei miei concittadini,che di tanto sbotta a sfottere o abbracciare come gli  va e come gli pare, per questo parlo più facilmente a chi vive nelle città di pianura, dove non si vede a un passo, ma chi va lo fa  a ritrovar sé stesso.

"Memorie di nebbia selvatica" è di nuovo in giro ed in libreria ed io con lui, dove andrò a scortarlo.

sedizioni, 2008, Milano, euro 12,50

www.sedizioni.com


domenica, 05 aprile 2009

Presentazione ad Asti di "Memorie di nebbia selvatica"


La presentazione astigiana del mio libro, a marzo, il 21, è stata una comica.
Armando Brignolo, il mio...relatore, giornalista de "La Stampa", scrittore,  pittore,studioso di jazz e soprattutto un brav'uomo, mi aveva detto:
"Ad Asti, ti presento io, ma l'articolo sul quotidiano lo scriverà un collega".
Mi telefona la libraia, fissiamo la data.
Comunico il tutto all'editore che mi dice : "io non ho più libri;"
"ristampiamo -io ribatto - e leviamo i refusi ";
lui specifica :" sarò pronto il 31 e da quel giorno spedirò".
Segue correzione fantozziana di bozze, in cui se sparivano errori di battitura, comparivano nell'impaginazione  stramberie sintattiche. Insomma, dovrebbe essere decente, ora, senza snaturarne il carattere "popolare" di diario del com'eravamo, noi di ringhiera e di sinistra.
Chiamo Armando e gli dico:
" Spostiamo la data, i libri NON ci sono"
E lui: " e non si può, l'articolo uscirà il 18 marzo".
Morale della favola, Diego, l'editore, del primo anche se modesto ma già finito mucchietto di libri mi dice: "te ne mando otto copie, perché è tutto quello che mi resta della prima tiratura".
Con otto copie non si fa una presentazione!
Insomma: ho fatto il giro di amici e conoscenti, a cui non avevo scritto dedica sulla copia personale ed ho racimolato, prendendo in prestito  anche le 3 copie rimaste in città, nell'unica libreria dov'è distribuito, 20 libri, che mi son portata ad Asti in treno.
Non una locandina, inviti alla cieca, perché la libraia non aveva visto/letto il libro. Ebbene, un grande spazio aperto, gente che andava e veniva ,un dialogo senza pretese tra me e l' Armando e la gente si fermava, si sedeva un po', sorrideva. Ed io uscivo con la borsa vuota. Giusto le copie da ridare al libraio di Alessandria, il mitico Enzo.
Gente che si ricorda di quando ballava con un mangianastri o andava al cesso con la candela in mano, o saliva in auto per le gite fuori porta di pochi km  e imbottita di Valontan e che sperava in un intelligente riscatto del proletariato ce n'è tanta, ancora.
L'ho detto comunque: non cercate  in quel che ho scritto nostalgia per i bei tempi andati, non sono MAI esistiti ( e non esisteranno mai, ergo: godetevela nell'attimo fuggente).


Sto andando con Valerio Varesi


 idealmente a "La casa del Comandante", un'altra avventura del Commissario Soneri, che per qualcuno può avere il volto ( bellissimo, secondo i miei canoni estetici) di Luca Barbareschi, per me per ora ha un odore di vino, che si perde nell'abitacolo di un'automobile , perché ad ogni sterzata si stappa una bottiglia di frizzante ed io ho letto inondata di freisa. E l'ho anche scritto, a Varesi.

Da leggere ora ho un sacco di roba:

" Il treno dell'ultima notte", Dacia Maraini, la Grande;
" La scelta" di Sparks;
" Un tè prima di morire" ,Gregori;
" La donna che parlava con i morti", Bassini;
" Rosso amaro" Morchio;
" Maccaia", Morchio;
 "Sull'amore", Crepet;
" Cani, camosci, cuculi ( e un corvo), Corona;
" La Tierra de Los Caìdos" a cura di Marenzana e Macrì;
" Zio Tungsteno" , Sacks;
" Senza luce", Bernardi.


postato da: flaviablog alle ore 17:32 | link | commenti
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