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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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martedì, 30 settembre 2008

Una mostra per Mantegna al Louvre




Minerva caccia i Vizi dal giardino delle Virtù, 1499-1502
tempera su tela, 160 x 192 cm, Parigi, Musée du Louvre


ANDREA MANTEGNA 1431-1506

Obbedisco volentieri all' incarico, offertomi da Flavia, di proporre nel suo blog eventuali segnalazioni di iniziative culturali e artistiche, o recensioni di libri d' arte e non. Comincio "alla grande" con questa importante esposizione organizzata al Louvre (da settembre 2008 a gennaio 2009) e dedicata a quelle opere di Mantegna che, per capriccio della storia, sono andate a finire a Parigi; per poi diventare oggetto, sul finire dell' Ottocento, di una feconda attenzione da parte di artisti e autori di importanza fondamentale: pittori come Manet o scrittori come Proust che, con i loro capolavori, hanno fatto del "rinascimentale" Mantegna un protagonista della contemporaneità. Ho scelto questo dipinto - che un tempo faceva parte della squisita decorazione pittorica dello studiolo di Isabella d' Este - perchè immagino che  il soggetto rappresentato sia particolarmente gradito alla padrona di casa :-) Oyrad


postato da: oyrad alle ore 14:46 | link | commenti (25)
categorie: mostre, arte visiva, oyrad, quadreria
domenica, 28 settembre 2008

Gli occhi blu blu blu di Paul Newman

Così cantava una sigla televisiva, che parlava del Supertelegattone.

A me non son mai sembrati blu, semmai un verde acqua. Scoprii Paul Newman da bambina, vedendo in tv "La gatta sul tetto che scotta". Tratto dal dramma di Tennessee Williams, con una Taylor bella come la mia mamma di allora ( che aveva lineamenti piccoli, viso tondo, al contrario di me), con capelli scurissimi e occhi blu, che interpretava il ruolo della bella moglie messa da parte dal nevrotico marito, bello come non mai. Il film è del 1958, il testo teatrale del 1955. Newman meritava un Oscar già allora, interpretò più ruoli nella lunga carriera e ne ebbe uno che non ritirò,giustamente ( era uomo di carattere, non una mezza calzetta ), per un film piacevole, ma popolare, come "Il colore dei soldi". E' morto a 83 anni un tipo di maschio che mi piaceva.

 Ricordo che dissi a mia madre, stupita: " Sei stata "innamorata" di attori come Cary Grant, Gary Cooper,Robert Taylor e non mi hai mai nominato Paul Newman, che, tra l'altro, è un vostro ( i miei avevano un anno solare di differenza l'una dall'altro) coetaneo? E' bellissimo e bravissimo!"

Mi rispose che solitamente si scelgono i propri "miti" cinematografici ( virgoletto, perché non ho mai amato a dismisura chi non conoscevo, per cui non ho mai mitizzato attori o cantanti ) tra persone più grandi, perché si va al cinema da adolescenti e sullo schermo sfilano bellezze di giovani adulti. Così decisi che a me sarebbe piaciuto Paul Newman, che, tra l'altro, assomigliava ad uno dei  fratelli di mio padre, che aveva quegli occhi lì ed era un tantino più basso di papà, che era invece somigliante a Raf Vallone.Tutti poveri, ma belli, a casa mia...

Non era molto alto, ma fisicamente perfetto. Aveva un viso di sfolgorante bellezza senza sembrare una checca ( particolare che ora trovo presente negli attori americani, quel qualcosa di troppo caruccio che mi respinge) e soprattutto interpretava ruoli non sempre semplici, ad esempio proprio Brick, il bell'omosessuale tormentato dall'assenza di desiderio per l'avvenente e passionale moglie e l'urgenza di rivelarlo ad un padre affetto da cancro, a cui avrebbe risparmiato la confessione. E tutto ciò in modo elegante e d'elevata drammaticità delle sequenze, senza una caduta di stile. Al giorno d'oggi come minimo c'infilerebbero un amplesso tra Brick e il defunto compagno di squadra e lo ficcherebbero nel bel mezzo del trailer. E' andata perduta la classe.

Una vita, quella che sappiamo, di Paul Newman, priva appunto di cadute di stile. Irreprensibile. Ruoli splendidi, riconoscimenti pochi, carriera lunghissima, statura morale, fermezza. Dolore: la perdita d'un figlio, nel modo più tragico, quando non ti è possibile afferrare una mano e salvare una vita. Non la malattia, non un incidente han portato via suo figlio, ma un suicidio lento. Forse per questo P.N. ha reimpiegato buona parte dei suoi guadagni per aiutare chi aveva bisogno, proventi delle salse compresi.

50 anni con la stessa donna, la mitica bellezza Joanne Woodward, una vita privata seria e riservata,una pulizia e un'integrità pari alla purezza del verdazzurro dei suoi occhi, deve la carriera alla sostituzione di Marlon Brando, chissà...forse per il suo broncio, lo sguardo fascinoso, ma lo stile da duro. Da chi non si lascia fagocitare da una realtà che non stima. Tant'è che come non ho amato Brando, il divo degli eccessi, abbrutito dalla sua stessa "maledizione", ho molto stimato Paul Newman, arrivato alla fine di film in film conservando un aspetto gradevole, dignitosissimo, elegante. Come se Hollywood e le sue follie gli fossero passate sui binari accanto, ma non avesse mai preso il treno degli altri.

Questi sono gli uomini che piacciono a me: belli, integri, individualisti nello stile di vita ma aperti al sociale nelle scelte esistenziali. Gente di cristallo. Duro e trasparente, brillante.

Nel post precedente ho accennato a "Zoo di vetro", che  girò con la moglie nel 1987, ma che io ricordo anche in una bellissima versione televisiva ( quando la tv italiana non era ancora quell'immondezzaio  riempito di brutte serie americane, pessima fiction, varietà imbecilli e banalità varie. Guardabili  con godimento soltanto alcuni dibattiti e poco d'altro...), con Annamaria Guarnieri, Sarah Ferrati, Umberto Orsini, con la regia di Cottafavi del 1968.

L'opera teatrale è ancora di Tennessee Williams.Narra di una ragazza zoppa che colleziona animaletti di vetro, chiusa quasi sempre in casa, accudita da una madre premurosa e ansiosa, che vive nel ricordo delle occasioni perdute, d'una ricchezza persa e d'una bellezza ancor reale, ma che sta sfiorendo. Sogna per la figlia la realizzazione che lei non ha avuto, ignorando ciecamente che la menomazione della ragazza la rende fragile come un fiore e permeabile all'amore, come ali di farfalla dalla pioggia incessante. La donna ha un altro figlio, Tom, anch'egli vessato a modo suo dalle ambizioni materne, a cui viene chiesto di trovare un fidanzato per la sorella. Tom porterà a casa Jim, un compagno di lavoro, brava persona ma già fidanzata, che sarà buon confidente per Laura ( la solitaria collezionista), ma null'altro. L'incontro, timido, frustrato e grandioso per i meccanismi interiori che ricrea, si concluderà con un dono: il più bell'animaletto di vetro della ragazza sarà per Jim. La madre non capisce, resta a vagheggiare su quel che non sarà, perdendo del tutto l'amore dello stanco Tom e vedendo la figlia rinchiudersi ancor più in fantasie delicate e poco durature come animaletti di Murano. Un dramma psicologico di fine eleganza, nelle corde di Paul Newman, che affida alla moglie il ruolo della madre e a Karen Allen quello della figlia. La storia si svolge dopo la recessione del '29. Meditate, gente, meditate...

Da rileggere Tennessee Williams, magari salendo su un tram che si chiama desiderio. Il tram su cui l'autore salì, per sfidare il mondo con la sua (garbata) omosessualità, per poi sprofondare nella depressione annullante alla morte del compagno di una vita.


sabato, 27 settembre 2008

Acqua Azzurra

                                                                      

negli occhi e forse anche nella mente,

 o non avrebbe mai riproposto "Zoo di vetro",

 ovvero della delicatezza interiore ed esteriore.

 

Au revoir

postato da: flaviablog alle ore 14:50 | link | commenti (5)
categorie: attualità
giovedì, 25 settembre 2008

Scherzo da Google

Ho un contatore che segnala la provenienza delle visite, solitamente quasi ovvie. Amici. Casualità varie. Questa sera leggo "Google: sesso umano con animali"! Mi chiedo, ma come è possibile pervenire a me con questa ricerca? Io che taglio con il falcetto anche il cumulo di babbei emuli delle melanie p(ut) appena si presentano al blog?Fanno capolino e rifilo loro una badilata. Foeura di ball. Allora clikko, per scoprire l'iter e che ti ritrovo?Ecco come son arrivati fino al mio blog, grazie a questo titolo: "Storia d'amore con pappagallo", che è la recensione di Luisito della Tamaro. Signur! E' la storia d'una maestra in pensione che trova in un cassonetto della spazzatura un pappagallo abbandonato, lo porta a casa e ci si affeziona totalmente, già che i figli son lontani e disattenti. Una storia di patetico ( patetico per i più, per me, no) affetto, molto più frequente di quel che si pensi. Anche perché è ovvio che ci si attacchi morbosamente anche a una cocorita, piuttosto che  a qualcuno che digiti su google una cosa da QI da criceto. Per cui sesso umano si fa per dire, insomma. Umanoide.


postato da: flaviablog alle ore 22:44 | link | commenti (27)
categorie: recensioni, sesso, romanzo, google, tascabili, tamaro
venerdì, 19 settembre 2008

Serve ambigue

Un post di Remo Bassini su Gian Renzo Morteo, mi ha rammentato che ho qualche libricino della collana per cui egli tradusse "La cantatrice calva" di Ionesco (di cui consiglio "Il solitario"). Teatro, Einaudi. La "collanina" diretta da Grassi e Guerrieri. Sono andata a recuperarli sugli scaffali. Accanto a Ionesco ho Genet, personaggio dall'esistenza travagliata ( a dir poco), per la precisione "Le serve", che tentai inutilmente, con una compagnia di teatro amatoriale, di mettere in scena anni fa. Tanti anni fa...Era  una piccola compagnia in cui prevalevano le donne e questo è un testo per attrici. Ne bastano tre, ma brave. Chiara, Solange e La Signora. Non si può capire "Le serve" senza conoscere un poco Jean Genet, cantore (stupefacente) del princisbecco.

Genet viene abbandonato alla nascita (1910) e cresce presso una famiglia di contadini, da cui fugge e vive d'espedienti, finché non finisce in un riformatorio. Rivela tendenze omosessuali. Ne esce e si arruola nella Legione Straniera, diserta e se ne torna a Marsiglia, dove sta nei bassifondi della zona portuale. Vaga per l'Europa, entra ed esce dal carcere, entra nel giro di spionaggio e controspionaggio. Pubblica a sue spese cose scritte in galera finché non viene scoperto da Sartre, perché incarna il suo concetto esistenzialista. Lo stesso Sartre ottiene, per merito, un'amnistia a favore di Genet. E che ti scrive ne "Le serve" un personaggio, se vogliamo, truce? Uno spaccato di eleganza borghese da fare invidia a Oscar Wilde. Una commedia sopraffina giocata in un ambiente con mobili Luigi XV, merletti, stile un po' cocotte e fiori( veri, si raccomanda) a profusione, con letto capitonné e si chiede alle attrici  di " non scodellar la fica in tavola", perché "l'erotismo, a teatro, degrada la rappresentazione".

E qui inizia il bello: le serve vivono da sempre all'ombra della signora.La odiano e quando lei è assente, giocano ad impersonarla, mettendola in ridicolo.Nella finzione inizia Chiara ad immedesimarsi nella Signora ed insultare in modo farsesco Solange. Quest'ultima si ribella , accusandola persino di volerle rubare il lattaio, il suo amante. Nella recita parlano di sé stesse, s'accusano di vicendevole odio, oltre che per la Signora. Della padrona detestano l'aspetto, l'eleganza, persino la forza nel dolore ( il Signore è in carcere). Sognano di ucciderla e seppellirla  in giardino...ma quando lei ritorna, confidando loro debolezze e dubbi, pur nel farsi servire... non riescono a farle bere la tisana di tiglio avvelenata. Continueranno, nuovamente in sua assenza, la grottesca messinscena e sarà Chiara, nel delirio di immedesimazione, a bere dalla tazza e a farla finita. Dialoghi serrati ed estenuanti, amore ed odio a profusione. La signora è buona e le bonnes sono sopraffatte dalla sua bontà mista a tanta ricchezza, eleganza e stile, misti a disperazione e decadenza. Non le perdonano di non essere una tiranna volgare e autoritaria o di lasciarsi vincere e marcire nella disfatta. Lei resta un'icona anche nella sconfitta e l'odio per lei monta a dismisura.Ecco perché sia Chiara che Solange giocano, a turno, ad essere La Signora. Ne fanno un personaggio da cabaret, perché per quanto tentino di sminuirla, non riescono ad eguagliarla. Tant'è che sorge il dubbio che Chiara odi sé stessa, che nei panni della signora non riesce che ad essere l'invidia  pura per la Signora e l'incapacità di trasfigurazione fedele.

La lettura è in chiave personale: alcune persone suscitano un'ammirazione che si vuole schiacciare. Non riuscendoci.

La lettura può essere in chiave sociale: chi è socialmente inferiore prova per chi ha ed è " di più" un amore/odio. Imita. Ciò che lo disturba è non riuscire a compiere completamente il sortilegio del ricalco. Ciò sarebbe alla base sia della ribellione sia, attenzione, dell'incapacità di fare realmente una rivoluzione. Non si vuole estirpare qualcosa che, in fondo, si ama. Si vorrebbe avere ed essere ciò che si vuole distruggere. Così che ci si autodistrugge per l'impossibilità di esistere nei nostri panni. Si scimmiotta chi ci sembra superiore e alla fin fine si muore nel gioco crudele dell'incapacità di riscatto.

"VORREI AIUTARTI. VORREI CONSOLARTI, MA SO CHE TI FACCIO RIBREZZO. TI RIPUGNO.E LO SO PERCHE' TU FAI RIBREZZO A ME. AMARSI IN SERVITU', NON E' AMARSI

E' UN AMARSI TROPPO.MA NE HO ABBASTANZA DI QUESTO ORRIBILE SPECCHIO CHE MI RIMANDA LA MIA IMMAGINE COME UNA PUZZA. TU SEI LA MIA PUZZA. EBBENE, SONO PRONTA! AVRO' LA MIA CORONA. POTRO' PASSEGGIAR PER LE STANZE.

NON POSSIAMO COUMNQUE AMMAZZARLA PER COSI' POCO.

DAVVERO?NON BASTA? PERCHE', SE E' LECITO? PER QUALE ALTRO MOTIVO? DOVE E QUANDO POTREMMO TROVARE UN PRETESTO PIU' BELLO? NON BASTA? STASERA LA SIGNORA ASSISTERA' ALLA NOSTRA CONFUSIONE. RIDENDO FRAGOROSAMENTE, RIDENDO FRA LE LACRIME, COI SUOI SOSPIRONI PESANTI! NO. AVRO' LA MIA CORONA. SARO' L'AVVELENATRICE CHE TU NON SEI RIUSCITA AD ESSERE. ORA TOCCA A ME DOMINARTI.

MA, MAI...

PORGIMI L'ASCIUGAMO! PORGIMI LE MOLLETTE PER I PANNI! SPELLA LE CIPOLLE! GRATTA LE CAROTE! LAVA I VETRI! FINITO. E' FINITO. AH, DIMENTICAVO! CHIUDI IL RUBINETTO. E' FINITO. DISPORRO' DEL MONDO.

SORELLINA MIA.

TU M'AIUTERAI "

Resta una chiave di lettura, quella omosessuale, in cui Chiara e Solange siano attori. La Signora è la Donna che possono soltanto imitare senza mai essere, nonostante ne possano rivestire i panni ed imitare le movenze, l'aspetto, i capricci. La femminilità resta loro lontana. Altro che invidia del pene, Signor Freud. Mi sa che ha sbagliato *tutto*.


lunedì, 15 settembre 2008

Temi

Inizia il concorso su Blog&Nuvole.

I temi:

allo specchio

galleria del tempo

oggetti anima

onirica

storie scalene

distinto in due fasi:
- la prima per gli Autori-blogger;
- la seconda per gli Artisti: fumettisti e illustratori.
 
Prima fase: Autori blogger/scrittura
Sono ammessi al concorso:
testi che non devono superare le 2000 battute, spazi esclusi.
È ammesso un solo elaborato per autore in formato .doc: si richiede di fornire i propri dati personali, che saranno trattati ai sensi della legge 675/96 che regola la tutela della privacy.
 
Seconda fase: Artisti/fumettisti-illustratori
 Vedere il blog http://blognuvole.splinder.com con il manifesto del Progetto  ed il REGOLAMENTO nei dettagli.

postato da: flaviablog alle ore 17:44 | link | commenti (20)
categorie: racconto
domenica, 14 settembre 2008

Battere sotto il tappeto

I tappeti si battono, in un liguaggio più casalingo si sbattono. Di sopra, di sotto. Li si appende in verticale e lo si fa davanti, dietro. A volte, se c'è poco tempo, si passa l'aspirapolvere battitappeto, così il tappeto resta in loco, non lo si solleva e sposta, che a volte non è un affare da poco.La fantesca d'antica memoria spazzava sotto. Ne alzava un lembo e non c'era più il problema di vuotare la paletta, così che l'ambiente sembrava pulito e decoroso, ma la polvere c'era. Al momento di alzare e spostare il tappeto, si sollevava un nuvolone di sporcizia. Così mi pare abbia fatto Il Ministro Carfagna. Per salvare il decoro dei viale, ha nascosto le battone sotto il tappeto della pulizia visibile. Resta il problema. Ciò che non accadrà volgarmente nelle strade e per i viali, nelle auto e nei vicoli, succederà nelle case. Private. Un passo avanti s'è fatto. Il cliente verrà preso per la collottola. Per il resto: la sporcizia è ben celato sotto le facciate di caseggiati consenzienti, che bisogna anche vedere in faccia proprietari che affittino alle "signorine", convincere gli altri condomini che il via vai per le scale sia di parenti... Sceglieranno piani rialzati. Luoghi e quartieri fatiscenti o isolati. Villette. Insomma: è sempre questione di organizzazione. Quando la Merlin fece chiudere le case chiuse ( ossimoro!)pensò alla dignità della persona, non certo al mestiere. Il più antico del mondo, dicono. La Carfagna ha pensato alla dignità della strada. Io trovo che in entrambe ci sia un buon intento, ma che tutt'e due abbiano dato una soluzione sbagliata. La Merlin considerava indegno sfruttare la prostituzione, per cui le donne, facendo finta di ignorare che libere professioniste ce ne sarebbero state ben poche. Non solo: ignorava forzatamente che si dava libera licenza anche alle malattie a trasmissione sessuale. Anche la Carfagna non ne vuole sapere, d'altra parte, fatti loro. Le prostitute sono donnacce e i loro clienti dei poveracci, da legnare. Tale conclusione, per istinto, mi troverebbe concorde. Non sono tra coloro i quali siano convinti che chi fa il mestiere sia sempre e soltanto schiava, costretta, obbligata e minacciata. Qualcuna avrà anche un po' di vocazione. Molte ne avranno tanta. Intorno ai clienti mi esiberei in modo molto ma molto colorito, perché l'unica sensazione che provo nei loro confronti è schifo. Non posso però evitare di prendere atto d'una realtà esistente. La prostituzione c'è, è una questione di domanda/offerta, è un problema sanitario per il Paese e potrebbe essere un introito per lo Stato se fosse gestita. Al bando i moralismi. Io riaprirei le case chiuse. Le strutturerei come alberghi, con il cliente che sceglie singola/doppia/con vista e lascia i documenti alla reception e viene regolarmente registrato. Le persone che vi lavorano dovrebbero farlo sotto stretto controllo medico e non sarebbe male neppure se anche il cliente mostrasse un bel certificato di sana e robusta costituzione. Perché dovrebbe correre il rischio di ammalarsi soltanto chi si vende? ( o è un rischo del mestiere?). Mi spiace per Tremonti tanto attento ai problemi catastali del popolo, alcuni quartieri potrebbero declassarsi, ma anche il contrario. Forse invece converrà vendere alle società o cooperative organizzatrici, che pagherebbero tante di quelle tasse che insieme tutte le prostitute ( e trans, travestiti e compagnia bella) salverebbero  il Paese e, con i proventi ben indirizzati, anche l'Alitalia. Altro che Fantozzi e Filini.

Se c'è tanta offerta è perché gli Italiani, tranne le debite eccezioni, sono un popolo di minchioni ( è un complimento, in senso stretto) e devono esercitare l'uso di sé stessi. Sinceramente non ho mai capito tutta questa foga e questi bisogni. Mi ha sempre fatto da un lato pena e dall'altro anche un po' di ribrezzo. Ma tant'è, Angela. Tant'è, Mara. In queste cose la politica manda avanti le donne. Non è  bello.


postato da: flaviablog alle ore 15:31 | link | commenti (34)
categorie: donne, uomini, attualità
venerdì, 12 settembre 2008

Concorso glassato

Rivolto a scrittori, imbrattacarte, grafomani, mostri non ancora sacri della letteratura italiana, scribacchini, creativi, umanisti, perditempo e perdigiorno:

mutuato dal blog di Annalisa ,

sul blog di Laura&Lory continuano le Letteriadi2008. Si tratta di scrivere un racconto di 5000 battute (al massimo) partendo da questo incipit:
Degli altri quattro sensi non c'era traccia. Tutto ciò che riuscivo a sentire era uno stucchevole sapore di glassa alla fragola

C'è tempo fino al 15 ottobre.

Ricordo che sta per iniziare la "sfida" di Blog & Nuvole.


postato da: flaviablog alle ore 23:03 | link | commenti (25)
categorie: racconto

Supponiamo che io sia

...una che viva un po' qui, un po' là, senza un Paese per fissa dimora e avessi una figlia con una faccia qualunque, di quelle che ce ne son tante, perché  con comunissimi lineamenti di bimba mediterranea e che per caso parlasse un po' di...che ne so, francese ed arrivasse un turista, francese, fotografasse mia figlia con un telefonino asserendo che la bambina sia figlia di una disperata signora francese che l'ha persa anni prima. Facciamo che esaminassero la bambina dalla testa ai piedi, le facessero esame del sangue e del DNA, diramassero alla stampa di mezzo mondo che io non sono la madre naturale, per poi rimangiarsi tutto.

Supponiamo tutto ciò, senza alcun rispetto per me, le mie proteste, le dichiarazioni, i documenti,che farei io a tutta questa gente che mi ha messo al muro, perché ho una bambina come ce ne sono a pacchi?


postato da: flaviablog alle ore 18:46 | link | commenti (18)
categorie: attualità

Cara maestra

CARA MAESTRA

 
Cara maestra,

un giorno m'insegnavi

che a questo mondo noi

noi siamo tutti uguali.

Ma quando entrava in classe il direttore

tu ci facevi alzare tutti in piedi,

e quando entrava in classe il bidello

ci permettevi di restar seduti.

 
Mio buon curato,

dicevi che la chiesa

è la casa dei poveri,

della povera gente.

Però hai rivestito la tua chiesa

di tende d'oro e marmi colorati:

come può adesso un povero che entra

sentirsi come fosse a casa sua?

 
Egregio sindaco,

m' hanno detto che un giorno

tu gridavi alla gente

"vincere o morire".

Ora vorrei sapere come mai

vinto non hai, eppure non sei morto,

e al posto tuo è morta tanta gente

che non voleva né vincere né morire?

            Questa è una canzone di Luigi Tenco.

Tenco non era un cantautore coetaneo o quasi, per cui non lo ascoltavo, me lo fecero conoscere i ragazzi della compagnia più grandi di me. Era già morto, restava un'icona. Ancora oggi portano fiori sulla sua tomba, a Cassine. Lo trovavo veritiero ed insieme un po' lugubre, musicalmente parlando, eppure mi ritrovavo a cantar "la solita strada...", d'una canzone bellissima.

Ai tempi della maestra cara, in effetti i ragazzi si comportavano così. Avevano stabilito una gerarchia di obbedienze, nella quale rientrava il Direttore, ma non il bidello, benché dubito che un tempo si fosse maleducati con gli operatori scolastici quanto oggi, anche se ci si dà tutti del tu, certi termini son diventati sconvenienti ( tutti operatori, sia il bidello che lo spazzino, ma le mansioni restan quelle). A quei tempi autorità erano anche: il farmacista, il medico condotto, la levatrice, il parroco e il maresciallo dei carabinieri.

Più tardi s'era già persa autorità ed insieme autorevolezza. Gli alunni non rispettavano più nessuno, né insegnanti né dirigenti. In particolar modo i figli degli ignoranti boriosi, che finalmente avevano agguantato il benessere.

Ora c'è nostalgia del maestro unico.

Trovo che il maestro ( che poi è un'esigua minoranza, andrebbe parlar di maestra ) unico, in teoria, sia una gran bella cosa. La calma e la misura della libera docenza, con un sapere impartito da una sola persona, che cuce con rigore le varie attività...che bellezza! In una scuola che si vuole riappropriare degli estremi dell'ordine: il grembiule, i voti , in particolare quello in condotta.

Estremi di facciata, perché in realtà la società d'oggi non è più quella di ieri.  I ragazzi non hanno rispetto per gli adulti in genere, l'insegnante è comunque affiancato da maestri di religione e lingua inglese, il maestro unico d'un tempo poteva "scaricare" i caratteriali alle classi speciali e gli handicappati alle scuole speciali. Così che restava, con la sua scolaresca in fila, ordinata e rispettosa. Non solo, a fine anno selezionava. Bocciava.

L'anno successivo la classe era ripulita e il ripetente che s'aggiungeva era emarginato quasi per dovere dal resto della classe. Se il maestro era assente si nominava un supplente, quasi sempre un giovane, che così imparava il mestiere. Ora si mettono pezze. I periodi di malattia breve son coperti dal personale di ruolo, con acrobazie varie tra la/le propria/e classe/i e le altre. E il supplente è spesso assai poco rispettato, ancor meno di un tempo.

Non che i moduli siano felici. Tre maestri su due classi che frequentano soltanto al mattino ( e lo spettro della modularizzazione aleggiò  persino sul tempo pieno, che funziona bene, perché ha due insegnanti, perché l'orario è doppio) sono veramente troppi, se ruotano incessantemente. Ed abbiamo il coraggio di dirlo: fu un provvedimento atto a salvare i posti di lavoro messi in forse dalla denatalità. Prima dell'arrivo in massa dei bambini "stranieri" ( se son già nati qui è quasi assurdo definirli tali, ma per cultura lo restano...).

Altre riforme strane veleggiarono incombendo sull'unico contesto scolastico che, da sempre, umilmente, funzioni bene.

La mia maestra aveva la classe perfetta, di bambine perfette.Ora una maestra non avrebbe la stessa cosa, sotto certi aspetti per fortuna, per altri versi...purtroppo.

E quelle cattive nella foto erano dietro, in piedi sulla panca.

Ora di perfetto non c'è più nessuno. Neanche le panche, anche perché sono le stesse di allora.

Sgarruppate in ambienti sgarruppati, direbbe Marcello D'Orta. In una società sgarruppata.

Ricette non ne ho.

Mi piacerebbe che ci si rendesse conto che il voto in condotta non basta a mettere in riga una società che non ha considerazione di chi guadagna poco e lavora in ambienti  a volte fatiscenti, o che non lo sarebbero se la manutenzione ordinaria provvedesse ad imbiancare ogni anno, sostituire i vecchi arredi, rifornire del necessario chi si porta anche la carta igienica da casa.


postato da: flaviablog alle ore 12:34 | link | commenti (22)
categorie: scuola, attualità