Dopo aver letto, coscientemente seduta o sdraiata al sole per resisterlo ferma a far niente di manuale, pagine e pagine di camillero da ombrellone, polpettoni storici a lieto fine improbabili come fiabe, romanzi all'italiana alla vaccinara, raccontini misteriosi come se il vero mistero non fosse sempre il solito, ovvero checacchiocifacciamoquidandòveniamoandòandiamo, novelle 'mericane alla Doris Lessing, sto leggendo un romanzo, ebbene sì.
Dopo Ammaniti, che comunque è uno Scrittore, anche quando scivola nel pulp ( ma con lucidità mai autocompiaciuta), mi sembra di non aver letto niente, quest'estate, così come dopo un bel film quel che segue sembrano trame da telefilm, ho aperto le pagine di un regalo che mi sono fatta cambiando in libreria un doppione di Simenon. La scelta è andata su Adelphi, quasi una garanzia, e su Marai. "La donna giusta". Per ora posso dire che sto leggendo, mentre per tutta l'estate ho fatto finta. Se mi piacerà, stile a parte, dirò poi...
Ho appena terminato la lettura di alcuni visionari racconti di Cerami. Belli, ma alcuni hanno la proprietà di far lievitare le mie paure ancestrali.
Prima fra tutte quella di vivere.
Non mi spaventano tanto quelli che partono dalla realtà per sprofondare nell'onirico da incubo, che sono sostanzialmente fatti di paranormale e di sogno, per cui m'incuriosiscono ( la qualità della scrittura è ottima) quanto quelli che nel reale restano e ne alzano gli angoli orrendi e inaccettabili.
Cerami sa raccontare ed io mi so impaurire.
Ci butto il Morozzi e la sua era del porco o giù di lì. Nelle prime venti pagine dici: oh, che simpatico! Più o meno come per un graffito sul cesso, ma se lo stesso va ripetendosi per più pagine, alla fin fine non interessa più.

" L'innocenza" , di Tracy Chevalier, Neri Pozza editore: romanzo storico garbato, con una prosa al femminile, in cui i personaggi ed il paesaggio sono descritti come in un bel quadro raffigurante la campagna inglese. Richiama alla mente certa pittura d'ambiente, certo figurativo classico, questo bel romanzo gentile, che vede protagonista una famiglia che dalla campagna si sposta in città, per scoprirne la ferocia. La Rivoluzione francese è compiuta e si trema. Il potere si fa losco e cattivo, perché impaurito e la putredine della miseria , non ancora riscattata dalla rivoluzione, alita ovunque. Tra i personaggi fa capolino e spicca William Blake, artista e filosofo che spera in una nuova era.
Termina con un ritorno a casa d'una giovane generazione che è tuttavia già pronta a cedere il passo. Le ragazze aspettano un figlio, che è loro sì, ma anche di padri casuali, distratti, degeneri. Eppure si guarda al futuro.
Mi chiedo tuttavia come possa sperare nel futuro chi nasce da un triste passato. Come da padri errati possano nascere figli giusti.
Ne dubito.
Romanzo per chi vuole purgare i pensieri con qualcosa che sappia di buono.