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Utente: flaviablog
Il 15 aprile 2006 il suo esordio su blog, comelarugiada, un blog evanescente, una scatola di pensieri che ancor oggi sopravvive in forma privata, nato nell'attesa di un intervento chirurgico. Nel febbraio 2007 nasce Carta scritta, per scrivere per diletto: racconti, recensioni, cronache. Per parlare di lettere ed immagini senza alcuna sovrastruttura ideologica. Questo è un blog ostinatamente in disparte e che non vuole essere di parte.

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domenica, 08 novembre 2009

Bianchenere

Ricevo, da Gretel Fehr, una rivistina, stampata su carta riciclata, che mi parla d'arte, complice l'Assessorato all'Ambiente di Corsico Milanese.
Rivista d'arte in veste minima, che chi l'ha ideata ha definito " d'arte e di strada". Si muove in conflitto aperto tra bianco e nero, muovendosi tra una massa di grigi. Io adoro il grigio, riesce ad essere un colore freddo o caldo e da sempre mi scalda il cuore, perché mi offre la mediazione ideale tra i toni che, della vita, non riesco a smorzare. Il cupo del nero mi pervade, il bianco della luce m'illude ed allora meglio una vita perfettamente grigia e calda, come il mohair di lana dello stesso colore. Grigia è la nebbia, che è parte integrante della mia vita e dei miei ricordi, persino del mio libro, nato un novembre, un anno fa, oramai.
Che cosa mostra, BIANCHENERE? Vibrazioni, mail art, poesia visiva, arte azione,libri d'artista, arte postale, poesia sperimentale, fotografia digitale rivisitata dall'emozione individuale d'un passaggio, uno strisciar di sé sul monitor d'un pc.
Esce in mille copie, grazie alla città di Corsico.
Si riempie di contributi che arrivano da ogni dove. In bianco e nero.
E grigio.
Colore dell'unione tra la paura e la calma, l'amore e l'odio, la vita e la morte.
Il bianconero non assorda.
Non mente.
E comunica opere schiette come vignette.
Crude e nude.
E fa arte visiva e poesia .Sulla scia di Mallarmé, Joan Brossa o Edgardo Antonio Vigo.

postato da: flaviablog alle ore 17:32 | link | commenti (1)
categorie: poesia, amicizia, arte visiva, quotidiani e riviste
venerdì, 06 novembre 2009

Cristo, patrimonio dell'umanità

cristo morto
Perché non è esclusivo "possesso" ecclesiastico, perché permea il marxismo coniugato all'italiana, perché ha stemperato la rivoluzione violenta nel riformismo, perché anche i comunisti in Italia spesso si sposano in chiesa e battezzano i figli o accompagnano  i defunti dalla chiesa all'ultima dimora. Fa parte di quell'esecrabile buonismo che ha fatto coniare il termine "cattomunista" ( lo sono stata, errore di gioventù) ma ha avvalorato la vita italiana di quei valori etici che si ritrovano trasversalmente alle posizioni politiche, da destra  a sinistra passando per un immortale  quanto aleatorio centro ( al quale l'Italia spesso pare voler convergere, memore della dittatura fascista),perché rappresenta una filosofia di vita sinceramente preferibile ad ogni vano e vago atteggiamento libertario e decadente, perché non è a Strasburgo che mi possono impedire di pensarmi idealmente in eterno oscillare tra Peppone e Don Camillo.
Da agnostica, da exstudentessa di filosofia, da frequentatrice in fuga dell'azione cattolica, da atea di passaggio e amica di protestanti, da peccatrice di provincia mai stata democristiana e persino nelle vesti di chi dica che trattasi di personaggio leggendario. Ebbene, se lo fosse, a maggior ragione non mi si privi di un personaggio che incarna la giustizia in Terra, pur nella consapevolezza che sia...roba dell'altro mondo!


postato da: flaviablog alle ore 09:58 | link | commenti (16)
categorie:
lunedì, 02 novembre 2009

Ciao, Alda

Alda Merini nasce un 21 marzo, primo giorno di primavera, nel 1931, in pieno fascismo e più tardi sarà la guerra. Un'infanzia deprivata in ogni senso. Una data che ricordo perché mia madre morì un 20 marzo, ultimo giorno ufficiale d'inverno.
Di lei, confesso, ho il ricordo di una sensibilità acuta ma di una persona sciatta, disadattata e lo confermano certe foto delle riviste, che hanno violato con il suo permesso la sua intimità, mostrandocela. Lei stessa, si è spogliata integralmente, in una nudità che ho molto amato per la sua scomposta fierezza. Certo, non è il tempo a spegnere ardori, amori, sensibilità, dolore. Viviamo in una società che anestetizza il senso della realtà. Siamo vittime di una costante scomposizione in tessere del nostro goder la vita. E la vita è anche un corpo non più giovane e forse mai stato bello, secondo certi canoni. Vita è anche disordine per scelta, diceva Brunella Gasperini che un po' di...sporcizia ( polvere, oggetti "a vista" che potrebbero benissimo invece esser ben riposti...) riscalda il cuore. E' vero. Personalmente preferisco case non asettiche, in cui i libri giacciono in pile a volte un po' scomposte e l'ordine resta un'intenzione. Mi piace vedere molta roba che mi parli di chi sia la persona, non rimessa a posto da una colf quotodiana, che ti ravvia i pensieri. Certo, l'ordine è comodo, quello mentale prima di tutto ma si risolve nella mostruosità più soffocante: la freddezza. Nulla è più silenzioso e composto e privo d'orpelli di un obitorio...
La Merini aveva un caos calmo nel cuore e nel cervello, che non avremmo mai conosciuto se non fosse stato per l'amore che altri autori le hanno mostrato, da Quasimodo a Raboni, da Pasolini a Padre Turoldo. Dieci anni fa anche lo Stato le riconobbe un premio Poesia, del Consiglio dei Ministri. E' arrivato in ritardo, ma è arrivato, per questo mi aspetto funerali di Stato.
Ho ascoltato un'intervista breve, asciutta, amara... alla figlia, che definisce la Merini più poetessa che madre. La capisco. Una genialità data dalla diversità ( l'ha definita donna degli eccessi in bene e in male) non crea una madre capace, necessaria ad una società organizzata. Offre una madre immensa e carente. Una marea d'emozione fatta persona. Un figlio invece ha bisogno spesso di cure socialmente utili e amorosamente comuni ed anonime nei gesti.
Lei era esagerata e tutti a goderne, per la grandezza esasperata.
Qualcuno non l'ha amata, ultimamente. Troppo personaggio.
E chi, famoso, umanamente, non diventa alla fin fine icona di se stesso?
Chi?
Io, l'amo.
Amo i suoi amori sensualissimi e disperatissimi.
Amo la sua nudità provocatoria ed anziana.
Amo la sua diversità quasi ironica, come sono spesso le diversità senza speranza di remissione.

Ieri sera, di getto, le ho dedicato una poesia, in versi sciolti e buttati lì come una cartaccia fuori posto, che sedimenta nel disordine.
Io oscillo tra il piacere estetico dell'ordine, che mi rasserena e la voglia di lasciarmi andare.
Di sicuro amo poco la funzionalità degli arredi moderni. Mi piace la roba vecchia. Vado a ravanare dai robivecchi.
Mi circondo di ninnoli il cui unico scopo è raccogliere polvere. Anche la mia, che esce dal mio stesso pensiero: polvere di ricordi, di fallimenti, di speranze deluse ma anche di successi, voli fulgidi e bagliori improvvisi, che ben conservo nello sguardo, a volte.
Io vissi d'amor, come Tosca, che a volte s'è nutrito d'odio ed ha spesso chiuso le porte al mondo in un'estatica serenità formale. Eppure la dolcezza, a volte scapigliata, c'è. Bisogna tuttavia meritarsela.
Pugno di velluto in guanto di ferro e non c'è errore.

Ciao, Alda.

Per te, un pensiero scritto da me, che mi ritrovo poetessa com'ero da ragazza e la vita tale non m'ha voluta:


Chiamarsi folle
Per rivoltare di pensieri zolle
E voltar carte e vedere giullari
Giocare con le nostre vite
Fino a spremere il cuore
Ti prego, non distruggermi, amore.

Chiamarsi vile
Per rinverdire speranze ormai nere
E voltar carte e vedere cavalieri
Minacciare le nostre integrità
Fino a soffocarne l’ardore
Ti prego, non uccidermi, amore.

Chiamarsi donna
Per tessere trama ed ordito
E voltar carte e trovare dame
Meste lèggere la parola “fine”
Ti prego, non spegnermi, amore.

Chiamarsi folle e vile e donna e fiele
E voltar carte e vedere la vita di spalle
Lasciare il rifugio labile
Del nostro dolore instabile.
Ti prego, non lasciarmi, amore.









postato da: flaviablog alle ore 12:28 | link | commenti (19)
categorie: poesia, amore, massa, merini
giovedì, 15 ottobre 2009

Con il nastro rosa ( chissà chi sei) di Rossana Massa

Un mio racconto del 4 luglio 2009.
Oggi, tempo quasi invernale, ancora una goccia della bellezza estiva.


Ho appeso in terrazzo una pianta dai grandi fiori rosa.
E' un rosa pallido, appena percettibile, che spicca tra il fogliame verde con una grazia modesta ed insolita.
Ha pazientato che la mettessi a dimora e in questo m’assomiglia. Ha cinque petali, ogni fiore e se sposto la pianta, fiocca, per casa. Così ne raccolgo fiori nel candore del lavabo dove l’ho nutrita e metto mani rosa con rosa, ché tale a quella fragilità mi sento e fingo spine.
Ho appeso, tra due tronchi della felicità che porto alla colonia solare del balcone, dopo le lunghe stagioni vissute a guardare pavimento e soffitto, questa cascata di fiori gentili, che tu mai vedrai.
Da sotto, se guardi in su, nulla si nota.
Balconata nera.
Non si percepisce che tra le righe la ferita profonda che da rossa rosa è diventata, senza imputridire, la corolla rosa che c’è in me. Non s’immagina che, tra fessure, si nasconda la mistura di tenerezza e veleno che ci avvince o che mi avvince, perché sola, tra quel rosa, resto.
Non diverrà accecante nel riverbero.
Non condurrà all’offesa dei sensi la sua sostanza, è rosa, la pianta che non vedrai, è delicata e non abbaglia, da lontano tuttavia non è esangue, non si compiace, si staglia, per la sua immacolata naturale essenza, è rosa, è pace, è assenza.
Ho appeso con due dita la pallida rosa che sono, tra il fogliame protettivo di due vetuste compagne di vita. Salde, nei loro vasi, fedeli e grate, per la poca cura costante.
Guardo di sotto senza lenti e tutto si sfuma e Monet mi si siede accanto.

- Che fai, guardi e non vedi? Meglio così. Tutto si tinge, si confonde e finge. Tutto s’allinea , poi converge e sguscia. La tua visuale s’allunga come l’acqua d’un pennello tondo su acquarello di carta troppo intrisa. Lisa.
- Carta di Fabriano, carta tesa. Fiori da illustrazione di un erbario. Vario.

Ho appeso una pianta quieta, che nel vano muto e scuro del corridoio ha atteso più d’un giorno prima di liberare alla luce una nudità delicata di fiori, sì, ma rosa. Pallido. Di foglie sì, ma verde …chiaro.
E tale sto, tra l’illusione della vita, che vaga qui, sul monitor.
La pianta, che tu mai vedrai, morirà col far del freddo, per sua naturale predisposizione a morire, che è tipico di chi si fa vivente, che tenga accese le sue voglie, o spente.

postato da: flaviablog alle ore 23:49 | link | commenti (20)
categorie: racconto, massa
sabato, 10 ottobre 2009

Il punto di un libro

 Oramai è  trascorso quasi un anno dalla pubblicazione di "Memorie di nebbia selvatica", edito da Sedizioni, Milano, una piccola ed onesta Casa editrice milanese, non un libro autoprodotto ( abbiate pazienza ma mi fa pena chi paghi per vedere un suo libro sullo scaffale) edito in due tirature, di cui la prima senza correzione di bozze, in cui è evidente qualche grossolano errore di battitura ( non ortografico o sintattico perché è assolutamente impensabile che al giorno d'oggi qualcuno scriva, se non per disattenzione, con errori banali al conseguimento della licenza elementare). Una ristampa, senza che la casa abbia una vera e propria agenzia di distribuzione e ciò mi fa piacere. Un numero congruo di copie è stato venduto, senza mio guadagno, in quanto il contratto prevede un utile oltre le 5000 copie vendute. Giusto. Nulla mi si è chiesto, nulla mi si deve se non un ottimo prodotto, anche come oggetto. Formato elegante, bella carta.
Presentazioni:
una ad Asti, con tanto di recensione su "La Stampa", a cura di Armando Brignolo ( che oggi presenta, sempre ad Asti, la sua nuova rivista jazz, che segue la biografia di Gianni Basso );
una ad Alessandria, alla Mondadori, dall'amico libraio/scrittore Enzo Macrì, patrocinata dalla Biennale di poesia alessandrina, massima presenza culturale in città ( recensione su "Il Piccolo" e "Movida");
altre tre in città: libreria Fissore, in coppia con Maria Teresa Valle, giallista dei Frilli ( come fu Bruno Morchio...); manifestazione "Librinpista" a cura del Consiglio di circoscrizione Pista, in piazza Mafalda di Savoia, nel bel locale "Il gusto del cappello", in presenza di un Consigliere comunale, con regalo di una copia del libro alla biblioteca comunale; una terza per radio ( locale, molto ascoltata, Radio Voce spazio)...manifestazioni pubblicizzate dalla bella realtà locale di BlogAl. Tutte a cura di Antonio Silvani.

Una quarta presentazione è avvenuta su un palco, in un contesto spettacolare, estivo, tra le "Note estive" del Comune, una serie di eventi/spettacolo offerti agli alessandrini in città in estate, in compagnia di scrittori, poeti, attori e musicisti locali.Non sono stata presente alle serate in Fiera ed alla festa di BlogAl ed al quartiere Cristo, alle quali ero stata invitata e me ne dispiaccio.

Altre presentazioni a Tortona, Casale, Novi Ligure, Arquata Scrivia.
Ne seguiranno altre, a scemare.
E' ora di sgombrare il campo per altro.

L'esperienza è stata impegnativa ma piacevole, riportandomi a tempi in cui già producevo in tal senso. Iniziai a pubblicare su riviste prima dei vent'anni. Scrivevo già poesie per una rivista milanese negli Anni Settanta, la mia prima performance pubblica in Biennale ( alla presenza di Gianni Toti) risale al 1981, il primo concorso letterario vinto, serio, fu a 12 anni, nel 1967...per un quotidiano sportivo : "La gazzetta dello sport" e sembravo una sorta di bambina prodigio della scrittura ( sarà per questo che ho apprezzato Teresa Ciabatti ed il suo bel romanzo, quest'anno?). Fagocitata poi da relazioni, programmazioni sul lavoro...da verbali, articoli, interventi e relazioni in dieci anni di politica, fece seguito un limbo  assai stanco in cui comunque ho sempre scritto e letto per difendermi dall'imbecillità, la mia e quella altrui, che mi pedina, lo so, lo sento.
D'altra parte m'innamoro virtualmente di scrittori.
Dialogo di preferenza con chi scriva...e non riesco a rapportarmi con nessuno che non legga.

Anche perché da chi non lo fa ( in Facebook, nonostante il filtro nella scelta degli amici, capita purtroppo il cretino aggiunto...) si sentono soltanto ovvietà politiche, recensioni televisive e cinematografiche da  dover piangere da soli in un angolino e mi si chiede infine se porto i tacchi, se vesto sempre scollata e di  quale colore io indossi le mutande.Alla mia veneranda età ( portata benissimo, ripetetelo come un mantra,o vi brucio con il napalm, sono brassima a giocare a Mafia Wars).
Io però sono molto più intelligente che bella ed è notorio che io sia bellissima ( chi osi dire il contrario verrà ucciso, prima o poi, in un modo o in un altro:-DDD),  ed ho consigliato pubblicamente di infilarsi un paio di mutande in testa ( qualsiasi colore va benissimo) e di andare a giocare a mosca cieca sull'autostrada.
Io sto con Claudia Mori. Donna molto abile, astuta, che è stata stupenda ma non se ne compiace.
Io sto con Rosy Bindi, che avrebbe potuto dirigere l'opposizione eppure ciò non le è fruttato rispetto.
Io sto anche con la Carfagna e la Santanché, bellissime e, soprattutto la seconda, capaci.
Io non sopporto più che d'una donna si dica che è un cesso ed allora deve tacere ( detto da un altro - probabile, mi astengo dal giudizio - cesso, per giunta, per cui che ognuno lucidi lo specchio di casa sua).
Io non sopporto neppure che, per eguale ed opposto motivo, si dica di un politico donna che se è bella dev'essere per forza sciocca o puttana.
BASTA.
Sogno un premier donna.
Una Presidentessa della Repubblica.
Donne agli Interni, agli Esteri, alla Difesa, non alla Pubblica Istruzione o alla Sanità o peggio alle Pari Opportunità: tante rogne, molte spese, nessun introito.
Donne che possano essere come desiderano e/o possono: belle, brutte, così così e a cui nessuno chieda come siano le sue mutande. State tranquilli, con chi vogliamo le mettiamo bellissime e le togliamo, anche. E mettiamo fuori il cartello "non disturbare". Senza clamore. Ce n'è bisogno?
E' che i più parlano ma non fanno i fatti.
Del parapartner tutto si può dire, tranne quello. Due mesi di email e mi suonava il campanello, mica pizza e fichi!

Ah, sarò cattolica quando sarà eletta una Papessa e musulmana quando la montagna andrà a Maometto e non sarà una frana preceduta dal seguente sms :

" corri, cretino!"

P.S.: sono misogina.
Trarre le debite conclusioni.


Mai come di questi tempi

...ho visto trionfare una mediocrità così provvista di cresta e bargigli, una stupidità così ben agghindata, un'arrogante imbecillità sedere in scranno ed anche sugli scalini dei poveri. Mai ho sentito, come in questi ultimi anni, il peso della gente vuota sciocca, incapace e boriosa. Mai mi sono sentita con l'arpia sulla spalla come ora. Vorrei essere senza spalle.
Andarsene.
A Mosca! A Mosca! :-)))
Cercasi sorelle...


postato da: flaviablog alle ore 00:21 | link | commenti (6)
categorie:
lunedì, 05 ottobre 2009

Il coraggio di andarsene

Capita di capire che più in là ci sia soltanto l'assuefazione alla morte.
Che troppo si ha dato senza ricevere nula in cambio a tutto tondo, dagli affetti al lavoro, al mondo degli interessi che dovrebbe compensare la banalità della quotidianità.
Che non è questione d'incomprensione ma di reale scollamento da una realtà che non ti valorizza nelle peculiarità e non c'è scelta. Avanzamento di carriera impossibile.Ambiente soffocante per le tue vedute, mancanza di ossigeno per le tue idee e possibilità.
Capita che si ristagni in tutto ciò che non ti piace da sempre: adattamento a gente così così, che ti ripiega come un tovagliolo dando spazio a chi ne sa meno di te.
Capita che l'abbiano vinta i caporali.
Che si debba restare a barcamenarsi tra i mediocri per essere tirati a fondo dal loro omologato grigiore.
Capita che chi è con te non si /ti gratifichi almeno sul piano personale. Che non ti chieda di mettere la guepiere che hai nel cassetto ( e che ti sta benissimo) perché intanto non la vede ed ha il senso estetico di chi non ha raffinatezza alcuna in nulla. Capita che si desiderino rose e champagne.Che tutto vada stretto, anche la vita.La città diventi un vestito logoro.La salute non ti contenga più ,se non hai quel paio di punti fermi oltre l'orizzonte che diano un senso a quello che stai facendo.
Capita che quel che si ha sia uno straccio da conservare soltanto per non restare nudi.
E allora forse sì, o si cambia, o si muore prima possibile per non restare soffocati dallo spreco di sé stessi.

O si cerca il brivido che ti porta via.

E tu non dirmi che hai sempre saputo che il corsetto mi andava stretto, che ho seno e senno debordanti su una figura snella.Che tendo a chinarmi in avanti per non mostrarmi ,per atavica timidezza nel mentre, secondo te, dovrei viaggiare a schiena dritta e sguardo fiero per dichiarare a tutti che ho le *mie* giuste convinzioni, le capacità che mi riconosce chi non si sente inferiore a me e non c'è nulla di male ad esibire anche la femminiltà ricevuta in abbondante quantità e che ho sempre riservato all'amore.

Tu mi dici: attenta all'assuefazione al veleno. Non è vero che non ti uccida stare tra chi non ti ama se ti adatti, semplicemente sei già morta.
Tu hai coraggio, non volti pagina, tutto il libro. Lo prendi, lo volti, lo posi altrove.
Io però, sono una donna.
Io sono stata educata a sopportare l'insopportabile.
Eppure:qui sta il guizzo di libertà, non mi ritrovo quasi mai negli occhi degli altri. Non mi dicono niente. Sono noia nella noia della banalità.
Prenditi quegli occhi lontani, mi dici.
E bravo tu, non sono a portata di mano e andarli a prendere potrebbe essere un viaggio a Samarcanda.
Prendi i miei, mi consigli, a volte,ma vedo che ridi e sai che tra naufraghi intanto non ci si capisce mai. Saremmo marionette. Imiteremmo due che si vogliono e non è vero.


postato da: flaviablog alle ore 06:35 | link | commenti (17)
categorie:
mercoledì, 30 settembre 2009

Tempi moderni

Laura Costantini ha pubblicato  su facebook una nota, riproponendo un suo pezzo  tratto dal blog del 2007, che si rivela nuovo di zecca. Permangono gli stessi interrogativi sulla femminilità oggi, che pare non trovare una sua dignità politica per avere una dimensione specificatamente *etica*. Non solo, azzardo l'ipotesi che si sia fatto un gran passo indietro.Non colgo intorno a me lo zelo femminista di un tempo, che s'applicava a più costanti del vivere. Si rivendicavano spazi e nel contempo si sottolineavano le differenze in quanto peculiarità da difendere. Io non mi sono mai dichiarata femminista, ho sempre creduto relativamente alle quote rosa, ho sempre visto donne ardite farsi strada in politica e nell'imprenditoria perché a casa avevano una serva, o la madre nella stessa veste oppure infine avevano sposato un Re Travicello. Scarse le figure che si sono spese senza supporto. Quando questo stesso non c'era, erano *sole*. La donna intelligente spesso è sola, per forza di cose. Ho il ricordo netto di un' amica, senatore, che, in vacanza, se incontrava un uomo che le piacesse, si fingeva una qualsiasi professoressa di un Istituto tecnico. Non osava dire: sono un senatore ( era persino giovane, per essere tale, tra l'altro).Aveva un compagno "prestigioso", più anziano, che tuttavia se la spassava sfoggiando studentesse universitarie innamorate della sua personalità ( cosa che lei non avrebbe potuto permettersi?), probabilmente per vanto e nulla più ma che lampeggiavano il seguente messaggio: RICORDATI CHE NON PUOI PRIMEGGIARE AL MIO COSPETTO, che poi è quel che succede spesso, sul lavoro, tra donne. Una donna intelligente è considerata pericolosa, per motivazioni ataviche ed in parte, invece, indotte.
Recentissimo il caso Claudia Mori, a cui anche Gad Lerner ha dedicato uno spazio nel suo programma. Una donna è forte, abile, capace? Si cerca di buttarle in faccia qualcosa che la confini. La limiti. Nel suo caso le si ricorda che non è più giovane e bella. Nessuno oppone alle immagini di Baudo di oggi...un Baudo degli Anni Settanta. Con gli uomini, non si fa. Eppure non solo non è diverso. Mediamente gli uomini che conosco si sono mantenuti peggio delle loro consorti.Soltanto che, sempre mediamente, non se ne dispiacciono. Vale ancora anche il suo opposto. Si nega alla giovane "bella gnocca" la possibilità di essere anche intelligente, come se fosse troppo. Insopportabile per le umane genti che mal tollerano più doti alla volta. Non solo, negano il perdurare degli elementi di fascino nel tempo, che mutano aspetto.
Di conseguenza, il messaggio che arriva a noi claudiemori della mutua, con un po' di carattere è: fatti più in là. Ce lo dicevano anche da giovani, in una forma diversa. O dicendoci di limitarci a sculettare oppure il suo opposto: trovandoci difetti palesi ( chi non ne ha?).
Ricordo un fidanzato ( fidanzato? L'hai visto tu il brillocco? Io, no. Era soltanto un vuoto a perdere...) che, avevo 23 anni,se andavo all'appuntamento tutta in tiro, mi passava la rivista per dirmi: hai un brufolo lì. Cosa che si è ripetuta ad oltranza in altri casi.
Ora, che mi si può dire? Ridimensionati per una questione di età, d'altra parte c'è chi ha detto "fatti più in là" alla Montalcini, avendo a suo confronto l'intelligenza di una merda sotto un lampione.
Così che quest'estate mi son sentita dire che l'idea di avere un fascino relativo e commisurato all'età ( nessuna vuole gareggiare con le veline, se non è più che in stato di avanzata demenza presenile) era un'assurdità. Insomma: meglio il disarmo...:-)
E mi s'indicava il libro che stavo leggendo, come colpevole dei miei sogni "rosa" ( dare del rosa a me è come dare del paralitico a Del Piero). Stavo leggendo "Zio Tungsteno" di Oliver Sacks.
Precisamente ero al capitolo in cui si parla di Faraday e del primo apparato simile ad un motore elettrico, a rovescio. Il magnete di Faraday, 1821. Tra narrativa varia, mi piace inserire una lettura che alle capacità di raccontare dell'autore abbini introspezione sulle sue vicende e conoscenza anche ( e soprattutto) intorno al mondo delle scienze o della storia.
Insomma: ero una gnocca invecchiata che leggeva romanzetti rosa, per illudersi che gli uomini scopino l'intelligenza. Il tonto ignorava che ci si possa anche dedicare ad altre letture e Sacks, che è un neurologo di fama mondiale, non scrive Harmony. Mi capita, a volte, d'essere affascinata dal tungsteno sinterizzato, anche, come accadde allo stesso Sacks, che è uno studioso della psiche che amava anche la chimica e/o la fisica, del resto. E narrare, bene e con *umorismo*, che è la discrimante perché io consideri qualcuno intelligente o no. Chi non mi  fa sorridere, non esiste.Può finire sotto un TIR oggi stesso.
A parte il fatto che avrei preso il suddetto magnete di Faraday e glielo avrei messo su per qualche luogo più o meno inesplorato del suo corpo ( nulla so dei suoi trascorsi in tal senso), dirò: io scopo l'intelligenza. Sì.
Chiaramente non sono talmente ipocrita da affermare che non m'interessi il supporto fisico, ma più per una questione di compatibilità di proporzioni, armonia di coppia ( anche estetica), età...ma di un deficiente, fosse anche bellissimo, io penso soltanto che sia vivo nel mentre un povero coccodrillo, in Africa, sia affamato intanto lui è in giro e che fa niente.Non serve a niente.
A dire il vero penso questo della maggioranza della gente e mi trucco apposta perché non me lo si legga in faccia troppo facilmente.Mi ci vogliono spatolate di fondotinta.Anche perché non ho più l'età!

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categorie: donne
mercoledì, 23 settembre 2009

Soldato di Matteo Gambaro

Conclude la rassegna estiva,e con essa termina inesorabilmente anche per me la più bella stagione dell'anno: l'estate,una POESIA di un caro giovane amico, Matteo Gambaro

SOLDATO
di Matteo Gambaro

Cadrò,
e con tocco leggero
a sfiorare gli steli
dell'erba e fra l'erba,
strali di guerra
ed una fotografia.
La tua, la mia...

 
Chi è Matteo? Un autore del quale ho contribuito alla presentazione in Alessandria del suo bel libro, delicato e profondo, " Avorio", edito da Historica, collana Celeris.
Dopo averlo letto, un luogo, silenzioso, soleggiato, sotto una luce abbagliante e senz'anima viva d'intorno...non vi sembrerà più lo stesso. Vi chiedereste dove siano tutti.
Si tratta di un libricino di racconti di Vampiri, che non sono mai stati più umani, più legati all'inesorabile destino del buio, o dell'essere braccati braccando ed infine : dolorosa materia di distacco dal tepore materno. I vampiri di Matteo sono persone, prima d'essere esseri perduti, in loro tutto il malessere della diversità, di non riuscire a corrispondere più in chiave d'amorosi sensi con gli affetti che  restano  malgrado tutto. Tra i tanti mi ha colpito il ragazzo, il giovanissimo vampiro che sfugge, nel suo graduale autismo all'abbraccio ed alla comprensione della madre, sempre più lontana.
Nei personaggi di Matteo, molti di noi.
Amati e dannati quasi senza ragione dall'incapacità di comunicare sullo stesso piano dei più. Intanto il sole delinea ombre nere e furtivi esseri tramano nell'ombra un dolore inestinguibile. C'è chi indaga, il Carnielli, e non potrebbe essere più concreto, invece, più vigoroso e...solare. Il bene tuttavia non può sconfiggere la condanna ad una perenne malinconia.

E con Matteo cala l'autunno, ci avvolgono i mantelli scuri dell'inverno che succhieranno il sangue della nostra solarità.

Inghiottiti dall'avarizia del sole, mangiati dall'avanzare della notte, uccisi dal grigiore della nebbia.



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categorie: poesia
sabato, 19 settembre 2009

In questo mare di Lucia Volpi

Ne è passato di tempo da quando aspettavo con ansia le ferie di mio padre, per passarle in questo mare.
Ricordo una volta che sentii mia madre dire a papà che si era stancata di vedere sempre le stesse facce e che desiderava cambiare posto di vacanze.
Ero piccina, avrò avuto circa dieci anni, ma non così piccola da non rendermi conto che se volevo rivederti avrei dovuto usare un po’ di astuzia, avrei dovuto inventare qualcosa di convincente.
Non sono mai stata brava a dire le bugie, ma era troppo grande il desiderio di rivederti.
Mi inventai mille cose forse poco credibili, ma il messaggio fu accolto, perché da allora in casa non si parlò più di cambiare posto di vacanze.
All’epoca non c’erano i cellulari ma a noi non sarebbero serviti. All’arrivo venivo subito a cercarti, sapevo bene dove trovarti, poi assieme ci allontanavamo dalla spiaggia per rifugiarci nel nostro angolo.
Eri il mio chiodo fisso, e io il tuo.
Un grande sasso custodiva i nostri segreti, solo noi tre ne eravamo a conoscenza.
Ma gli anni ci cambiano, i problemi ci accompagnano fino a toglierci i sogni e quello che ieri sembrava normale col tempo non lo è più.
Ci sono cose che si dimenticano in fretta perché la vita ci assorbe a tal punto che non lascia spazio a nient’altro.
Ci sono invece cose che nemmeno se vivessi due volte potrei dimenticare.
Come potrei dimenticare quell’anno in cui i tuoi occhi, anziché guardare i miei, guardavano le punte delle scarpe? Eri cresciuto, mi dicesti, avevi trovato un’altra donna... la amavi…In un attimo sparìi il sasso con te.
Per anni ho perso le tue tracce, ma ogni volta che torno in questo luogo e passo di li vedo che è tutto cambiato, hanno costruito un villaggio turistico, ma ricordo bene dov’era il nostro sasso.
Anche quest’anno sono tornata in quel mare ho portato i miei figli con me.
Ieri quando sono passata di li ti ho visto sai ? Avevi uno sguardo triste, lontano, per questo non mi hai riconosciuta … Volevo chiamarti, ma il mio cuore ha cominciato a battere forte e come una vigliacca sono fuggita.
Tornerò anche oggi a cercarti, ma stavolta non scapperò, appoggerò le mie spalle sulle tue …ci parleremo, mi racconterai… ti racconterò …
Parlerò di te ai miei figli, perché i racconti di vita possano aiutarli a crescere.
Poi canterò loro la nostra canzone: “Stessa spiaggia stesso mare" sono già certa che mi diranno "mamma come sei stonata", ma lo diranno sorridendo.

Dimmi chi sei!

Mi chiamo Volpi Lucia e sono nata in un paesino di montagna in provincia di
Bergamo. Sono sposata, ho due figli grandi e faccio l'operaia.

Fino a tre anni fa scrivevo solo liste della spesa, un giorno a pranzo mio
figlio parlava di blog e io non sapevo cosa fosse.

Dopo due ore, con l'aiuto di mio marito, l'avevo aperto.

Ti dico chi sei!

Lucy è graziosa, è saggia, si diletta di scrittura e lavora tanto ed ha degli splendidi sandali azzurri. E' bionda bionda e per lei scrivere è ancora come respirare,  un'esigenza vera senz'alcuna ambizione. Tenera.




postato da: flaviablog alle ore 23:49 | link | commenti (25)
categorie: racconto, scrittura, lettura