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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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domenica, 25 maggio 2008

ahiahiahiahiiii

No AlpiTour. Turisti fai da Te a Lampedusa.

Mica gliel'hanno detto che arrivano i garibaldini,ora. Non da Quarto. Forse da Quarto Oggiaro. Secondo me nel solito modo. Chi c'ha guadagnato a farli...pervenire, diciamo gli operatori turistici ...c'han guadagnato e via, come sempre. Chi tra loro sa già dove infognarsi lo farà. Il resto ci costerà fior di quattrini. Quegli stessi che sognano, in tutt'altra maniera, questi miserevoli esseri umani, che arrivano qui a incuriosire i ricchi e fare imbestialire i poveri, che sono il braccio violento del classismo ... non del razzismo o della xenofobia, gli Italiani non sono né razzisti né sono contro gli stranieri. Semmai soffrono del problema opposto, sono esterofili : nelle vacanze, nelle scelte musicali, nel cinema, nell'ammirazione sconfinata per quanto non sia italico, nello scimmiottamento costante di atteggiamenti comportamentali importati ( noi esportiamo solo moda e mafia), nella prostituzione ( o non avrebbero lavoro nigeriane ad alto rischio AIDS, viados, cinesine e quant'altro possa dare stimolo ad un'attività altamente significativa dello spessore morale internazionalista).

Siamo contro i poveri. Perché? Siamo poveri. Di denaro e di spirito. E abbiamo ragione e nessuno, in politica, che ci capisca. Il mio cane mangia con calma, avanza sempre qualcosa, ma se qualcuno si aggira per casa s'avventa sul cibo per timore di restare senza.  Ha paura che qualcuno gli rubi il pane. E' normale. Le cause dei perdenti sono per chi ha fieno in cascina a sufficienza per non temerli. Per i Taormina della morale.


postato da: flaviablog alle ore 12:03 | link | commenti (25)
categorie: politica, divagazioni, uomini, attualità

Senza Montalbano

Camilleri fa degli esperimenti, a volte riuscitissimi, altre meno. Per fortuna è estremamente prolifico, per cui da una delusione ci si riprende spesso con l'opera successiva, godibilissima e sapiente. Se in Montalbano Camilleri non perde l'occasione per l'ironia sonnacchiosa ma composta, per un discorso sociale ( a questo proposito, un buon romanzo è "Un giro di boa"); infila il dialetto per descrivere il contesto e dargli corpo e mette in bocca al più semplice un italiano mediocre e divertente, che fa del personaggio una macchietta. Si rivela un buon giallista, un uomo sapido e capace di umorismo ( tipico delle menti eccellenti), una persona moralmente schierata pur senza moralismi, che non gli appartengono.

In altri romanzi si cimenta a lasciar in vario modo Montalbano da parte e un po', sinceramente, lo fa rimpiangere.

In una seduta dalla pettinatrice per tinta/contrasti e sforbiciata di frangia ( son bionda, sì, ma non ammetto di avere anche un solo capello bianco, per cui non ho dato tempo di vedermene neppure uno, per cui resto alla vana rincorsa del color dell'oro nella tonalità che avevo di mio) mi son letta: "Il colore del sole", un diario romanzato di Caravaggio, che ho trovato forzato e noiosissimo. Avrei quasi preferito una rivista, anche di quelle stupidissime, quelle con divi in copertina, che cercano di sembrare intelligenti.Restano tuttavia testimonianze reali, di vita più o meno fasulla e patinata, ma che si configura come modello di riferimento per la stupidità ( e non ) odierna. Utile in qualche modo a restare in questo tristo mondo.

 L'autore risulta rapito, caricato in auto bendato e messo al corrente in modalità mafiose d'un diario caravaggesco, che è una sorta di commento alle proprie opere d'arte, attraverso il vissuto. Si parla di sole nero, d'un sortilegio, d'un collirio maligno.

No, il sole è del colore di cui vorrei portare un segno sulla testa, pur non essendo persona solare. Il buio è semplicemente ciò che serve a rendere la luce più vivida e solenne. La luce in Caravaggio è un fendente. Il sole è la sostanza che il buio nega e per renderlo bisogna essere Maestri del Buio, oltre che della Luce.

Insomma: non tiene. Caravaggio è un personaggio controverso, ma un abile pittore. Il RE della LUCE. Non sopporto che ne parli  chi non sia uno storico dell'arte con conoscenze profondissime e un amore smisurato per la pittura.

Dell'uomo poco m'importa. Visse. Tanto, troppo ,tempo fa. Se non lasciò scritti significativi, buon per noi, forse. Non è l'arte della scrittura in Caravaggio che c'interessa. Non a noi che c'imbeviamo di luce e di buio, magistralmente resi dall'artista.

Bocciato, ma non da Patty ( l'angolo della - mia - pattumiera). Da scaffale, con un po' di mestizia triste.


venerdì, 23 maggio 2008

Vita romana.

Terminato il viaggio in vespetta della Stancanelli attraverso una Roma che non posso che immaginare, io che a Roma son passata di sfuggita, per raggiungere il sud Italia, un paio di volte...

Conobbi Termini e Fiumicino. Poco del resto ( la città!) e di ciò che conta. E' difficile dunque per me percorrerle accanto il viaggio quotidiano tra le realtà romane più o meno belle. Mi trascina piacevolmente il fatto che una giornalista, in fondo, non riesca tuttavia a non parlare di sé, raccontandosi romanzata, eroina della sua storia qualunque. L'ho conosciuta. Mi ha colpito il fatto che fosse vestita in modo scuro e quasi dimesso, ma con strani pantaloni ( sembravano al contrario, passanti per la cinta in basso), scarpe massicce e alte e collants viola. Come se dimorassero in lei un'Elena  che vorrebbe passare inosservata ed un'altra dirompente. Ha un viso malinconico, ma altezzoso suo malgrado ed esprime nel saggio la costrizione al sesso di passaggio, non avendo un amore stabile, ovvero: come la donna occidentale si sia adeguata al disamore in cambio di umori corporali più o meno manifestati con affetto passeggero. Libere, sì, ma di essere *sole* come dice Buttafuoco ( che non mi piace, ma sa dire le parole che sanno colpire e affondare). Se siete di Roma, vi conviene leggere " Ad immaginare una vita ce ne vuole un'altra", minimum fax.

Ho letto d'un fiato inorridendo il saggio (statunitense) " Il metodo antistronzi", una sorta di vademecum del lavoratore dipendente, a qualsiasi grado e livello sia impiegato. Andrebbe bene anche per chi intenda far carriera politica ove, si sa, i veri nemici te li trovi in casa, che con l'avversario/nemico intanto c'è da reggere un confronto una tantum...le palate sui denti si ricevono nel proprio ambiente. Qui di sesso o amore non se ne accenna minimamente, ma è chiaro che in una società capitalista, in cui conta soltanto la carriera e il potere si misura in quel che si possiede e si esibisce, tutte le energie si devono spendere nel lavoro. Una parte deve essere destinata ai figli, per continuità ( la qualità della vita espressa in cose non basta) ma i sentimenti si rivelano perdite di tempo, sprechi deleteri. Il rapporto con l'altro sesso si confina, con vivace exploit, nell'area ricreativa ( non si spiegherebbe il successo di quella maniga di cretine di Sex and the city), il vero confidente non è un compagno, ma è l'analista. Se ti va bene, l'amica del cuore.

Che dire: prima di subire o di diventare stronzi come gli Americani del saggio citato è meglio morire di chitarra e mandolino ( come, in fondo ci vedono loro...), di polenta e osei in gondola, di fonduta valdostana arrancando sulle Alpi. Con un amore solido e cantando " La montanara oh eeehhh". Credetemi sulla parola. Sono per lo slow food della vita. Non sgomito e se qualcuno m'allunga il suo, giuro che glielo mordo.

Non cito né autori, né casa editrice. Siate stronzi senza metodo o incontrateli con sufficienza e se non potete vivere sul lavoro, incistatevi come protozoi e cercate di vivere altrove.


mercoledì, 21 maggio 2008

Ho soltanto il tempo di lasciarvi questo

...segnalibro d'autore, facente parte d'una collezione ricevuta per il mio compleanno

segnalibro


postato da: flaviablog alle ore 10:29 | link | commenti (4)
categorie: caremi
martedì, 20 maggio 2008

Caso vuole...

...vada a mangiare nel solito ristorantino. Porto spesso con me la rivista tolta dalla cassetta delle poste, o il quotidiano, o il libro che sbocconcello quando posso. Oggi ero al ristorante, senza lettura alcuna in corso, scambio due parole sul tempo con il vicino di tavolino e figlia e lui, prima di uscire, mentre io ero tra un piatto e l'altro ( due antipastini, macedonia e caffè), mi passa accanto e mi fa : vuoi qualcosa da leggere? E prende da una borsa di acquisti *nuovi*, un romanzo ( proprio ieri sera mi dicevo: ho letto due saggi, vorrei un romanzo...).

Aggiunge: intanto ci si vede, qui. Quando lo hai finito me lo ridai.

E' "Il tailleur grigio", di Camilleri, nuovo di pacca.

Sono commossa.

Mai successo: un atto di fraternità elegante e nel contempo minimalista.

O forse era un modo di dirmi: vestiti in modo meno appariscente. Avevo gonna e maglia nera, un po' pizzo/balzanti. Scarpe oro con fiocchetto, borsa bianca e oro con ciarpame di pietruzze sopra ( Marta Marzotto) e una giacca rosa. Ecco, forse l'eccesso è questa giacca di tessuto rigato ( a guardar bene c'è del bianco, del panna, del lilla, del grigio chiarissimo, del rosa pallido e del rosa intenso...eppure l'effetto impatto è un rosa gelato alla fragola che sfida il maltempo). E prima di uscire mi fa: piove, continua a piovere. E ti dirò che è un tempo che non mi dispiace neanche. Certo che con quei colori hai sfidato il meteo.

Così che oggi, prima di andare in riunione ,mi metto in tailleur. Nero, con un trench sopra e indosso nere scarpe e borsa. Sotto il tailleur però ci metto...una maglia arancione con una scritta di strass a caratteri cubitali. Oh, è maggio! Io adoro maggio, di solito. Ho cominciato a imparare a vivere, di maggio.


postato da: flaviablog alle ore 15:33 | link | commenti (4)
categorie: libri, amicizia, uomini, lettura, romanzo, camilleri, mondadori
domenica, 18 maggio 2008

Senza titolo

xxxxx

xxxx

xxx

xx

x

x

( annche se Ibra, nella foto di msn ,assomiglia alla Nannini)

sarà rimossa se viola la proprietà delle immagini

Ci sono più stranieri sui campi di calcio che a Lampedusa...


postato da: flaviablog alle ore 20:48 | link | commenti (6)
categorie: divagazioni, successi, affetto
sabato, 17 maggio 2008

Le avventure di GianSilvio e GianWalter

GianSilvio e GianWalter sono fratelli speculari, in quanto gemelli non somiglianti. Furono fecondati due ovuli, infatti, così che uno nacque piccino ma scaltro e l'altro grande e grosso e un po' più bonaccione.  Tutti e due però agguerriti  e vispi,  per l'intercessione di Fata Bipolare, che al loro battesimo disse le seguenti parole: che mondo difficile, che vita intensa!

E regalò loro due mazze per difendersi da questo brutto luogo inospitale che abitiamo se non fosse per la primavera, le piantine, i graziosi animaletti e i bambini bene educati. Avute le mazze, iniziarono a darsele sulla testa l'un con l'altro, istigati dagli amici, che si erano divisi esattamente a metà, alcuni con GianSilvio il furbo e altri con GianWalter il cinefilo. Divisi da sembrare la scriminatura in testa a Maldini. Ricomparve la Fata Bipolare e li sgridò: non tra voi, dovrete difendervi dal colonialismo merikano, dall'intraprendenza dei colossi asiatici e dalla fame dei predatori da gommone! Sciocchini! Facciamo che un po' comanda uno e un po' comanda l'altro. GianWalter provò a protestare: lui intanto è già la seconda volta che vince e comanda! Io ho avuto soltanto un breve periodo di felicità quando Zio Romano mi ha dato la merenda, Pane e Datteri, PD,  il giorno in cui approfittai della partenza di GianSilvio per la Spa dove si fa ritoccare ( io invece son tutto naturale, con me si può fare il compost, non contengo né plastica, né altro elemento artificiale).

 Già, rispose Fata Bipolare, gli tira un po' la faccia, ma almeno è costretto a sorridere, anche se è pettinato come gli ometti del calciobalilla. Tu, invece, figliolo mio, sei più pallido di Sgarbi, quasi quasi ti spengo il lettore dvd e la smetti con quel cinema. Dirò ad Alemanno di toglierlo almeno da Roma! Come, a Roma son arrivati gli Alemanni?!, disse sbalordito GianWalter! Son calati i barbari. Ma no, sciocchino, disse Fata Bipolare. Son scesi con la Marcia su Roma. Ma non sono arrivati poi a salvarci gli Americani aiutati dai partigiani? Hai sognato, rispose Fata Bipolare, o forse era un film. Gli Americani sono semplicemente giunti portando oro, incenso e Coca cola , ad omaggiare la Santa Sede. Dove andò a suo tempo anche Rutelli per avere i voti cattolici.

I cattolici sono corteggiatissimi, tanto che voglio farmi ipercattolica anche io come Magdi, disse flaviablog, così finalmente mi sposo! Non essendo personaggio pubblico importante, ma semplicemente la tata di casa, venne ricacciata in un angolo. Tu stai lì e godi la tua libertà, le disse Fata Bipolare. Guarda la tv, le intimò. Ma ho soltanto due canali, protestò la tata! O mangio sta minestra o salto dalla finestra...

 Mangia e salta e taci!, disse Fata Bipolare. Al massimo puoi fare more uxorio con il padrone di casa, come fanno le tate libere e belle, che guardano secsanddesiti.

Santa *Sede*?!?! Disse GianWalter! Ne voglio anch'io una, dove giocare al governo, come fa GianSilvio!

Fata Bipolare sbuffò: non potete stare tutti e due al governo, al massimo potete applaudirvi a vicenda ai reciproci interventi. Tu devi stare in ombraaaa!!!

 Allora faccio chiedere a Morandino una stanza giochi vicino a quella di GianSilvio.

Te la dò! Disse birichino GianSilvio, dai stai bravo, te la dò vicino a quella delle mie ministre e ti dò anche un trapano per farci un buco, così potete spiarle, tu e i tuoi,sono delle belle gnocche, mica come le amiche tue!

GianWalter fece un sorriso grande così, neanche se gli fosse apparso in sogno Sesildemill. Soltanto Pietruccio sbraitava e sbraitava. A' GianWalter, guarda che quello ti sta a pià per il c...!!!

Fata Bipolare acchiappò Pietruccio per la collottola e disse: va bene che fare il pitbull è il tuo compito, ma non esagerare, fai soltanto un po' di cagnara con Umby, altrimenti ti mando a fare il cabaret per le piazze con Beppe Grillo e i reduci dell'ANPI.


postato da: flaviablog alle ore 10:57 | link | commenti (8)
categorie: berlusconi, veltroni
martedì, 13 maggio 2008

Nostalgia canaglia

Vedo l'insegna d'un Bar.

Da una prospettiva diversa dal solito, più lontana.

Era  CAFFE' SALOTTO.

Caso vuole, a ritroso, si son spente la o la seconda t, ma è rimasto un tantino di t che pare un accento tanto che ora è

CAFFE' SALO'

 

Il libricino della Merini  mi ricorda una sosta tranquilla addossata ad una parete di gelsomino e tutto, dentro, era arancione e ombra. Tanto che si parlava piano. Ancor oggi gustando i maltagliati con la salsiccia a pranzo o  conversando sul lavoro, apprendendo di lutti di persone fino a poco tempo fa attive tra noi colleghi, mi rituffavo nei pensieri di ieri:

Se l'Italia fosse meno generosa con i suoi figli degeneri, se smettesse di coccolarsi nell'auspicio della propria generosità e se ne facesse una costante bandiera che con il tempo diventerà irrisoria, noi oggi non saremmo vittime della delinquenza che si attarda con calcolo maniacale sui giovani, sulle vedove, sulla gente sola, sui pensionati confiscandone i sacrosanti diritti alla vita. Ricordiamo le prodigiose corna del cervo molto belle a vedersi ma che non scamparono la bestia dall'eccidio.

Col tempo le corna degli italiani diventeranno degli autentici bersagli sopra cui la mafia appenderà i suoi miserevoli panni

A. Merini

Se c'è  il sogno mi pensi, prima che sia il tramonto.

Un sogno capace di avere quattro gambe. Ora che sono ancora buone. Il gelsomino ha da fiorire, presto. E non una, ancor tante volte.


postato da: flaviablog alle ore 23:54 | link | commenti (14)
categorie: poesia, libri, merini, tascabili, ideali, affetto, lettura in corso
lunedì, 12 maggio 2008

Indocile

Per una giornata speciale ho ricevuto un dono speciale: un libricino di poesie di Alda Merini, letto lì sul posto, in un elegantissimo bio bar in un vicolo del pieno centro, davanti ad una parete tutta un gelsomino. Con le poesie...un blocchetto di segnalibri, piccole opere d'arte, di Angela Caremi, arrivati dritti dritti dalla Fiera del libro di Torino. Due perle. Il libricino azzurro, "Un'anima indocile",Edizioni La Vita Felice ( e felice lo ero, con un caffè freddo all'amaretto nella mano destra , il mio pugno di poesie nella sinistra e il carnet di segnalibri sulle ginocchia, uniche note di colore ... ero tutta in bianco/nero. Gonna nera, maglia  bianca. Giubbotto di pelle bianca, calze a rete nere, scarpe bianche aperte in punta,borsa bianca...). Ero un contrasto in un angolo di colori caldi, cauti e verde.

merini

Leggendo questo:

Risultato impreciso

Per capire il segreto

di un cuore maledetto

certo non occorre un bel canto

né un canto funerario

né un canto d'alleluia

la menzogna è sospetta,

amica prediletta,

tu ti trovi in un canto

ai piedi del tuo letto.

Giuro sulla tomba del canguro che non amerò più cuori maledetti, ma farò addestrare l'anima così come si fa con cani indocili di ricchi padroni pignoli. La porterò da un addestratore di anime, perché impari a non abbaiare alla luna e non farmi la pipì per dispetto negli angoli delle giornate che potrebbero tutte esser belle come questa se solo lo volessi. Forse.

Sfoglio i segnalibri d'autore.Ve li offrirò. Me ne piace uno, ad esempio, ci sono navi su un mare di parole.

Uno è perentorio: SE IMPARASSI A VIVERE PER SOTTRAZIONE ?!

Un altro mi riporta a mugugnare: il sogno di tutte le libertà è l'infinito.

Eh, no, a me quest'ermo colle non fu mai caro. A me piace che i luoghi siano finiti. Con tutto al suo bravo  posto: là l'orizzonte, case di qua, mare di là, colline dietro e non scherziamo ad allargare le riprese. La vita è ora, adesso, tutta e subito e va da qui a lì.


postato da: flaviablog alle ore 23:22 | link | commenti (2)
categorie: poesia, libri, lettura, arte visiva, merini, caremi
domenica, 11 maggio 2008

Allevata a monossido di carbonio

Lettura in corso: "A immaginare una vita ce ne vuole un'altra" di Elena Stancanelli, in cui l'autrice si racconta, nel contempo parla di Roma, nella quale abita da vent'anni, pur essendo fiorentina, spaziando tra il presente e il passato. Attraversandola in vespetta, facendosi pensare un po' come Moretti nel film che preferisco " Caro diario", così lontano dal viscido borghese di "Caos calmo"... E' la festa della mamma, dovrei, in suo omaggio far la recensione di Kundera, del suo più celebre romanzo, l'ultimo libro che lesse, lei accusata in casa d'essere superficiale. Io lessi, in trent'anni, dai miei 16 a 46 anni ( poi è arrivato internet e ha rubato spazio alla lettura  ed alla scrittura esclusivamente cartacee), una media di un libro alla settimana. Comprati appunto a tre o quattro per volta, per non essere assalita dal panico di restare senza. Prendendone anche alcuni in prestito, in biblioteca comunale o alla biblioteca circolante ( una sorta di biblioteca privata) o a quelle scolastiche ( da ragazzina). Lei leggeva, come sua madre, riviste. A volte l'accusavo: " Hai una casa piena di libri, morire se ne leggi uno, sei interessata soltanto alla vita dei cretini e dei saltimbanchi ( leggasi Vip, non ho mai avuto molta stima per nani e ballerine, anche se di aspetto prestante)". Faceva spallucce. In realtà era convinta di annoiarsi, di non essere all'altezza, aveva soltanto la licenza elementare. Così che cominciò a prendere in mano un libro, poi un altro e a chiedermi quali le sarebbero piaciuti e quali no, lasciando scegliere a me. Amava Natalia Ginzburg, Mario Soldati, non le piacevano i gialli. L'ultimo libro che lesse prima di morire, lei con la quinta elementare per bagaglio culturale, fu " L'insostenibile leggerezza dell'essere" di cui mi fece una recensione a voce di sostenibile leggerezza pregnante. Ne capì l'intima essenza e la svelò anche a me. Mi disse: c'è tanta, troppa verità. E' la realtà dei fatti senza finzione alcuna. Non ricordo tuttavia l'unico Kundera che gradii, la produzione successiva mi diede sinceramente fastidio, compreso "la Lentezza", che conterrà sicuramente quelle verità che non voglio sentire, ad esempio sull'indubbia semplicità della mente maschile e dei suoi desideri, che spesso s'infrangono impantanandosi sulla sessualità e sul potere. Del lavoro della Stancanelli dirò per ora che mi piace molto, pervaso di malinconia giornalistica com'è, a metà tra l'intimista e la cronaca. Sì, mi piace. Sono a più di metà. In questi giorni è nato, in periferia, nella mia città, un megagalattico luogo di divertimento ( di cui parlo nel blog privato) che comprende sale cinematografiche, piscine, hotel a quattro stelle,ristorante, sale convegno, piscine comprensive di "onda da surf", centro benessere, vegetazione pseudotropicale. Sorge dove prima c'erano industrie, ora chiuse. Accanto ad altre, aperte, che da decenni inquinano seriamente la località, ma che sono la forza operaia della città. Questo paradiso artificiale si riempirà di gente che entrerà al chiuso, dimenticando ciò che c'è, fuori, all'aperto, in una realtà nella realtà. Artefatta. Nel mentre i nostri giardini diventano luoghi di ritrovo soprattutto di extracomunitari, che s'accontentano di panchine, aiuole dove portar a giocare i bambini consumando una birra o un gelato. Su di loro il cielo cittadino, sui cittadini un cielo a pagamento.

Così chiama questi posti la Stancanelli: i non luoghi.

" I non luoghi ci piacciono perché si ha la sensazione che la vita, lì dentro, sia ferma. Il tempo immobile, i giorni identici. Dai non luoghi la morte è stata espulsa, insieme a qualsiasi accadimento verticale. Niente catene di eventi ma singoli episodi. Rappresentazione architettonica della nostra epoca. Forme psichiche di precariato. Dove i fatti, così come i contratti che regolano il nostro mondo di lavoro, si accumulano in maniera casuale e soprattutto non possono essere compresi perché esclusi da una catena di senso. Irredimibili."

Consiglia, in opposizione, l'orto botanico, dove la velocità è bandita, il rumore, l'artificio , anche. Sonnecchiano, però. Naturali e immobili.

Preferisco la strada, il bar. La vita fluida, con la sua bella continuità fatta di impegni e paletti e vacanze da questi stessi. Solida. Questo non vuol  dire che non possa piacermi un non luogo o un orto botanico, per un po'. Preferisco condividere i giardini con il mio cane e i bambini degli immigrati. I nostri, un tempo bellissimi per noi, angoli verdi per cresciuti a monossido. Ora stancano. Spero che rimanga almeno una sala in centro dove vedere un film che non sia di moda. Che non attiri gente. Non spettacolare, soltanto intelligente. Come un buon libro con tante figure, insomma.