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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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sabato, 26 maggio 2007

Lettura in corso ( vicino di blog)

Sto leggendo come balsamo, sto infatti lavorando in modo frenetico e poco gratificante e ho bisogno di distrarmi con sentimento, per cui accantono per un po' " L'impero di Cindia", pur trovandolo molto interessante ( ma impegnativo ) e mi butto su un romanzo.

E' " Lo scommettitore", di Remo Bassini, che sta a destra, linkato "Appunti".

Vedremo se, dopo la lettura e la relativa recensione, saremo ancora in buoni rapporti :-)))

Caro Remo,

sono a pag. 16, ma per ora non ti dico niente. Anche io penso che le merendine siano fantastiche, conservanti compresi.

Ciao

P.S.

Se non mi piacesse il romanzo guarda che poi te lo dico, ehhhh!!! :-)


postato da: flaviablog alle ore 20:33 | link | commenti (6)
categorie: libri, romanzo, bassini, lettura in corso, fernandel

L'amore non è solo chimica

Lo afferma un divulgatore scientifico come Piero Angela, pur affermando con chiarezza alcune "verità" biologiche, conservando però il dubbio e l'umorismo, con leggerezza. L'autore scrive questo libro : "T'amerò per sempre" , che ho acquistato nei Miti Mondadori, cercando di offrire una visione disincantata dell'attrazione tra uomo e donna, individuandone le fasi e le caratteristiche, chiedendo aiuto a psicoterapeuti, psichiatri e sessuologi, ma non limitandosi ad una visione meccanica delle cose.

Gli esseri animali ( non solo l'uomo) mettono in atto tutta una serie di comportamenti sociali non trascurabili. Guida tutto: innamoramento, unione, sesso, attaccamento, ma anche il suo opposto ( tradimento, abbandono) la volontà riproduttiva, la riproduzione appunto della specie, con particolare preoccupazione maschile.

La madre è certa di riprodursi, il padre deve mettere in atto tutta una serie di provvedimenti. La poligamia nasce dal desiderio di spargere il proprio seme, ma sussiste nel maschio una preoccupazione : pare che il 6% degli individui ( che sale al 10% nei Paesi molto "evoluti") non sia figlio del proprio padre anagrafico. Il maschio necessita di recintare il corpo femminile ( con il burqa come la clitoridectomia), di penalizzarlo o, al contrario, in una società in cui è reso seducente, a volte di controllare il tradimento pilotandolo ( gli scambisti ad esempio amano condurre il gioco, mal sopporterebbero un rapporto romantico e/o nascosto della propria donna con un altro partner), garantendosi uguale libertà.

L'attaccamento ha invece ragioni in parte chimiche ( i monogami  produrrebbero ossitocina, che è l'ormone che la donna libera, ad esempio, attraverso il parto, per sviluppare attaccamento ad un cucciolo che, diversamente, non avrebbe possibilità di sopravvivere) e psichiche. Ci sono individui naturalmente portati a più relazioni ( nell'uomo l'istinto riproduttivo e nella donna la scelta del *miglior* partner ) ed altri che, per cause biologiche, sviluppano con il partner un legame profondo e inalterabile.

 Qui incidono i fattori culturali.

Qui smettiamo di essere bestie e ci scegliamo per affinità sociali.

La natura, quanto alla riproduzione, opera già una sua selezione naturale. Crea sterilità ed omosessualità. Il compito di riprodurre la specie viene accordato al maschio dominante  e maschi che non lo sono...si mettono da parte, con relativa sottomissione.

Piero Angela non disdegna i sentimenti e tra le sue pagine traspare la convinzione che esista un piano ...basso, dove riporre gli istinti ed un piano alto, dove metterli dopo averne fatto un'analisi intellettuale ed emotiva, dopo aver valutato l'impatto sociale delle nostre relazioni e la loro importanza nella nostra storia.

Non esclude dunque che ci si possa amare per sempre ( per alcuni per un "sempre" limitato dalla contingenza, dall'errore, dall'inesperienza o dalla stupidità e per altri con la sapienza di chi sa ben  partire e ancor più costruire).

Mi sorge tuttavia un dubbio, ma intanto Piero Angela non assume mai l'atteggiamento (antiscientifico, tra l'altro) di chi pensa d'aver estrapolato un dogma...che dall'istinto riproduttivo invece alcuni di noi fuggano di continuo, perché all'istinto non è detto subentri il desiderio sociale ed emotivo di farsi carico della prole ( alcune speci infatti non lo fanno, si limitano a produrla).

Frequente, a suo dire, il tradimento maschile dopo la nascita d'un figlio, che allontana la donna assorbendone il tempo e il corpo ( psiche compresa), la qual cosa dovrebbe far pensare: all'uomo istintivamente piace seminare, ma non raccogliere personalmente i frutti, non è portato...all'agricoltura! Quanto alle donne, la fuga dal matrimonio, l'errore ripetitivo nella ricerca del partner potrebbero significare ciò che nella femmina si ammette (socialmente parlando) ancor meno: non nasce adatta alla coltivazione neanche lei...

Soltanto un partner costantemente innamorato per un amore che si specchia, potrebbe accontentare queste persone fondamentalmente narcisiste e/o bisognose d'attenzione specifica ed individuale. Un amore biunivoco, su cui convogliare la produzione ormonale dell'attaccamento.

Esistono coppie così. Simbiotiche.

Qualcuno potrebbe obiettare che se tutti fossero come loro...la specie non avrebbe possibilità di ricambio generazionale, ma in merito alle relazioni non riproduttive l'etologia, anche nel mondo animale, vede un'esigenza sociale marcata. La società più è complessa, più necessita di persone che, non riproducendosi, siano di supporto alla realtà esistente, non essendo impegnate nel futuribile.


domenica, 20 maggio 2007

Lettura da scogliera

Di questo libro ho un ricordo di pura passione di un giorno d'estate e di piena libertà. Qualche anno fa, sicuramente negli Anni Novanta, in seguito ad un ripetuto eritema solare ,decisi di non fare, per un mesetto, vita "da spiaggia", nelle mie gite al mare e, amando più guardare e respirare il mare che nuotare o crogiolarmi al sole ( non sono una lucertola, ma una pallida nordica e resisto poco tempo), "mi accontentai" di lunghe passeggiate sulla scogliera del levante ligure. Con tal romanzo: " Canone Inverso" di Maurensig, m'organizzai un percorso con soste su panchine fronte-mare, con qualche fuga laterale nei giardini adiacenti, tra roseti e glicini e palme. Ogni cento metri circa, una pausa di lettura, alzando di tanto in tanto lo sguardo alle onde, ai gabbiani, al Monte di Portofino poco lontano. Così che "Canone inverso" ( chi ne ha visto un analogo film lo dimentichi...faccia tabula rasa e si ben disponga) fu il mio compagno esclusivo per un giorno intero, viaggio di ritorno compreso.  Mi durò, appunto, quel giorno e quel viaggio.maurensig

Protagonisti un misterioso uomo, un violino di pregio, una storia patrizia, una musica girovaga, dei dubbi, un'analisi psichiatrica, una questione di eredità ed identità perdute, un imperativo categorico: nell'annullamento dei legami sociali può resistere un talento e perpetuarsi fino a spegnersi serenamente nell'uomo che lo possiede, pur senza necessità d'identificare l'individuo, che diventa strumento delle sue doti.

Da leggere per spezzare di tanto in tanto la catena che ci costringe ad essere perentoriamente noi stessi ed a piegare talento e doti alla nostra personale figura, al prestigio che ne deriva ed annulla il piacere ( e, forse, per me, a volte, persino il talento, che a volte il successo deforma) di creare o di essere una  semplice fonte artistica, non permeata dai vantaggi  che la cosa può portare nel contesto organizzato, una fonte o un veicolo. A seconda se si crea o se si interpreta.

E' anche una storia di stupore e sentimenti sfumati, un po' fiabesca, ma terrena.

" Ci vuole un grande talento per eseguire quel brano- aggiunsi. L'uomo restò in silenzio, come se riflettesse sulle mie ultime parole. Poi mi corresse:

-Per eseguire quel pezzo ci vuole una grande tecnica. E la tecnica a volte è la contraffazione del talento. Oh, la differenza è minima, impercettibile per chi ascolta. Ma non per chi suona. Con questo non voglio dire che il talento debba esimersi dallo sforzo. Sarebbe impossibile. Per raggiungere la perfezione sono necessari tecnica, esercizio e dedizione.

...

- Perché mai, lei si sarà chiesto, un uomo che padroneggia con tanta maestria il violino ha finito per fare il suonatore ambulante in bettole ed osterie? Curiosità legittima. E la risposta è semplice: per ambizione. Per il travolgente rovinoso desiderio di raggiungere la perfezione. Ma cos'è la perfezione? E' il punto di fuga di una strada senza fine, è il miraggio che si sposta davanti a noi, è l'ultimo piolo di una scala circolare."


postato da: flaviablog alle ore 14:02 | link | commenti (14)
categorie: uomini, romanzo, oscar, tascabili, mondadori, maurensig, brossura
martedì, 15 maggio 2007

Letture incrociate: Rampini, Angela ed Io

Divorati i libricini senza infamia e senza lode citati nel post precedente, specie la narrativa, pomposa e svolazzante via da ogni appiglio reale l'una, aggrappata ad diario ciondolante d'avventure montane l'altro, con eccezione del Morselli, che merita invece decisamente maggior rispetto, continuo sulla strada dei saggi. Ne ho due, uno per mano, destinati uno a a momenti di più intensa concentrazione o a rilassati giochi del pensare, l'altro.

Così che leggo sul serio e con compostezza, il bel saggio " L'impero di Cindia" di Federico Rampini, Mondadori e sempre sul serio, ma con più leggerezza... il saggio di Piero Angela " Ti amerò per sempre, ovvero la scienza dell'amore", Miti Mondadori.

Il primo mi riporta in Oriente dove già mi aveva portato amabilmente Terzani con " Un indovino mi disse", con uno stile più freddo, meno romanzato ed autobiografico ( ma gli accenni al proprio passaggio non mancano) , ma non meno interessante.

Il secondo fa sempre onesta e gradevole divulgazione, per cui mi sento, in questo curioso trio...Rampini, Angela ed Io, in perfetta e serena compagnia.

Riflessioni in corso posterò di tanto in tanto sul blog di divagazioni pettegole a questo (blog) parallelo ( comelarugiada).


domenica, 13 maggio 2007

Lettura mista

A volte mi capita di avviare più letture contemporanee per cercare tra le pagine un sollievo da alcune zone buie del quotidiano. " L'orgia" libraria solitamente termina con una visione globale con eliminazione  di ciò che non mi garba. Lo faccio preferibilmente con libri presi in prestito , perché riservo gli acquisti a titoli meno sperimentali, ad autori noti o a ciò che, già letto, desidero possedere e conservare.

Sto contemporaneamente sfogliando un saggio e due raccolte di racconti.

Il saggio è " La felicità non è un lusso", che contiene alcune perle di verità ( alcune eterne altre già obsolete ) di Guido Morselli. Mi piace poco la modalità vagamente aulica di comunicazione, il modo di scrivere. E' poco diretto e vivace ed un poco non saprei se... " in posa" o significativa espressione di un essere vivente "in parallelo" all'umana battaglia dei comuni mortali. Tuttavia decisamente apprezzabile.

Ho digerito alcuni bocconi di " La grande Eulalia" di Paola Caprioglio. Troppo onirico, surreale e ciò che non affonda nella concretezza non mi piace.

Assaggiato e subito riposto ( lunedì lo riconsegno) " Se non ci fosse l'amore" di Rolly Marchi. Questo signore sfogli l'album fotografico delle sue imprese da sciatore e da alpinista, per favore e basta. Scriva i ricordi per i suoi nipoti. Mi ha tratto in inganno il titolo, credevo fosse amore, invece è un calesse di rapporti sessuali, scritti in bell'ordine cronologico. Io e questo signore non abbiamo affatto la stessa idea dell'amore. Non avrebbe mai potuto inserirmi nel suo diario di bordo se non, forse, in giovane quanto sprovveduta età e soltanto se io molto distratta e lui molto fortunato. Oppure al suo contrario se ben decisa a non essere catalogata tra gli amori, ma tra i viaggi in calesse.


sabato, 12 maggio 2007

L'angolo di Patty: la ricercata storiaccia

A finire in ...pattumiera

è " Mentre la mia bella dorme", di Rossana Campo.

 Letto qualche anno fa, era il 2001, per colpa di dubbie frequentazioni (virtualculturali:-) internettare. Vittima della tendenza giovanilista e dissacrante che circola, a volte, per di più tra borghesi che credono di essere snob, in realtà integratissimi in una visione modaiola superficiale dell'esistenza, in rete.

Leggere "forte", leggere di personaggi talmente "border" che di "line" non se ne vede più all'orizzonte...ma seduti in poltrona e ingrassati dalle tagliatelle di mamma, "trasgressivi" più per noia che per altro, o per la semplice incapacità d'integrazione sociale ( o, al contrario, per un ottimo inserimento sociale, a cui deve fare da contrappeso un po' di lordume da leggere o da vedere al cine).

In breve: la protagonista è una giornalista mollata dall'uomo incinta ( e fin qui può essere un buon, realistico, inizio), in seguito non si capisce come sia avvenuto il fatto, dato che ad un certo punto si dichiara omosessuale. Fa la cronista nera, per cui deve barcamenarsi tra pazzi, assassini e quant'altro ci sia tra le due categorie. Va bene. Potrebbe ancor esserci un buon sviluppo, denso di risvolti analitici. Ha un'amica. Insieme si fanno quattro superlattine di birra finlandese (?), mescolate a rum, coca-cola e due dita di vodka liscia e siamo solo all'inizio.

 Chi irrompe nella vita della "nostra"? Una certa Fruit ( già il nome è tutto un programma), vicina del sesto piano, che rifiuta il cuba libra, ma ha con lei ed il suo pancione da gravidanza avanzata, un rapporto sessuale, commentato così:

 " Mi ha levato la t-shirt e i calzoni della tuta e quando ha visto la mia gravidanza che si manifestava in tutta la sua potenza ha detto : C'est super!Siamo rimaste insieme fino al mattino. Devo aver sognato mia madre, era minacciosa, mi puntava addosso un dito e mi diceva : ti rendi conto, nelle tue condizioni! Eccessiva e inopportuna."

Ed eccessivo ed inopportuno segue il resto. Tra telefonate di maniaci e concerti di donne rock, la novella amante cade ( o la buttano dalla finestra) e la "nostra" diventerà detective "per amore e per rabbia" memore di quell'indimenticabile  unica serata "romantica". Il resto lo risparmio, tranne la fine:

" A pugilato non ci vai più?"

" Per ora no, quando ho scodellato la piccola ci ritorno".

Ah, i personaggi hanno nomi da protagonisti da film americano da serie B e se ho letto una schifezza la colpa è soltanto mia, il buon giorno si vede dal mattino e dalle prime pagine.

Due citazioni infatti  accolgono l'ignaro ( o curioso, come me) lettore:

" Voglio far cadere sul c**o il mondo intero"

" Abbandonarsi vuol dire liberarsi".

Oddio, sembra un proclama contro la stitichezza.

Ci riesce.

Non ho letto altro della stessa scrittrice, perché me ne è mancato il coraggio.

Forse gli altri romanzi saranno meglio, forse... Da consigliare solo se si ha voglia di godersi il benessere di casa propria e stare a guardare, per consolarsi, lo schifo della vita degli altri. ( sperando che sia peggiore dell'eventuale proprio?). Non sono sufficientemente vigliacca per vivere e men che mai leggere così.


postato da: flaviablog alle ore 08:55 | link | commenti (4)
categorie: libri, patty, lettura, stroncature, feltrinelli, brossura, campo rossana
venerdì, 11 maggio 2007

Lettura in corso: professore affittacamere

Il libro che sto leggendo è di storia contemporanea.

Di Giorgio Boatti,

Einaudi,

 Struzzi,

"Preferisco di no", ovvero le Storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini.

Si nominano Ernesto Buonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi Della Vida, Fabio Luzzetto, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Francesco ed Edoardo Ruffini, Lionello Venturi, Vito Volterra.

Si parte dai dodici, contro 1250, che rifiutarono di piegarsi al Duce, che il fascismo stesso mostrò come un'eclatante vittoria. Che eran poi 12 su 1250?

Si parte dal ricordarli, nei dettagli, tutti, scendendo capillarmente a menzionarne altri che li precedettero rifiutando incarichi e nominando anche professori di Liceo, che videro la loro carriera e la loro vita rovinata dal rifiuto della cieca obbedienza.

Qualcuno di famiglia talmente agiata che, pur nell'emarginazione, godrà d'una relativa discreta esistenza. Altri decisamente rubati alla ricerca scientifica che dovettero abbandonare, alcuni di famiglia poco abbiente e che dovettero arrangiarsi per vivere. Qualcuno distrutto, nel morale e nel corpo.

Della docente torinese Barbara Allason racconta che si salvò affittando alcune camere del suo appartamento, nel dare, in contemporanea, lezioni private, tanto che al municipio di Torino risultava registrata come "affittacamere". Era scrittrice, studiosa e traduttrice, Docente di Letteratura tedesca, dopo una lunga carriera di professoressa liceale. Aveva espresso plateale solidarietà a Benedetto Croce.

Di Leone Ginzburg già sapevo, dalle pagine leggere di Natalia.

Mio padre mi raccontava che, di punto in bianco, erano gli Anni Trenta, non vide più presentarsi a scuola il suo Maestro elementare, socialista, sbattuto fuori, repentinamente licenziato. Chissà che mai ne fu. Se lo chiese, me lo chiedo. Un regime sa come cancellare un'identità e non si creda che sia finita. Ora ci provano e riescono ogni giorno, i mass media. Inventano mode comportamentali, creano scuole di pensiero, generano mostri e caccia alle streghe. A volte mi pare di vivere nel periodo più volgare della storia d'Italia, ma so che non è così. L'umanità ha sempre dato i migliori del loro meglio ed i peggiori...del loro peggio.

Scetticamente Vostra.


postato da: flaviablog alle ore 14:46 | link | commenti (2)
categorie: politica, storia, tascabili, einaudi, struzzi, boatti
mercoledì, 09 maggio 2007

Onirico-nichilista

Così definirei il Manganelli de "Le interviste impossibili". Intervista anime morte, ognuna grande a suo modo, nel contesto in cui visse. Anime tra loro molto differenti, per farne un gioco interpretativo personale. Lo scopo è annullarne in qualche modo l'immagine solita o enfatizzare la sua interpretazione del personaggio. Magistralmente. Libro scorrevole, seppur la scrittura di  Manganelli non sia piana. Trovo che vi sia una certa qual gigioneria, ma è piacevole. Insistente il richiamo alla morte, di cui pare intessuta la vita. Eccezionale nel raccontare De Amicis, del quale sappiamo che fu un gran furbone, più autentico in "Amore e ginnastica" che in "Cuore", ma capace di capire ciò che la gente ama sentirsi dire ed in quello lo trovo simile ad Enzo Biagi, che, seppur simpatico, mi è sempre sembrato sufficientemente scaltro da trasformare in un personaggio quasi da "Cuore" persino Giovanni Agnelli. Interessante anche la compassione per il giovane faraone Tutankhamon, allevato per diventare il simbolo dell'eternità d'una civiltà morente, che andava appunto realizzandosi nella morte. Più scontato forse il colloquio con Fregoli ( chi assume varie identità probabile che non ne abbia...), o quello con Casanova ( o del collezionista che fugge, perché incapace di costruire). Un libricino, di Adelphi, da godere. Intelligente, ma per nulla rilassante, ma di tanto in tanto, sedersi sui chiodi da bravi fachiri della lettura, può far bene.

Varrebbe la lettura anche soltanto per quel Franti/ De Amicis...

Gli fa dire:

" Io amo i poveri e soffrirei in un mondo senza poveri: i poveri sono le brioches dell'anima e a me laico incontrarli era come un perpetuo Natale. Ma c'è qualcosa di meglio di un povero.

...

Naturalmente un bambino povero: meglio se, oltre che povero, sarà anche malato, ma non di una malattia passeggera, diciamo storpio, o cieco, o sordomuto. La morte di un bambino povero è un'ottima cosa, ma, come dire? E' una consumazione straziante ma relativamente rapida. Molto meglio la continuità sghemba dello storpio, la pena incurabile del rachitico, l'esclusione afona del sordo, il brancolare insaziabile del cieco...Molto meglio, non c'è da mettere."

Dedicato a noi, la cui infanzia è stata influenzata dalla lettura di "Cuore". Ci ha menati per il naso, il buon De Amicis, per renderci ubbidienti, passivi e con un senso di colpa latente, che ora non c'è più. Tutti sono avidi di ragioni e di massima considerazione. Il buon Cuore ci ha fregati, ma ci ha resi più malleabili, più adattabili, più capaci di affrontare la vita di chi è nato ora, convinto di essere una sorta di semidio, perché dovrà vedersela con tutta gente come lui. Così si generano i perdenti. Dall'umiltà può nascere la consapevolezza dell'orgoglio, ma dall'orgoglio... la consapevolezza opposta, quando arriva, viene vissuta come una sconfitta, un fallimento.

E non è che la realtà che incombe in modo ordinario.


postato da: flaviablog alle ore 09:54 | link | commenti (10)
categorie: libri, racconto, uomini, lettura, manganelli, adelphi
martedì, 08 maggio 2007

Eroi per caso e per giustizia.

Sostengo io che "Sostiene Pereira" sia un bel romanzo. Belli soprattutto i personaggi, nella loro eroica snellezza contenutistica. Eroi per forza di cose, eroi indotti dalla storia, personaggi che sono soprattutto *persone*tabucchi

Ai miei occhi certamente è dura svincolare l'immagine di Marcello Mastroianni da quella del protagonista, bonario, cattolico, grasso signore sofferente di cuore, che vive una tranquilla esistenza ai margini d'una vita passata, costituita dall'amore per la moglie ( ormai morta ma costantemente presente, perché con la stessa intrattiene una sua conversazione rituale).

La vicenda ha luogo a Lisbona, nel 1938, durante la dittatura di Salazar e Pereira è un exgiornalista di cronaca nera, che ha ancora il vago gusto di leggerne d'altrui, visto che ormai dialoga più con la morte e con se stesso che con la realtà vivace dei fatti. Ed è sfogliando una rivista che incontra la penna di Monteiro Rossi, un giovane laureato in filosofia, il quale lo colpisce con un'osservazione in merito alla morte:

"Il rapporto che caratterizza in modo più profondo e generale il senso del nostro essere è quello della vita con la morte, perché la limitazione della nostra esistenza mediante la morte è decisiva per la comprensione e la valutazione della vita".

Dopo aver letto tale affermazione va alla ricerca sull'elenco telefonico di quel cognome "strano" ( quanti Rossi potranno esserci a Lisbona?) sicuro di trovarlo all'istante. Ci riesce ed ha inizio la trasfigurazione. Pereira osserverà più attentamente la vita e sarà d'aiuto ai giovani che a quell'esistenza si ribellano anche al costo di spendersela giocandosela. Con Monteiro Rossi infatti c'è anche la diafana Marta.

I tre discuteranno, ma, come sostiene Pereira " è difficile avere una convinzione precisa quando si parla di ragioni del cuore".

Nel frattempo scorrono i "coccodrilli". Manca Pirandello, manca Filippo Tommaso Marinetti, il nostro protagonista si dedica alla traduzione e riduzione di "Honorine" di Balzac, muore anche il Rapagnetta ( ovvero messer D'Annunzio, che pur con alate mire restava moralmente un ...Rapagnetta) e lui si dà una sistemata al fisico ed alla salute.

Poi riprende dedicandosi a Daudet ed alla causa dei "ragazzi". Ragazzi come tanti pronti a dar la vita per un ideale. Autentico. Sotto gli occhi vigili della foto-ritratto della moglie.

" Del mio Pereira io cominciavo a sapere molte cose. nelle sue visite notturne mi andava raccontando che era vedovo, cardiopatico e infelice. Che amava la letteratura francese, specialmente gli scrittori cattolici fra le due guerre, come Mauriac e  Bernanos ( del quale consiglio "Diario di un curato di campagna", uno dei libri che hanno formato la mia giovinezza ), che era ossessionato dalla morte, che il suo miglior confidente era un francescano chiamato Padre Antonio, dal quale si confessava timoroso di essere un eretico perché non credeva nella Resurrezione della carne."

Questo è quel che Tabucchi sostiene, tanto per riassumere, di Pereira.

Da leggere.

Un romanzo lieve, ma corposo di significanti reali del vivere. L'ho molto amato.


sabato, 05 maggio 2007

Di cane in cane

marai

L'amarezza che provai, anni fa, leggendo " L'uomo e il cane", di Carlo Cassola, la reincontrai nel 2002, in "Truciolo" di Sandor Marai e fortuna volle che fosse una lettura estiva, da lettino da spiaggia, per cui se alzavo gli occhi e mi guardavo intorno, godevo del paesaggio, del profumo di mare, della pace profonda dello stabilimento abbarbicato su uno scoglio, frequentato da pochissime persone, che lungo la settimana, diventavano ancor meno. Bellezza del luogo, ma servizi spartani ne facevano una piccola oasi di serenità assoluta, in cui c'erano tutti adulti, nessun ruomore, adulti spesso soli e gran lettori. L'ambiente ha avuto il potere di stemperare l'angoscia.

La scrittura è magistrale.Persino la foto di copertina ( in movimento, vivace) taglia fuori il cane dal primo piano, si vede una coppia, elegante e un guinzaglio teso ( il cane è fuori dall'obiettivo).

Truciolo è l'errore. Il cane sperato che non diventa tale. Il disguido vivente. Il ritratto dell'incompatibilità e della superficialità odierna. L'apoteosi della protervia umana. Certo è che quel cane regalato da un Lui ad una Lei non è il prototipo del cane amabile. E' sul momento lercio e rozzo e tale resta. Non ha un buon carattere. Truciolo non accetta né di avere né di essere capobranco in un "branco" che non gli corrisponde e se inizialmente il suo braccio di ferro virile tra "uomini di casa" viene accolto come una sfida, persino piacevole, poi diventerà irritazione, senso di fallimento. Truciolo è il cagnaccio. Ho amici che in passato adottarono cani dal canile, già adulti, che poco s'adattarono alla vita domestica ed indietro li riportarono, per non denunciare pubblicamente il loro fallimento in qualità di educatori. Mi chiedo se qualcuno, potendo, non lo farebbe con i figli. I possidenti, di tanto in tanto, fan prendere la via del Collegio a figli recalcitranti, sperando in una loro rieducazione, ma la maggioranza della gente invece cova dentro di sé o la giustificazione a tappeto, o il senso di colpa, che a volte sposta sul coniuge.

Un cane può non appartenere alla famiglia adottiva, in questo caso, perché percepisce di non avere, con la famiglia appunto, umana, alcuna corrispondenza.

Se Jack di Cassola spera, con il suo modo d'essere tenero e gioviale, di incontrare l'uomo di cui essere ombra e scudiero, Truciolo non lo desidera, si può dire che neppure realizza, a livello mentale, questa possibilità tanto estraneo gli risulta l'umano esistere. Truciolo azzanna anche i gesti d'amore. E poi piange.

Nel dipanarsi della vicenda, Marai spazia in ritratti di costume e morale, pensiero e politica, umanità e descrizione ambientale. Il cane è protagonista e pretesto di tante illusioni e tante agonie annunciate. Eppure, avvolto in carta velina, con il collare adorno di rametti d'abete, nascosto da un panno s'era lasciato depositare, tremante  e nervoso, ai piedi d'un albero di Natale, simbolo d'affetto del Signore per la sua Signora.

" La cosa più strana- dice ad un certo punto della storia la Signora- è che è vivo".

La consapevolezza che quell'essere richiede perentoriamente attenzione, che andrà curato, accudito, nutrito, portato a spasso, porta a vacillare per un attimo quella coppia così bene affiatata. La domestica s'offrirà di tenerlo a letto con sé e non glielo permetteranno. Dormirà , la prima notte, nel cestino della carta straccia. Per una questione igienica. Ciò non deve trarre in inganno. Non saranno padroni disattenti, o inadempienti. No, solerti e fin troppo disciplinati. Perché i cani, si sa, "sono adatti alle zitelle e ai funzionari in pensione", si dice, nel romanzo. Il padrone infatti nutre il sospetto che amare gli animali sia comodo e vile," un ripiego meschino, come se qualcuno sperasse di poter saldare il proprio debito d'amore nei confronti dell'umanità con qualche spicciolo, o una piccola mancia". Guarda con egual sospetto tuttavia anche chi ama l'umanità in tono ampolloso, che si "riempie la bocca di frasi retoriche e vuote, lasciando poi crepare senza batter ciglio un pincopallino qualsiasi". Ne conclude tuttavia che amar decisamente l'umanità sia uno sforzo di redenzione impossibile, per cui anch'egli prova a ripiegar sul cane. Con insuccesso clamoroso. Eppure non è freddo, è un buon marito, ma resta l'emblema dell'ambiguità dell'essere e del voler essere.

Beati i semplici.

Eppure mi resta il dubbio che amare un Truciolo ed esserne riamati non sia impossibile, anche perché in un certo senso... l'ho avuto. Ho avuto un cane che detestava il genere umano tranne me. Tollerava chi mi amava. Il tramite per accettare l'umanità in cui non nutriva fiducia alcuna ero io. Il resto non era silenzio, ma rumore. Abbaiava come un pazzo di rabbia e disgusto al cospetto di quei bipedi strani e dei loro vassalli canini ( non poteva vedere neppure quelli, giusto soltanto se femmine e poi ancora se interessanti, sotto il profilo sessuale). Ne ricavai un essere votato a me...e senza averlo mai addestrato in tal senso.


postato da: flaviablog alle ore 11:45 | link | commenti (22)
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