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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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martedì, 31 luglio 2007

Sono nel Settecento

A Londra. Sto leggendo un romanzo che ha una sua delicatezza tutta femminile. E' " L'innocenza" di Tracy Chevalier, l'autrice di "La ragazza con l'orecchino di perla". Mi piace. Ben costruito, senza pretese d'essere un capolavoro, ma di buoni principi. Romanzo ambientato nel passato ed a me le scorrerie a ritroso nel tempo piacciono molto.

Edizioni Neri Pozza.


postato da: flaviablog alle ore 13:18 | link | commenti (2)
categorie: romanzo, chevalier, lettura in corso, neri pozza
sabato, 28 luglio 2007

Montalbano svacca

Un Salvo sudato bestia, che non si occupa di niente se non a fatica del suo lavoro ( dei suoi vestiti zuppi di sudore si occupano altri, i pranzi abbondanti son sempre preparati da fantesche o ristoratori alla buona). Viene alle mani con un ragazzo arrogante, sfacciato ,che gli dà del vecchio e se le prende. Viene coinvolto in una fallita vacanza a quattro ( a cinque, perché gli amici di Livia hanno un detestabile figlioletto) e "s'innamora " della gemella stile Nikita di una morta stuprata ammazzata da un geometra con la Ferrari. Boh. Sta nudo in ufficio davanti ad un ventilatore, non si compra neanche un pinguino...e pur non consumando si fa minchionare, a 55 anni, da una di ventidue, che lo irretisce per poter far vendetta personale e diretta. Ariboh. No, certe debolezze non mi piacciono. Sono scontate e colorite. E' divertente a tratti. Conforme al titolo " La vampa d'agosto".camilleri


postato da: flaviablog alle ore 13:22 | link | commenti (6)
categorie: recensioni, libri, lettura, romanzo, camilleri, sellerio

Troppo angosciante

Attratta dalla recensione breve di Frank Mc Court, ho ritirato in biblioteca ( alterno acquisti e libri presi in biblioteca), il romanzo " Regole per vecchi gentiluomini" di Peter Pouncey. Mi hanno attratta anche i risvolti di copertina, ovvero dei "Dieci comandamenti per vecchi gentiluomini", che un anziano vedovo si riserva di osservare. Poi, leggendo le prime pagine, incontro la miseria della disperazione che assale il protagonista quando muore la moglie. Vive nel luogo, isolato, dove questa coppia che tanto s'amava aveva deciso di vivere tempo addietro. E' lo sfacelo. Lui ha atteso la morte della moglie concentrando le energie rimaste sulla stessa e la casa è allo sfascio. Si riprende, decide di vivere il tempo residuo imponendosi di seguire delle regole, scritte. Il guaio è che è vivere di ricordi che diventano letterari in attesa di una morte annunciata. Sì, il romanzo odora di morte vera e senza scampo. Allora l'ho richiuso. Non posso andare avanti nella lettura. Siamo circondati di morti spettacolari, nella narrativa, nel cinema, in tv nel telefilm anche in prima serata. Per quella realistica e nel futuro di ognuno, sinceramente, nessuno è preparato, se non chi ha deciso, tramite il suo lavoro, di affrontarla ogni giorno.

Sto invece leggendo, sono quasi in dirittura d'arrivo, " La vampa d'agosto" di Andrea Camilleri.

Non è il miglior Camilleri, mi piace poco. Si fa leggere, perché l'autore conosce tutti i meccanismi dell'attrazione in tal senso, ma non è valido nei contenuti. E' una cosa scribacchiata con sapienza. Mestiere. E basta, perché ammicca ai suoi peggiori lettori.


martedì, 24 luglio 2007

Rotoliamoci nel fango

Nicolò Ammaniti, " Come Dio comanda", Mondadori.

ammaniti

Si replica il successo di "Io non ho paura", ma in questo caso speranza è finita e pietà l'è morta. In merito alla redenzione dei personaggi brutti, sporchi, cattivi...non c'è niente da fare, perché hanno una loro logica, una loro vita costruita passo a passo che non si può cambiare, quanto ai salvatori, sono delle povere anime di assistenti sociali e null'altro. E come s'arriva a diventarlo? Bene. Per un voto alla madre, occuparsi in qualche modo del prossimo, ma i limiti di questo pover'uomo sono tanti . Investe un nero, ha la tentazione di tirare dritto e non soccorrere la sua vittima impotente, la carica e fa un altro voto, " se campa non vedrò più Ida", che è la moglie di un collega, un amore impacciato e grottesco. Il nero riapre gli occhi, non s'è fatto nulla e festeggia il ritorno alla vita cercando di vendergli dei calzini. Non sa di dover la vita al miracolo (?) della rinuncia alla donna del miglior amico.

 E' l'unico personaggio comune della storia e buono, a modo suo. Onesto, ma piccolo a fronteggiare un disastro grande, quello delle periferie orride e disperate, dei nazisti da fumetto, dei ragazzini cresciuti tra ogni genere di viltà, uomini morti dentro con il ricordo di figli morti per davvero, pazzi lasciati a se stessi. Non sono diamanti nati dal letame, come qualcuno immagina, povero fesso. Neppure letame e basta. Sono umanità dolente e causa di dolore. Nessuno si salva e una ragazza muore stuprata da un tizio demente che guarda cassette porno  chiuso in casa, fino a confondere realtà e fantasia e la ragazza che passa in motorino per Ramona, la "star" d'un film che vede ripetutamente tanto da conoscerlo a memoria. Sono balordi senza sconto, modellati dall'esistenza in un modo tale che non hanno altra aria da respirare se non quella marcia che conoscono.

In questo romanzo di Ammaniti niente è da salvare, perché non è possibile salvarlo. Tutto già scritto, compreso l'orrore. Se il bambino di "Io non ho paura" ha in sé il germe della coscienza, che salva e soprattutto lo salva, l'adolescente Cristiano è già perso nell'amore che fa male, che guasta e rovina per un padre perso che ha amici persi.

Non c'è tuttavia alcun compiacimento. Non c'è il gusto del sangue. C'è buona scrittura artigianale, c'è un umorismo nero che lascia di stucco, per cui a volte si sorride nel bel mezzo d'una tragedia. Si è come quel tizio che canta felice in una gita in automobile che lo condurrà a morte certa.

Dolentissimo romanzo, racconta anche quanto l'amore possa far male. Rino e Cristiano son due disperati, padre e figlio, che si amano in un rapporto sadomasochista. I loro amici son un rabbioso padre che non riuscì a salvar la figlia bambina dalla morte per soffocamento ( aveva inghiottito il tappo dello shampo), la cui vita è andata allo sbando e di cui l'exmoglie si occupa per pietà ( ma sta per troncare definitivamente ogni rapporto) e un pazzo, che sembra un grosso buffo individuo ( lo chiamano Quattro formaggi, per l'accostamento alla pizza) che invece ucciderà una ragazza e si sentirà un grande quando la vedrà morta ,ma famosa, apparire sullo schermo in tv. Ha fatto *una cosa importante*, l'unica della sua esistenza.

La tv compare come un occhio mostruoso sul mondo più volte, nel romanzo.

Dai genitori s'impara quel che veicolano e questo è un brano del tema in classe di Cristiano:

" L'avvento del nazismo nella Germania degli anni Trenta, spiegane le cause e gli effetti".

Svolgimento: i nazisti sono nati in Germania all'inizio del Novecento. E devono  tutto a Adolf Hitler, l'ideatore.

Adolf Hitler era un pittore senza soldi ma aveva un grande sogno di gloria, far diventare la Germania la nazione più forte del mondo e poi conquistare tutta l'Europa. Per fare questo doveva cacciare via dalla Germania tutti gli ebrei che sporcavano la razza ariana. Gli ebrei erano arrivati e ora detenevano le fabbriche e facevano gli strozzini costringendo i tedeschi a lavorare nelle fabbriche d'acciaio.

Questo è un assaggio del tema svolto da Cristiano, che ha un padre che lo costringe ad uccidere il cane del vicino e a far la lotta, ma che cercherà di salvare, pur credendolo lo stupratore della ragazzetta ( insulsa anche lei, è una ragazza qualsiasi) uccisa da un pazzo impotente ,perché trova il padre moribondo accanto al corpo straziato in un bosco. Invece è lì corso in aiuto del demente assassino e stroncato sul posto da un aneurisma cerebrale.

A volte si scade lievemente nel macchiettistico, tuttavia, la qual cosa mi fa pensare che in Ammaniti gli appetiti cinematografici stuzzicati siano molto forti. L'unico neo del romanzo, che tuttavia è ben scritto e non sembra una sceneggiatura.


postato da: flaviablog alle ore 17:46 | link | commenti (2)
categorie: recensioni, libri, umorismo, lettura, romanzo, grottesco, ammaniti, mondadori
lunedì, 23 luglio 2007

Da Carlo Azeglio a Gianni, se li è fatti tutti

Scrive indubbiamente bene. Ha la vivacità espressiva di una cozza, ha quell'italica intelligenza "arrangina" di cui gli Italiani menan vanto, si picca di essere un self made man, poi si scopre che aveva parenti introdotti nel campo del giornalismo e della cultura , di cui era il "parente povero", ma era comunque parente. E' ecumenico al massimo, pur vantando tanti tentativi di epurazione, l'ultimo, il più clamoroso, per colpa dell'editto di Sofia, di Silvio il Breve.

Non mi convince.

Ha troppi amici. Se li è fatti tutti amici, da Benigni a Giovanni Paolo II, da Romano Prodi a Oscar Luigi Scalfaro, da Pietro Nenni ad Alberto Sordi. Parla male soltanto dei partigiani comunisti. Energumeni, praticamente.

 Era già tutto previsto.

Ottima persona, non dico di no, colta - intelligente - gradevolissima ,ma decisamente etichettabile. Come  altre scatole di pelati del giornalismo italiano, ma è ancora complessivamente di miglior livello.

Faceva eccezione Montanelli, ma soltanto perché era volubile. Probabilmente perché un filo schizoide.

" Era ieri", Enzo Biagi,RCS.

Non si toglie di dosso l'atteggiamento del povero cattolico che gratta all'uscio dei potenti e degli abbienti per averne un aiuto, mostrandosi servizievole. Con alcuni. Con altri, no. Dipende soltanto da che parte stanno.

enzo biagi


postato da: flaviablog alle ore 13:37 | link | commenti (10)
categorie: recensioni, saggio, biagi
domenica, 22 luglio 2007

Due alla volta, per carità

Sto leggendo (e sto per ultimarne la lettura, per giunta) un saggio e un romanzo. "Era ieri" di Enzo Biagi e " Come Dio comanda" di Niccolò Ammaniti. Il saggio è monotono, Biagi ha fatto il riassunto e della sua vita e degli altri libri che ha scritto in precedenza, alcuni li conosco e possiedo, li ho ritrovati tra le righe. Ammaniti invece sembra recuperare, in minima parte qualcosa di preesistente a "Io non ho paura", ma ha scritto un altro...film, vagamente in odore pasoliniano. Ancora protagonista un ragazzo, poco più grande del piccolo del successo che ho menzionato, cresciuto male ed allevato peggio però, in un contesto mostruoso brutto sporco e cattivo, ma cattivo sul serio, storie che solitamente cestino ( leggasi la recensione alla voce Campo), ma qui c'è l'illuminazione dell'innocenza. E senso dell'umorismo pur nel raccontare il peggio del peggio. Ci sono squarci di verità tragica e grottesca. C'è la disperazione trasversale. Ci sono le opinioni dell'autore che guizzano qui e là sui vari modi dell'essere in un'Italia in cui lo squallore non perdona. Di Biagi continuo a pensare che la sua epurazione sia stata un autogoal di Berlusconi e la prova che non è affidabile. Manco il cane da portar fuori a far pipì gli darei. Come si fa ad emarginare uno che era amico di Agnelli e del Cardinal Tonini e che parla di Giovanni Paolo II come se avessero visto insieme la Madonna sulle Dolomiti. E' essere stupidi sul serio.


postato da: flaviablog alle ore 13:31 | link | commenti (2)
categorie: film, uomini, ironia, romanzo, saggio, berlusconi, successi, grottesco, biagi, ammaniti
giovedì, 19 luglio 2007

Santa Maria del Mar

Per chi ama il romanzo storico, " La cattedrale del Mare" dell'avvocato Ildefonso Falcones , Longanesi, è una gradevole lettura, tra l'informazione e l'interpretazione letteraria, la ricostruzione e il sogno creativo. Per molte pagine ( è un romanzo corposo, come piacciono a me) si vive nella Barcellona del Trecento, dove si dipana la storia di due generazioni, con alti e bassi, alterne vicende e tutta la crudezza del Medioevo ed il parallelo sforzo del popolo di risorgere dalle prorie ceneri. Nessuna novità, mi si dirà. Invece c'è. Il romanzo si suddivide in capitoli dal titolo significativo: servi della gleba, servi della nobiltà, servi della passione, servi del destino. In ognuno s'indaga e si racconta sulla sostanza d'una distinta schiavitù. Lo si è realmente per questioni sociali e lo si è per colpa del destino e/o delle nostre debolezze che ci spingono all'ambizione, alla vendetta, al voler vivere amori controversi o sbagliati.

falcones

Il personaggio che preferisco è Bernat d'Estanyol, capitano degli almogavari, che dà inizio alla storia e di questa vicenda muore, anche se il protagonista è il figlio Arnau, che nonostante una vita esasperante esce vincitore , dopo una tremenda partita. La nobiltà non ci fa bella figura e denuncia la meschinità d'una classe dal tramonto annunciato che tuttavia stenta a cedere il passo e mantiene con le unghie ed i denti i privilegi, complice anche una parte della Chiesa cattolica, che con l'Inquisizione cospira accanto alla nobiltà per vessare popolo e quell'iniziale borghesia arricchita, che è in bilico se affrancare il popolo da cui proviene o creare una nuova classe di gente che il popolo...lo fotte.

Sullo sfondo la Cattedrale che si erge lenta, grazie alla fatica fisica ( e morale) di chi vuole un monumento all'essenza del Credo. A una Madonna del Mare limpida e baciata dal sole.

Santa Maria  catalana è uno dei monumenti più imponenti della Spagna, costruito in 55 anni. Gotica realtà che ha visto, nel corso della storia qualsiasi umano orrore. Il Re Pietro il Cerimonioso, senza molte cerimonie, obbligò i ribelli a bere il metallo fuso dellla campana dell'Unione, che aveva convocato i valenzani a sometent. Chiesa che è lì, anche grazie agli umili bastaixos che trasportavano gratuitamente e per devozione i massi per costruire la Cattedrale.

Non manca l'azione, non difetta la riflessione. I personaggi sono ben dipinti e si vive, per tutta la lettura, in altri tempi ed altro luogo.

E già il denaro ebraico fa gola, nel mentre la Chiesa ( ed un popolo in parte in malafede e per il resto sanguinario e ignorante) accusa gli Ebrei di profanare le ostie consacrate. Niente è dolce, se non per un attimo e la vendetta ha due facce: quella dei giusti e quella dei prevaricatori, perché è arma universalmente usata.

Le donne della vicenda sono molte, rabbiose e impotenti verso la loro condizione di schiave o totalmente schiave di un loro potere bizzoso e acefalo. Schiave della Storia.


postato da: flaviablog alle ore 12:22 | link | commenti (4)
categorie: recensioni, libri, storia, spagna, lettura, romanzo, successi, longanesi, falcones
domenica, 15 luglio 2007

Tigri Asiatiche

Federico Rampini, vincitore del premio Barzini per il giornalismo, presente sia in "Repubblica" che al "Sole 24 h", insegnante alle Università di Berkeley e Shangai, ha scritto un bel saggio, vivace ed interessante, sull'elefante e il dragone, ovvero sulle grandi potenze che si profilano all'orizzonte. rampini

Carnai di persone attive, che devono il loro progresso ad un'intelligenza sfruttata all'ennesima potenza nello sforzo di pareggiare ( e superare) l'Occidente ed alla differenza di classe, alla forza lavoro smisuratamente tanta e povera. L'apoteosi e il sogno del capitalismo. Il mostro che divora se stesso vede nei Paesi poveri e popolosi il suo regno: una sterminata massa umana famelica di benessere e disposta a qualsiasi sacrificio.

Rampini fonde in un unico nome Cina ed India, denominando il " pericolo orientale" Cindia, ma distinguendo poi nei particolari due Paesi che condividono soltanto un paio di caratteristiche: la forza demografica e la civiltà millenaria. Per il resto sono estremamente differenti. L'India è una strana democrazia ricca di contrasti; la Cina è ancora un regime che è scivolato via via dal comunismo ,che ha scalzato una classe immobilista basata sull'aristocrazia, all'ascesa della borghesia, che è capitalista per sua natura.

La borghesia nasce con il commercio e l'artigianato, con il guadagno di denaro che si compra gradualmente i privilegi degli aristocratici e, a differenza di questi ultimi, vede l'"affare" nel miglioramento dello stile di vita del popolino. Se l'aristocrazia lo voleva asservito/ignorante/pezzente...la borghesia ne vede una massa di possibili consumatori a cui dare quel poco che basta per farglielo spendere in oggetti e servizi, dandogli la possibilità della scalata sociale. La proprietà corrompe. Il sogno della proprietà ancor di più.

 Rampini descrive, differenzia, racconta. Si fa portavoce delle paure e delle colpe degli Occidentali. Degli Usa, che usano personale indiano,specie in ambito matematico, scientifico e medico perché preparatissimo e convenientissimo sul piano economico, salvo temere di essere in tali ambiti superato dall'India. Non risparmia gli Italiani, specie i creatori di moda, che commissionano i loro capi dalle stesse persone di cui si lamentano che imitino e distruggano il mercato a basso prezzo, immettendo prodotti di bassissimo costo. O che spostano là la loro produzione, affamando i loro dipendenti locali. Vistoso l'esempio Natuzzi, che ,sotto il marchio Italsofà, vende a prezzi bassi ciò che produce in Cina, Brasile e Romania, con design rigorosamente italiano, ma con 1320 dipendenti  pugliesi in cassa integrazione.

 Esempi come questi a non finire. Nel Paese delle vacche sacre,che fino al 2003 giravano placide  indisturbate per New Delhi, intralciando il traffico e intasando tombini, randagie perché non accudite dai poveri proprietari ,perché producevano poco latte o non ne producevano più, nel 2004 in Governo mette una taglia sulle mucche randagie. Che fanno i proprietari ( ciò dimostra che l'arte d'arrangiarsi non è soltanto italica, ma non ha patria)? Danno le vacche a ragazzini che portano la mucca all'ente, intascando la taglia. Il proprietario denuncia il furto e si fa restituire l'animale ed il gioco ricomincia. Nel 2004 il salto di qualità: alle vacche sacre viene fatto ingoiare un "sacro" microchip. Dalla vacca che si trova a girovagare si risale al proprietario, morale della favola : non c'è più un paio di corna che vaghi indisturbato per la Nuova India di Nuova Delhi. E' il Paese della Tata, ma non quella che ci accudisce...quella che sforna progetti per conto di Toyota, Ford,Honda, spazia nell'aeronautica con Dassault e in jont venture con Microsoft e Cina ha creato un colosso mondiale del software. Nel 2006 la famiglia Mittal, emula della famiglia Tata, ha lanciato un' Opa che ha fatto tremare il mondo europeo dell'acciaio franco- belga. La Mittal controlla il più grosso gruppo siderurgico mondiale.

Quanto all'abbigliamento made in China, girano là vignette satiriche che ci disegnano nudi ad aspettare sul molo abiti che provengono dalle loro fabbriche, o legali o illegali. La Cina non è soltanto stracci o oggetti imitati, è anche mercato alimentare. Ne abbiamo avuto notizia di recente, in merito alla "pummalola". Ebbene, non solo pomodoro. Ci invadono di mele e di pollame. Ottantotto miliardi di mele fuji, quelle giallo/rosse, tirate su a DDT. E non solo mele. Pomodori, broccoli e angurie. Si, mangiamo bloccoli e angulie. Un particolare: che i pomodori finivano nella nostra passata lo sappiamo da un mesetto, ufficialmente, Rampini lo scriveva già nel 2006, per cui era già cosa assodata, che passava tranquillamente sotto silenzio. Kwangfeng invece è la megalopoli delle galline, nella provincia meridionale del Guandong, 83 milioni di abitanti, la zona, secondo i biologi, è il più antico brodo di coltura ( per clima, umidità, presenza aviaria e umana promiscue) di virus. Da qui ebbe inizio la peste bubbonica che nel 1894 si diffuse in tutto il mondo ( 12 milioni di morti), o le pandemie del 1957 e del 1968 e dove sono apparse sia la Sars che la febbre aviaria.

Una marea di galline. Ventimila polli incellofanati ogni giorno, che invadono il mondo consumatore. Vi lavorano seminudi e in simbiosi con le galline operai-contadini, vivendo ognuno in un hangar tra i pollai. Eppure questo megallevamento ( una città) è tra i migliori per condizioni igieniche. I contadini del resto del territorio allevano polli tra discariche e immondizia. Ultima tappa Shenzen, che era un villaggio di pescatori, ora è più grande di Milano, Roma, Napoli messe assieme. Con un aeroporto internazionale e un traffico portuale superiore a Los Angeles. La sola fabbrica di un certo signor Tan esporta due milioni di polli. Dichiarati.

Siamo avvisati.


postato da: flaviablog alle ore 13:00 | link | commenti (8)
categorie: economia, saggio, sarcasmo, rampini, cina india
mercoledì, 11 luglio 2007

Pause soleggiate

Nelle brevi pause sotto il sole, leggo, sempre.

Ora è il momento d'una "fiabona", nello stile de "I pilastri della Terra", di Ken Follett, che apprezzai molto, come lettura distensiva. Sono perciò di passaggio nel Medioevo, in Spagna, con Arnau ne " La cattedrale del Mare", che a mio parere è una traduzione impropria de "La catedral del Mar" ( credo si riferisca alla Madonna, che aleggia nella vicenda, ma di sfondo. Quel che conta è la speranza popolare, che cresce con l'ammucchiarsi dei massi utili alla costruzione della cattedrale, che rappresenta la forma concreta del riscatto della gente).

Il romanzo che sto leggendo è dell'avvocato di Barcellona Ildefonso Falcones De La Sierra, edizioni Longanesi. E' un libro onesto, scritto bene, senza pretese d'essere un capolavoro immenso, ma conscio d'essere una lettura più che buona.

Ho terminato la lettura del bel saggio di Rampini " L'Impero di Cindia". Prossimamente su questi schermi la lusinghiera recensione ( è da leggere!).


mercoledì, 04 luglio 2007

Il riposo del ruffiano

Basterebbe corredarlo dell'avvertenza: non destinato ad un pubblico femminile.

"Il ritorno a casa di Enrico Metz" , di Claudio Piersanti è un romanzo per soli uomini con un concetto di eroismo tipico di una mentalità maschile e maschilista.

In poche parole: Enrico Metz è una sorta di faccendiere che lavorando come legale s'è fatto il matz per un altro faccendiere. Sommi livelli di faccende. Il secondo s'intrallazza a tal punto che crolla ed infine s'uccide per non cadere nelle mani d'una giustizia che non ritiene tale. Il signor Metz torna a far l'avvocato in provincia e lascia in carriera la moglie commercialista nel capoluogo lombardo. I figli sono grandi e in ascesa, ognuno come gli va, così l'Enrico può dedicarsi a riavvicinare l'amico più suonato della giovinezza, riesce ad appiccicarsi da nonno semisbavante ad un'adolescente, a diventare inviso ai politici locali che tentano di arruolarlo nella loro posizione di comando , a trovare una segretaria che gli fa un servizietto per servilismo e pietà e si dedicherà infine, supportato da questo gineceo adattato alle sue bisogna ( la moglie lontana, anche perché vincente e l'ancella vicina, anche perché inferiore, l'adolescente non si sa perché ficcata a forza nel romanzo in chiave lolitesca casta). Preso da necessità bucoliche si dedica al giardinaggio prendendo come esempio un vecchio deficiente, che si fa il concime con i rametti secchi e che ha il buon gusto di morire di morte naturale per diventar divinità degna di questo nome.

Scarsa introspezione, se non quella tipica di chi non ha molto spessore, forse caratteristica del personaggio, ma in un romanzo c'è occasione di conferire pastosità anche ad altri. Qui non si fa e non c'è un briciolo d'ironia e il dramma che si consuma è la cronaca d'una morte annunciata.


postato da: flaviablog alle ore 09:22 | link | commenti (6)
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