Un vestito a pois, mi viene da cantarlo come Mina cantava della zebra a pois ed io l'ascoltavo, da bambina. Me lo son comprato per iniziare settembre in bellezza. Chissà perché i pois. Non ho nulla, di tale. Non ho l'abitudine al pois. Tempo fa, sì, ebbi una camicetta blu, a piccoli tondi bianchi e ricordo che mi regalarono anche una camicia di raso rosa con grossi bolli bianchi, che sembrava cucita nella mortadella. L'estate perdura, fa il suo ciclo, muore in là, ma con riapertura di fabbriche, scuole e negozi si può dire quasi finita. Tirate le barche in secca, mettetele a riparo, che sian vere, che sian metaforici desideri d'essere cullati dalle onde del benessere e del dolce far nulla, che io non capisco i fanatici che anche in vacanza devono ginnicamente arrabattarsi... Chi glielo fa fare, mi dico. Chi. Un ricordo del mare? Le paperelle sul torrente nel punto in cui sfocia nel salmastro. Indecise tra acqua dolce o salata. Le anziane signore distese in fila a prendere il sole sul molo di cemento, ormai insensibili anche ai tizzoni ardenti. Il profumo di cucina proveniente ad ogni ora dalle gastronomie. L'aria che sa di focaccia. La focaccia che sa di aria di mare. L'aria di mare che sa di ricordi da dipingere in vario modo. Con parole ed opere. Ed omissioni.

Poche giornate di mare e molte di piscina. Ho anche nutrito una farfalla. Bella,grande, sfumata di giallo arancio e non la solita cavolaia bianca, di quelle che tormentano i miei gerani. S'è posata su un braccio. Ha allungato la proboscide, ha assaggiato l'olio solare Collistar, ha arrotolato la spirotromba fino alla bocca e se n'è stata lì. Gustava assorta e indisturbata. Spero tanto non sia andata a morire da qualche parte e che l'olio invece le abbia fatto buon pro. Ne ho viste altre quest'anno. Molte, graziose. Una mostrata ad un pargolo, che stava in piedi appena,ad esempio, ha detto " che bella!" e l'ha centrata con una pallonata. Quando si dice della bontà dell'animo umano...
Ho visto anche un piccione rinfrescarsi le zampette nel piano vasca della doccia. Di tanto in tanto beveva un sorso dalla cannetta d'acqua corrente per lavare i piedi dei bagnanti e se ne stava appena appena a mollo e poi, sempre camminando, s'è spostato a riposare in un cespuglio.
Io leggevo Buttafuoco, terminate le vacanze di Maigret. Beh, il Simenon di Maigret è per me un Simenon minore, mestierante. Gradevole come sempre, ma più popolare, con i limiti del caso. Ho letto "Le vacanze di Maigret", che hanno il pregio d'essere ambientate dove in un certo senso fu confinato l'autore,in Vandea, a Les Sables d'Olonne, accusato di germanofilia, tra il 1944 e 1945, più estraneo a tutto del buon cazzone di Piero Chiara. Ne approfittò per leggere Proust, Balzac,Zola, ma anche Chandler,Hammett, Caldwell e giocando a bridge.
Buttafuoco scrive assai bene, scrive di moda, ma gli darei una palata sui denti. Perché? Cerca i luoghi comuni della trasgressione e li amplifica, per cui un porporato che canti "Sentimental" sotto la doccia ( specificando più in là che la cantava Wanda Osiris, icona delle checche d'annata) mi annoia, perché vorrebbe essere un pettegolezzo, invece è ormai una banale scemenza alla portata dei lettori di "Chi", da italiota, insomma.
Preferisco Simenon. Maigret però lo lascio alla TV e al cinema.
Il romanzo breve è gradevole. Parla d'amore e della follia che genera. S'ambienta in Ospedale, anche.
Affossa le suocere.
settembrina se il vostro lavoro non basta o se vi serve evadere dal lavoro stesso.
Mi segnala Lucia (cronomoto) una bella iniziativa proposta in Blog&Nuvole sulla scrittura breve, appunto "da blog", a tema e che coniuga sapientemente comunicazione visiva e a parole.
Blog&Nuvole è un’iniziativa per vocazione collettiva, che si rivolge contemporaneamente al mondo del fumetto e a quello della narrativa. Suo duplice intento è di contribuire a valorizzare la scrittura breve, in particolare quella dei blog, e di suggerire all’arte del fumetto altre possibili strade d’espressione. Da un lato, infatti, si intende garantire una maggiore visibilità, tra le migliaia di brani pubblicati quotidianamente nella Rete, alle narrazioni più apprezzabili, che rischierebbero altrimenti di auto-divorarsi nel meccanismo frenetico della pubblicazione; dall’altro, come detto, si vogliono offrire al fumetto nuovi spunti d’ispirazione, attraverso l’incontro fra l’universo espressivo delle parole e quello delle immagini.
L’idea è stata presentata qualche tempo fa da Cristina (Fruscii) e dalla sottoscritta ( chi scrive è Lucia) alla Triennale di Milano, dove ha ricevuto consensi e un vivo incoraggiamento a proseguire. La Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte (istituzione no profit attenta a salvaguardare e rilanciare i mestieri d’arte tradizionali e contemporanei) sostiene il progetto istituendo un concorso per i migliori incontri scrittura-immagini, che costituirà l’ossatura dell’iniziativa.
Tornando al progetto: alcuni blogger si sono prestati come “cavie” con alcuni loro scritti, mentre autorevoli artisti del fumetto e illustratori ci hanno accompagnato per mano nel dar vita alle prime fusioni, fuori concorso, che già danno un’idea precisa degli obiettivi che ci proponiamo. Per questo saranno pubblicate come tracce, a partire dall’apertura del concorso, il 15 settembre. A tale proposito l’eccentrico Aquatarkus, equilibrista delle piattaforme, ha creato una stravagante formula di sito-blog, tutta da scoprire.
Le regole cui i partecipanti dovranno attenersi sono molto semplici: le storie potranno essere nuove oppure già pubblicate in precedenza, l’importante è che vengano rispettati in linea di massima i cinque temi-guida proposti, e non si superi per nessun motivo il limite delle battute previste. Altre importanti informazioni nel sito-blog.
Si potrà partecipare anche con vecchi post.
Il numero delle battute sarà limitato.
5 i temi proposti.
Il concorso, che prevede due fasi distinte, una per i
blogger e una, successiva, per gli artisti, prenderà il
via il 15 settembre 2008, data in cui saranno specificati i
termini del regolamento (modalità di partecipazione e
ammissione)
...ha 14 stazioni di meditazione. Un viaggio spirituale completo prima del gran finale ( o del grande inizio, una "pasqua" è in realtà morte e resurrezione...). Non pretendo che a settembre si risorga a novello vigore lavorativo, ma propongo che il viaggio sia reale, per cui oltre alle stazioni, propongo anche... la ferrovia.
A partire dai binari:
Che mi ricordano? Che non si devono attraversare, che la povera gente un tempo vi andava a far provvista di carbone, che non s'incontreranno mai in teoria, ma in pratica la vita inventa gli scambi.
Per partire si parte piatti, ma decisi ad andar dritti per la nostra strada, come un percorso retto, pianeggiante...
Le difficoltà dell'esistenza tuttavia si profilano all'orizzonte e non sono certo insormontabili. In fondo, da ragazzi, i problemi son tondeggianti

Con la presunta maturità la realtà delle cose si complica, quel che ieri sembrava da spianare soltanto con lo sguardo diviene più massiccio ai nostri occhi
Intimamente sognando la pace. Una quiete raccolta e posata, frutto del viaggiare, del meditare, del lottare, della perenne ricerca d'un porto sicuro, già ci accontentiamo delle acque d'un torrente...
Ed ognuno arriva infine ad un posticino di mare, dove ormeggiare la propria barca.
Non è finita qui. Va gestita, curata, riparata, riverniciata, portata al largo e poi ritirata. E' un gozzo e la vorremmo transatlantico. Finirà a far acqua, derisa dai gabbiani, ma è la vita.

da una a me carissima blogger, che scrive su
il premio Webloglife

che mi fa molto piacere, perché sancisce un'antica corrispondenza ideale.
Tale premio si assegna a sette o più indirizzi, scelti in base a criteri personali, ma il più possibile oggettivi, rispetto a contenuti, stile, comunicazione. Sgnapis lo ha fatto in modo molto coscienzioso e mirato, scegliendo una rosa a lei cara per diverso profilo ed intento. Io non saprei a chi assegnarlo, tutti i luoghi virtuali citati nella colonnina a destra, chi per un motivo, chi per l'altro lo meritano. Mi piacciono, la lettura mi avvince, per cui lo assegno all'ultimo arrivato ( in ordine cronologico) tra le mie conoscenze web. Particolare e insolito: litrillo, le serpent.
Un blog a prima vista "difficile", ma di rara eleganza scrittoriale.
E' la mia ultima scoperta in fatto di letture. Poliglotta, è superiore alle mie conoscenze, ciò che veicola è in ogni caso molto ricco di suggestioni e spunti d'approfondimento.
A tutti i linkati a destra e a Federico.
Litrillo è il riferimento del profilo, dedicato a Maurice Utrillo.
Fa ancora tanto caldo, anche dalle mie parti dove l'estate dura un soffio d'afa. Nelle ore più calde in casa o sdraiati da qualche parte all'aperto, o tranquilli in giardino se l'avete, potete scaricare e leggervi un e-book, tratto dal blog di Remo Bassini ,http://remobassini.wordpress.com/, Appunti, Direttore de "La Sesia" e giornalista/scrittore ( in proposito c'è nel mio blog la recensione de "Lo scommettitore", un suo romanzo).
Qualche tempo fa Remo lanciò un'idea tra i frequentatori del suo blog: abbinarsi e scrivere a quattro mani un racconto. Semplici coordinate ispiratrici: amore, vita, morte. Che cos'è d'altra parte l'esistenza?
Modalità libere. Stile, lo stesso. Unico vincolo: non superare le 5500 battute. Alcune coppie scriventi si conoscevano da tempo, altre a malapena avevano rapporti di rete, altre ancora le ha congiunte Remo stesso e così sia. Gli autori hanno scritto, pubblicato in forma anonima e poi votato i primi sei. A classifica fatta, Remo ha pubblicato i Raccontiaquattromani. Con copertina di Mario Bianco. Tutto gratis ed eccolo qui. Io ho già letto tutto fino alla nausea, perché ho seguito l'avventura ,perché vi ho partecipato.
L’E-BOOK DI RACCONTIAQUATTROMANI
(con copertina di Mario Bianco).
(e grazie a Orasesta che lo ha realizzato).
I primi sei trovateli da soli ( o cercateveli sul blog di Remo! :-)
Ma no, eccoli qui:
Naturalmente
Haynt
L'uomo che vendeva sogni
La neve che non c'era
Stella madre
Maria
Aspettando settembre v'invito ad una sosta fantastica. Da " Il bar sotto il mare" di Stefano Benni, che lessi un'estate, quando ancora escursioni surreali mi facevano sognare piacevolmente. Ora necessito d'essere ancorata alla realtà e lasciarmi cullare dalla marea degli eventi che cercano faticosamente di portarti via al tuo ceppo, inesorabile macigno, ma certo. Potete andare al bar soltanto se fate 20 km con un litro di frappè e se non temete il folletto delle brutte figure. E' un bar, ma vi lavora il più grande cuoco di Francia. Evadere dal proprio Io, per poi tornarvi, perché si sta caldi. Nel nostro Io, nei nostri affetti, persino nel nostro vuoto quando gli affetti sono buchi neri nell'ozono della vita.
Certamente, i sognatori hanno due intenti che si sviluppano in opposte direzioni:
o fuggire dal mondo
o cambiare il mondo
Nel primo caso, è dura.
Nel secondo caso è facile: potete cambiare il mondo soltanto se avete conservato lo scontrino.
Vi regalo un'atmosfera sottomarina, che ho fotografato io e stando all'asciutto in un posto dove si può.


Scrivo la mia brava recensione di un romanzo che devo restituire, perché è con dedica, non rivolta alla sottoscritta, ma ad altra gentile signora e mi sembra giusto restituirlo al più presto e lo si capirà dalla quarta di copertina. Di tal romanzo, "Un mendicante di carezze", Portaluppi, Vigevano, s'interessò vivamente la Palombelli,pare, che s'informò se l'autore fosse proprio quello fotografato in copertina. Interesse letterario accentuato, che si capisce altrettanto bene.
L'autore nasce a Genova, ma vive e lavora per parte della sua esistenza nell'alessandrino. Si vanta d'aver scritto tal romanzo in un mese e di essere invece un poeta, tanto che il lavoro di prosa abbonda di poesie, ficcate qui e là.
Male, molto male. Io ho una testina ordinata: poesie di qua, prosa di là. Non mescolare.
Un mese? Peggio! Perché?Il romanzo manca di editing, è un fiume di buone idee e brave parole, che non è stato sottoposto a revisione calma e ponderata. Così che cita Sant'Agostino in modo toccante e non riesce a decollare dal romanzo rosa che non è e non vuole essere. E un calcio negli stinchi anche a chi ha scritto la prefazione citando "Il codice da Vinci", che oltre ad essere brutto qui ci sta come un cavolo a merenda.
In breve: un chirurgo toracico oncologico statunitense di origine italiana va in crisi dopo l'esecuzione d'un intervento serio, in cui toglie un carcinoma polmonare ad una donna bellissima e risoluta. Ha tutto ciò che in teoria si vorrebbe, moglie e figlia belle e buone, casa stupenda e macchinone, ma è scoppiato e decide di mollare tutto e tornare al paesello italiano, dove scopre più altarini di quel che dovrebbe e ne trae , quale tremenda morale,che non soltanto indietro non si può tornare, ma che provarci può essere devastante. Ogni equilibrio è decisamente fragile e si mantiene su coordinate all'apparenza folli o deformi ( come un chirurgo che si fa di tranquillanti, ma va avanti ad essere un semidio), che tentare di correggere è come raddrizzare le banane.
Lui stesso nasconde più di un segreto che ha trasformato una povera vita in una di successo. Faceva il gigolò per mantenersi agli studi, avendo una famiglia di sprovveduti da ogni punto di vista, che crede di aver perdonato, ma non è totalmente così.
Insomma: gigolò più copertina = interessamento della Palombelli? Il romanzo è scritto in prima persona, ma non è autobiografico. E' da prendere in mano e farne un lavoro chirurgico, o rischia l'Harmony che non è. E' ricco di spunti, di introspezione, di citazioni colte eppur leggere.
Ed è l'unico libro che vi mostro davanti e dietro.

Nella Bibbia c'è scritto: "non rimanere mai solo, perché quando cadrai nessuno ti solleverà".
E'anche scritto " i corvi volano in gruppo, le aquile sole".
Però anche le aquile hanno un nido a cui tornare, dove son state uova e dove nutrono i loro piccoli. So dove sei Valerie, ma dov'è il mio nido?
Non nella casa dove sono stato bambino.
Non fra le cosce delle donne che ho scopato per pagarmi i libri.
Non nella casa che ci siamo costruiti.
Il mio nido è freddo.
Il mio nido è il blocco delle sale operatorie."

Ovvero, macaia.
Vento. Andata e ritorno.
Aspettando l'alba e poi superandola, scoprendo che anche il mare sbadiglia, come me che l'aspetto eppure qualcosa in me non vuol dormire. E' stato sopito a lungo. E' il senso dell'individualità come unicità e come valore irrazionale, composto se non deposto sull'altare del femminile servizio agli affetti. Quando per troppo tempo si è praticamente capofamiglia e di persone più grandi, per cui con l'obbligo morale di far bene, sempre bene, perché è demerito averne una cattiva valutazione, come bambini molto diligenti in eterno ( ma anche come adulti consapevoli che il timone è nelle nostre mani, che ci piaccia o no...). Quando per troppo tempo ci pare che la vita abbia senso se si pazienta, si rinuncia, ci si immola, si mette da parte qualcosa di sé per un bene comune e superiore. Quando si crede che l'obiettivo sia una meta da condividere e si tace per non distruggerla e si tollera il bisogno e l'ingerenza altrui, perché non c'è tempo per la propria affermazione, che va di pari passo al benessere insieme, che è poi è quello di altri con un margine per noi che ogni giorno si riduce. Quando non esiste gratificazione, se non tramite la felicità o il benessere non nostri, per cui i nostri s'accantonano, si sublimano, si deviano verso compensazioni, per mantenere un progetto.
Quando, dicevo, si vive per gli altri, si cerca, per abitudine, sempre qualcuno per cui vivere, dimenticando che l'abbiamo già, siamo noi. Ed è qualcuno che mangia, dorme, ride, piange, si diverte o s'annoia senza subire la tirannia dell'amore. Il nostro per gli altri.
Eccessivo.
Rovinoso.
Non più figlie, non più madri. Di nessuno. Senz'oneri di bontà.
Ad aspettare un'alba genovese.

All'andata, con quella faccia un po' così:
Con quella faccia un po’così
quell ’espressione un po’così
che abbiamo noi prima andare a Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c’inghiotta e non torniamo più.
II. Eppur parenti siamo in po’
di quella gente che c’è lì
che in fondo in fondo è come noi selvatica
ma che paura che ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte
e non sta fermo mai.
Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un’idea come un’altra
Ah… la la la la
III. Ma quella faccia un po’così
quell’espressione un po’così
che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
ed ogni volta l’annusiamo
e circospetti ci muoviamo
un po’randagi ci sentiamo noi.
Macaia scimmia di luce e di follia,
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia.
E intanto nell’ombra dei loro armadi
tengono lini e vecchie lavande
lasciaci tornare ai nostri temporali
Genova ha i giorni tutti uguali.
In un’immobile campagna
con la pioggia che ci bagna
e i gamberoni rossi sono un sogno
e il sole è un lampo giallo al parabrise.
Con quella faccia un po’così
quell’espressione un po’così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova ...
… … … … … … … … … … …
Scoprendo che i nostri sguardi selvatici e schivi da verde retroterra son ricambiati. Come noi si guarda Genova, Genova ci guarda,arrivare e andare e non ci riesce ad afferrare, come le onde del suo mare...
Noi andiamo, guardiamo, viviamo il mare, ma ce ne torniamo dove c'è più terra per camminare e le strade sono ampie e l'acqua ha una sola, ordinata, direzione, perché ordinati, piatti, calmi sono i nostri passi. In pianura si cammina, ma se si corre, si è velocissimi.
Con questo pensiero al ritorno:

Le ragazze di Firenze vanno al mare
le ragazze di Firenze vanno all'amore
le ragazze di Milano han passo di pianura
che è bello da vedere
che è bello da incontrare
in questi posti davanti al mare
con questi cieli sopra il mare
quando il vento riscalda a suo tempo
il mare.
Le ragazze di Torino han smesso di lavorare
alle sette hanno smesso di lavorare
e anche il treno da Torino è un treno di pianura
però dovrà arrivare
però dovrà arrivare
in questi posti davanti al mare
con questi cieli sopra il mare
fin da Pavia si pensa al mare
fin da Alessandria si sente il mare
dietro un curva improvvisamente
il mare.
E noi che siamo gente di Riviera
dove passano i cuori d'avventura
e noi non ci sappiamo perdonare
di non sapere ballare
sapendo troppo aspettare.
E noi non ci sappiamo vestire
e noi non ci sappiamo spogliare
e noi non ci sappiamo raccontare
quand'è il momento raccontare
nei bar davanti al mare.
Vacanza è pace dell'animo.
A volte è "mordi e fuggi" di qualcosa di effimero, che è poi la nostra esistenza e gli stati della stessa. I luoghi restano, ci sovrastano, rimangono nello splendore o nello squallore, nel mentre noi si lascia impronte labili, più forti se ad esser intensa è stata la nostra personalità. Veritiere? Ognuno è per gli altri un'ombra. Un riflesso di uno degli stati coscienti dell'io percettivo. Quel che l'altro "ha preso", nelle sue corde. Niente di integrale. La complessità dimora nelle sue sfumature nel divenire personale, così che il ricordo di noi com'eravamo sfuma nel come siamo.
Per cui vi offro una giornata al mare. Meglio: una serata al mare.

Una giornata al mare
solo e con mille lire
sono venuto a vedere
quest' acqua e la gente che c’è
il sole che splende più forte
il frastuono del mondo cos’è
cerco ragioni e motivi di questa vita
ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore
cadono sulla mia testa le risate delle signore
Guardo una cameriera
non parla è straniera
dico due balle ad un tizio
seduto su un’auto più in là
un’auto che sa di vernice,
di donne, di velocità
e laggiù sento tuffi nel mare,
nel sole o nel tempo chissà,
bambini gridare,
palloni danzare
Tu sei rimasta sola,
dolce madonna sola,
nelle ombre di un sogno
o forse di una fotografia lontani dal mare
con solo un geranio e un balcone
Ti splende negli occhi la notte
di tutta una vita passata a guardare
le stelle lontano dal mare
e l’ epoca mia la tua
e quella dei nonni dei nonni
vissuta negli anni a pensare
Una giornata al mare
tanto per non morire
nelle ombre di un sogno
o forse di una fotografia lontani dal mare
con solo un geranio e un balcone

Oggi ci soffermiamo in "pellegrinaggio" nel passato e nel presente, ovvero a Sant'Ilario ( sì, esiste) località che ricorda Bocca di Rosa, la canzone del Faber ( De Andrè, cognome piemontese, che in Piemonte il Fabrizio ragazzino ha vissuto in campagna avventure che hanno formato il suo carattere - a questo proposito leggere una delle tante biografie- ma non è esclusa una recensione d'un feltrinelli, in proposito). Esiste anche la dismessa stazione di Sant'Ilario, la cui facciata si trova percorrendo tutto Capolungo o l'intera passeggiata di Nervi. Mostro la strada, così ci arrivate.
Passate di qui:
attenzione alle finestre. Quiz: quali
sono dipinte?
Si prosegue poi entrando in questo "carruggetto":
e ci si ritrova su questa spiaggetta
Si prosegue per un vicolo in salita e ci si ritrova alla stazione di:
La chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore, metteva l'amore,
la chiamavano bocca di rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa.
Appena scese alla stazione
nel paesino di San Vicario
tutti si accorsero con uno sguardo
che non si trattava di un missionario.
C'è chi l'amore lo fa per noia
chi se lo sceglie per professione
bocca di rosa né l'uno né l'altro
lei lo faceva per passione.
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie.
E fu così che da un giorno all'altro
bocca di rosa si tirò addosso
l'ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l'osso.
Ma le comari di un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all'invettiva.
Si sa che la gente dà buoni consigli
sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio.
Così una vecchia mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie,
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.
E rivolgendosi alle cornute
le apostrofò con parole argute:
"il furto d'amore sarà punito-
disse- dall'ordine costituito".
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
"quella schifosa ha già troppi clienti
più di un consorzio alimentare".
E arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
e arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi e con le armi.
Il cuore tenero non è una dote
di cui sian colmi i carabinieri
ma quella volta a prendere il treno
l'accompagnarono malvolentieri.
Alla stazione c'erano tutti
dal commissario al sagrestano
alla stazione c'erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano,
a salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese.
C'era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva "Addio bocca di rosa
con te se ne parte la primavera".
Ma una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.
E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi mandò un bacio, chi gettò un fiore
chi si prenota per due ore.
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano.
Canzone della mia gioventù, ecco perché un tuffo nel passato. Canzone "trasgressiva", che sdoganava l'idea del sesso libero, molto sessantottina. In realtà la libertà c'è sempre stata, più o meno nascosta o esibita. Cambiano le modalità nell'esprimerla. Cambiano i parametri morali sociali, per cui se un tempo tutti in fila come le oche ad invocarla o a condannarla, ora tutti altrettanto in fila, magari in televisione, a vantarsi di esserne degli estimatori. Insomma: bocca di rosa era una gran bagascia, per restare nel genovese. Allora come ora. Simpatica ai mariti, antipatica alle mogli. Diciamo che ora potrebbe persino sposare Briatore in pompa magna, volendo. Un tempo...lo sposava lo stesso, magari strombazzando meno la cosa attraverso tutto l'apparato mediatico. Un po' perché l'apparato era ridotto, un po' perché c'era un minimo di pudore di facciata.
